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Da oltre vent’anni  Michele Emmer organizza a Venezia dei convegni di Matematica e Cultura, che qualche anno si chiamano “Imagine Math” (quello di quest’anno lo abbiamo annunciato qui). Quest’anno ad assistere all’evento c’era due inviati molto speciali, ossia Rudy d’Alembert e Piotr Rezierovic Silverbrahms (alias Rodolfo Chierico e Piero (o Pietro?) Fabbri), che insieme formano due terzi del gruppo Rudi Mathematici. Sfidati dal coordinatore supremo di MaddMaths! in singolar tenzone, hanno prodotto per noi un reportage abbastanza completo del convegno (o almeno di quello che loro hanno visto).  Ne è nato il primo librino (digitale) di MaddMaths! dal titolo “Una cosa divertente che rifaremmo ancora”, che per dimensioni compete con il testo originale che tutti avrete riconosciuto (e in caso contrario, cominciate a leggere e saprete tutto). Di seguito trovate i link alle versioni digitali del testo (in epub, azw3 e pdf) da scaricare, la prefazione di Roberto Natalini e sotto ancora la versione pdf da leggere online. Buona lettura! 

Versione pdf                    Versione epub               Versione azw3 (kindle)

Prefazione

Se c’è una cosa che sta cambiando il nostro modo di comunicare in modo irrimediabile, questa è WhatsApp. Una volta che hai cominciato ad usarlo è finita. Perché puoi non rispondere al telefono, dicendo che non potevi rispondere o non c’era campo, puoi ignorare le email dicendo che sono finite per sbaglio nello spam o non sono mai arrivate, puoi ignorare gli SMS senza nemmeno scusarti. Ma quando cominci a conversare con qualcuno usando WhatsApp è psicologicamente difficile non rispondere. Va bene, ci sono tanti modi per annullare il problema della doppia spunta blu, certo, ma il vero problema è: come resistere? Insomma, tutto questo per dire ad un certo punto Piero Fabbri, in arte Piotr Silverbrahms, uno dei tre componenti dell’ineffabile trio dei Rudi Mathematici, mi ha contattato, usando questa diabolica applicazione, scrivendo: «Mi ha scritto Michele Emmer, che non so se conosci di persona (ma scommetto di sì): noi lo conoscemmo perché gli chiedemmo – e lui incredibilmente accettò – di scriverci la prefazione al nostro secondo libro, “Rudi Ludi” – dopo anni che non ci sentivamo mi ha scritto dicendomi che anche quest’anno farà “Matematica e Cultura” a Venezia (Ventesima Edizione!) e si chiedeva se magari potevamo andare al Convegno come “giornalisti accreditati”. Dovrò tristemente confessargli che – anche se avevo pensato di farlo – non abbiamo mai preso la tessera da pubblicisti, ma forse potrebbe non essere neppure necessario, chissà. In ogni caso, credo potrebbe servire presentarsi almeno come giornalisti di una qualche testata. Noi forse potremmo chiedere a Le Scienze, non so, ma prima ancora mi chiedevo se Archimede aveva già in programma qualcosa per quel convegno… Se riuscissimo a trovare il modo di andare (cosa ancora tutta da verificare), potremmo metter su una bella faccia di tolla e presentarci come “inviati di Archimede”?»

E io, in qualità di direttore della rivista Archimede, edita da Le Monnier/Mondadori Education, e ancor più come coordinatore di MaddMaths!, non ho resistito a rispondere in questo modo: «Allora, conosco bene Michele e ho anche partecipato quattro anni fa a questo convegno con una conferenza su matematica e fumetto (la prima che facevo) che aveva un titolo curioso che credo quasi nessuno dei presenti abbia capito. Per questa edizione, che pure abbiamo pubblicizzato, non abbiamo pensato di fare nulla. Ma certo un bel reportage “gonzo style” (nel senso prettamente americano del termine, vedi alla voce Gonzo journalism) di voi a Venezia sarebbe una cosa molto bella che troverei il modo di pubblicare (magari non su Archimede, ma come articolo su MaddMaths!), ma considerate che per me il reportage perfetto è quello di Wallace in crociera anche se temo che il vostro potrebbe somigliare di più al suo “Big Red Son”. Se superate le 40.000 battute potrebbe diventare un ebook che diamo in regalo a tutti gli abbonati di Archimede e ai lettori di MaddMaths! (lo so, vi sto sfidando). Insomma, visto che non potete andare come “inviati del Papersera”, titolo di cui invece io potrei pomposamente fregiarmi, e visto che sembra preferiate rifuggire da una qualifica seriosa e impegnativa come “reporter de Le Scienze”, vi autorizzo a inalberare lo stendardo archimedeo in ogni qual guisa vi possa piacere farlo. Ciao!»

Da questo scambio che posso assicurarvi è avvenuto realmente (solo leggermente editato per non incorrere in alcuna censura), potrete dedurre almeno due cose. La prima è che Piero/Piotr scrive in quel modo così falsamente prolisso e ridondante (falsamente perché in realtà sarebbe difficile togliere anche una sola parola o segno di interpunzione senza rovinare irrimediabilmente l’effetto), anche in privato e non solo nei suoi vari contributi giornalistici di vario genere. Se fosse un negoziante e dovesse allontanarsi momentaneamente dalla sua attività, al posto del classico cartello “Torno subito”, è probabile che farebbe trovare ai clienti, appeso alla maniglia della porta con un estetico fiocchetto, un libretto stampato in proprio di dieci cartelle, in cui spiegherebbe non solo le ragioni della sua inopinata assenza, ma anche i motivi per cui tale assenza, oltre ad essere inopinata, sarebbe anche e al tempo stesso, inevitabile e inopportuna (e altre parole che cominciano con “in”). La seconda è che quando Piero/Piotr scrive, le dita di chi riceve cominciano a muoversi da sole sulla tastiera per cercare di stare al passo di cotanto flusso verbale ed epistolare. Semplicemente non puoi, non riesci proprio, a rispondere ad un suo messaggio con un sintetico “ok, bene così.” Ci ho provato più volte, lo confesso, ma non ci sono mai riuscito.

E quindi ecco che mi sono trovato incastrato, non soltanto a produrre il libretto (che in realtà è venuto fuori essere un oggetto di quasi 100.000 caratteri, note incluse, facendo a tratti apparire il suddetto David Foster Wallace non dico laconico, ma quantomeno conciso), in tutti i formati digitali possibili, ma anche a dovermi esibire in una specie di prefazione, che in qualche modo prepari il terreno ai nostri eroi.

E allora un po’ di retroterra. Il convegno di Michele Emmer si chiamava Matematica e Cultura, ma da qualche anno si chiama “Imagine Math”, e questa era il numero 7, che rientra nella serie “Venice Conference Mathematics and Culture”.

David Foster Wallace era uno scrittore americano, morto nel 2008, che, oltre a scrivere uno dei più grandi romanzi americani degli anni ’90, che per chi non lo sapesse si chiama Infinite Jest, ad un certo punto aveva accettato di fare dei reportage per la rivista Harper’s. Il più celebre di questi tratta appunto di una crociera di lusso ai Caraibi ed è apparso nel 1996 sulla rivista, in forma ridotta, con il titolo “Shipping Out — On the (nearly lethal) comforts of a luxury cruise“, ed è stato raccolto, in una versione molto ampliata, l’anno seguente in un libro di saggi narrativi editi da Little, Brown & co. con il titolo “A Supposedly Fun Thing I’ll Never Do Again”, che dà il titolo alla raccolta stessa. È uscito tradotto in italiano per Minimum Fax nel 1998 in un volume a parte dal titolo “Una cosa divertente che non farò mai più“.

A questo punto molti dei passaggi che troverete nel testo che segue risulteranno più godibili se avrete letto il testo di Wallace, che molti considerano un classico dell’umorismo post-moderno. Ma non è obbligatorio. Potreste per esempio considerare questo testo come l’originale e il testo wallaciano come un mero prequel da leggere successivamente (va molto di moda oggi), e io non avrei obiezioni.

E poi potreste chiedervi, arrivati a questo punto, chi siano i Rudi Mathematici. Beh, in questo caso, forse fareste meglio a lasciar perdere la lettura di questo librino, e dedicarvi con successo ad altre attività, con maggiori probabilità di successo. Infatti, se vi interessate di matematica ricreativa e ancora non sapete chi sono i Rudi Mathematici (che trovate a volte menzionati come Rudi Matematici, o ancora come Rudi Mat(h)ematici), allora forse il vostro interesse è veramente mal riposto e forse le attività equestri sarebbero più indicate nel vostro caso. Oppure vi siete seppelliti in una cripta nel 1998 da cui siete riemersi solo ora. Oppure avete qualche altro tipo di diversa abilità che vi ha fatto ignorare uno dei maggiori trii di divulgatori attivi sul patrio suolo.

Ma no, siamo generosi, anzi, molto generosi, e vogliamo dare a tutti una possibilità di redenzione, per cui trovate una breve paginetta alla fine di questo librino in cui alcune nozioni di base vengono richiamate (ed esiste comunque sempre Wikipedia), allo scopo di colmare quella che, nella remota eventualità si verificasse, continuerei a considerare come una grave lacuna.

E siamo dunque alla fine di questa mia prefazione. Senza darvi altre anticipazioni che potrebbero rovinarvi la lettura, vi dico solo che mi ha fatto compagnia durante le ultime vacanze pasquali, allietando allo stesso modo le giornate serene e quelle piovose. Insomma, che aspettate? Il traghetto è in partenza, mancate solo voi…

Roberto Natalini

22 Aprile 2019

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