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La Spagna è campione del mondo per la seconda volta nella sua storia. Si conclude il primo Mondiale a 48 squadre e con oltre 100 partite. Marco Menale guarda numeri e dati di questo trionfo.

Con la coppa alzata da Rodri si chiude la ventitreesima edizione del Mondiale di calcio. La Spagna si aggiudica il titolo da campione d’Europa in carica, come già successo a Sudafrica 2010. Alcune previsioni alla vigilia vedevano favorite le furie rosse (l’abbiamo scritto qui su MaddMaths! in tempi non sospetti). Sono successe tante cose in questo mese e più di partite, bene 104 per la precisione, con la più lunga fase a gironi e gli inediti sedicesimi di finale Forse dal 2030 le squadre partecipanti saranno 64. In attesa dei prossimi 4 anni, vediamo cosa dicono numeri e modelli di questa seconda stella.

Come già fatto in precedenza, i numeri sono quelli di Opta Analyst. Le metriche sono quelle già esaminate in questa rubrica. Tra gli altri: xG, xGOT e modelli di pressing.

Partiamo dalla finale Spagna-Argentina. Vabbè, sapete com’è andata a finire: 1-0 per la Spagna con gol ai supplementari di Ferrán Torres. E anche i meno esperti si sono resi conto dell’assoluto dominio spagnolo.

A livello di \(xG\) la Spagna ha chiuso la partita con \(2,\!29\), mentre l’Argentina a \(0,\!22\). A livello di grandi occasioni si è finiti \(4-0\), con \(12\) tiri verso la porta del Dibu Martínez contro gli \(0\) di Messi & Co. Martínez tra xG e xGOT ha evitato oltre \(2\) gol all’Argentina. Inutile parlare di possesso palla e precisione dei passaggi, dati in cui la Spagna doppia l’Argentina. La Spagna del calcio posizionale e iper-codificato (concedetemi questa licenza) di Luis de La Fuente, che ha allenato quasi tutte le under spagnole, non ha trovato ostacoli in una finale a tratti noiosa. Forse, il demerito è in attacco dove Oyarzabal ha chiuso con \(0,\!06\) xG e \(0,\!14\) xGOT. Non ha fatto meglio Merino che con l’Arsenal è oramai declassato a centrocampista. Meglio i dati del subentrato Ferrán Torres, che infatti la partita l’ha decisa.

Questa è la rappresentazione locale di un dato globale di questi mondiali: il dominio spagnolo con la palla. È prima per sequenze con più di dieci passaggi. La Spagna ha la più alta percentuale di passaggi riusciti con \( 89,\!7\% \), in particolare con \(83,\!7\%\) nell’ultimo terzo di campo. Questo dato evidenzia come non si sia trattato di uno sterile tiki-taka, quanto di una manovra di costruzione che ha sfruttato al massimo le posizioni dei singoli giocatori. In quest’ottica, la trafila tra le giovanili di de La Fuente ha probabilmente reso questa nazionale la squadra più di club di questo mondiale per linee di passaggio e automatismi.

La Spagna è la squadra ad aver pressato più in alto, con una media di \(46,\!7\) metri. Ed è quella che più volte ha pressato interrompendo le sequenze di passaggio degli avversari. Ed è una delle squadre, dopo Germania e Turchia (un po’ a sorpresa considerando i loro disastrosi risultati), ad aver lasciato meno passaggi all’avversario prima di interrompere la sequenza: meno di \(9\). Ancora? La Spagna è stata la squadra ad aver recuperato più palloni nella zona alta del campo, quindi ha messo le squadre avversarie in situazioni difficili a ogni pallone perso.

La solidità difensiva spagnola è un altro dato che spiega questo trionfo. La Spagna ha subito solo \(1\) gol in tutto il torneo, con appena \(2,\!37\) xG concessi. Non c’è stato alcun rischio per Unai Simón, se non quello di restare in partita. Comunque, nella differenza tra occasioni concesse e gol subiti il bilancio è positivo: per quel poco che è servito il portiere spagnolo ha risposto presente. E nella singola occasione la Spagna ha concesso situazioni con bassa probabilità di far male: infatti, c’è appena un xG di \(0,05\) per azione concessa. Da questi numeri emerge un sistema di gioco consolidato, forse noioso, ma vincente. Forse, questa superiorità è passata in sordina per le luci delle stelle di questi Mondiali da Messi a Mbappé fino a Haaland e Kane, come dicono Atturo, Conte e Manusia nel podcast La Riserva.

L’Argentina poteva fare di più rispetto a tutto ciò? Forse no, se guardiamo i numeri; certo che chiudere una finale con quasi \(0\) di xG e senza mai vedere lo specchio della porta spagnolo lascia qualche domanda aperta anche per i numeri offensivi totali dell’Argentina nel corso del torneo.

Qui serve una piccola premessa. Il 4-6 della finalina Francia-Inghilterra purtroppo sfalsa classifiche e numeri, ma tant’è. L’Argentina chiude a \(19\) gol fatti contro i \(14\) spagnoli. E parliamo di una squadra con \( 4,\!40\) nella differenza tra gol e xG, ossia concreta e mai sprecona. Ed è comunque una squadra con un’alta precisione nei passaggi. Cos’è mancato? Forse un po’ di freschezza sia per un’età media più alta rispetto ai giocatori di de La Fuente, sia per un mondiale vissuto con molta più sofferenza, a partire dai sedicesimi con Capo Verde, passando poi per Egitto, Svizzera e Inghilterra. Oppure restano i dubbi sulle scelte di Scaloni. Ma per il dominio spagnolo questi forse non possono che restare tali.

In definitiva, ha vinto la squadra più organizzata e strutturata. Resta il rammarico per la Francia dei campioni (che non citiamo tutti per una questione di spazio) e, in modo più contenuto, per l’Inghilterra. L’ultimo cenno è per Lionel Messi. Probabilmente, avrebbe dominato tutti i numeri senza la finalina. Ma qui facciamo uno strappo alle regole di questa rubrica. Lasciamo i numeri e rimandiamo alle lacrime di un giocatore che con i suoi \(39\) anni sa di aver chiuso un cerchio, lasciando tanto al calcio, almeno per questo periodo storico. E così ci salutiamo, ma già proiettati al Mondiale del centenario.

 

Marco Menale

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