L’8 settembre 2026 sono stati rilasciati i dati dell’edizione 2025 della rilevazione PISA – Programme for International Student Assessment, un’indagine internazionale promossa dall’OCSE – Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Pubblichiamo un primo commento di Giulia Ferrari per quello che riguarda matematica e scienze.
Questa indagine, che riguarda studenti di 15 anni di tutto il mondo, si svolge dal 2000 ogni tre anni (ma l’indagine prevista nel 2021 è stata posticipata al 2022 e quella del 2025 riprende quindi la cadenza triennale originaria). L’obiettivo che PISA si pone è rilevare in che misura i quindicenni delle nazioni dell’OCSE abbiano acquisito conoscenze e competenze ritenute fondamentali per partecipare pienamente alla vita sociale ed economica del loro Paese. Si tratta, di fatto, della più estesa indagine internazionale nel campo dell’educazione. Ogni rilevazione ha come focus principale un ambito tra lettura, matematica e scienze. Nel 2025 l’ambito principale di riferimento è quello delle Scienze. All’edizione OCSE PISA 2025 hanno partecipato oltre 760.000 studenti provenienti da 91 Paesi ed economie, rappresentativi di circa 33 milioni di studenti in tutto il mondo. In Italia, il campione è composto da 9.000 tra studenti e studentesse provenienti da 285 scuole ed è rappresentativo della popolazione che si vuole indagare in quanto stratificato rispetto alla tipologia di scuola, alla macroarea geografica e all’appartenenza a scuola pubblica o paritaria.
- Rapporto Nazionale
- Appendice 1 (Tabelle internazionali e nazionali di Scienze e LDW)
- Appendice 2 (Tabelle internazionali e nazionali di Scienze ambientali, Lettura, Matematica e Equità)
- Sintesi dei risultati italiani
- Nota Paese (OCSE) – in corso di pubblicazione
- Infografiche Italia
La struttura ciclica della rilevazione permette di restituire un monitoraggio sulle tendenze relative alle competenze di lettura e interpretazione del testo, matematica e scienze, con uno dei tre domini approfondito più nel dettaglio ogni nove/dieci anni. L’ambito innovativo introdotto quest’anno riguarda l’apprendimento nel mondo digitale (Learning in the Digital World), per il quale non è dunque disponibile uno storico, ma che si inserisce in modo significativo nelle sfide attuali per l’educazione (come l’utilizzo di supporti informatici, tecnologie emergenti e AI, ma non solo) e rappresenta quindi un elemento di interesse per l’indagine nel suo complesso. L’Italia ha partecipato anche alla rilevazione relativa all’ambito opzionale, sulla lingua straniera (l’inglese). I dati relativi a questi due ambiti non saranno rilasciati prima del prossimo anno.
Le rilevazioni riguardano i risultati di una prova computer-based della durata di circa due ore, nella quale studenti e studentesse hanno risolto un test adattivo a più stadi: ciò significa che il test si modifica in corso di risoluzione, ovvero propone domande differenti a studenti che abbiano risposto in modo diverso alle domande precedenti. Si tratta di compiti interattivi basati su simulazioni oltre alle classiche domande a scelta multipla, univoca o cloze. La prova è costruita a partire da un database ampio, di cui il rispondente al test si trova ad affrontare a un set limitato di domande, che è rappresentativo delle competenze che si vogliono valutare con la prova. Le domande sono inserite all’interno di contesti e problemi significativi, che costituiscono il substrato su cui viene valutata la competenza su più scale (personale, locale/nazionale, globale) e su più livelli (di difficoltà, relativi alla profondità di conoscenze e competenze, in un modello tridimensionale).
Un questionario di contesto integra poi le informazioni cognitive rilevate attraverso il test adattivo, raccogliendo non solo informazioni sul contesto di appartenenza, ma anche sugli atteggiamenti relativi all’ambito di indagine, che a tutti gli effetti entrano a far parte del concetto di competenza. In particolare, nell’indagine di quest’anno, che ricordiamo aveva come focus principale quello delle Scienze, il quadro di riferimento (disponibile sul sito dell’OCSE) insiste sulla centralità delle competenze sviluppate attraverso l’educazione in ambito scientifico, fondamentali per analizzare questioni e concetti in tale ambito ma soprattutto utilizzarli consapevolmente per prendere decisioni. A fianco delle competenze relative alla spiegazione e alla valutazione di fenomeni scientifici e interpretazione di dati, l’elemento di novità di questa rilevazione è proprio rappresentato dalla competenza relativa al valutare l’attendibilità delle informazioni per prendere decisioni ed agire nel mondo. Data la grande mole di informazioni scientifiche (o presentate come tali) che ci raggiunge ogni giorno da più canali, essere in grado di distinguere quali siano evidenze solide e fonti affidabili è sempre più fondamentale per una cittadinanza attiva e consapevole. Inoltre, tutti i temi di attualità legati all’ambiente richiedono la capacità di interpretare sistemi complessi e prendere decisioni informate.
Ricordando che l’indagine OCSE-PISA fornisce dati utili a condurre una analisi delle politiche educative e permette un confronto coerente tra sistemi educativi, e che la complessità dei dati restituiti dall’indagine non andrebbe sintetizzata troppo per evitare eccessive banalizzazioni e perdite di significato, si propongono alcune riflessioni sulle tendenze evidenziate da questa rilevazione e spunti su come allargare il nostro sguardo leggendo questi dati.
Da un lato, a livello internazionale le performance medie in scienze risultano stabili tra 2022 e 2025, dall’altro, la media delle competenze in lettura e matematica continua il declino iniziato a partire dal 2012. Il peggioramento nelle performance è misurato 14 punti (2,8%), mentre per la matematica sono 9 i punti di scarto (ossia l’1,8%) dalla precedente rilevazione. Se la pandemia era ritenuta un fattore determinante in relazione ai dati rilevati nel 2022, il dato attuale pone come imperativo ragionare sugli effetti a lunga durata di questa sul sistema educativo, oltre a interrogarsi sugli altri fattori che concorrono ad alimentare questa tendenza. Anche la relazione tra performance e i livelli di competenza e di partecipazione percepiti, e di curiosità e perseveranza, ovvero la relazione tra aspetti cognitivi e non, misurati legando i risultati medi di ambito con le informazioni tratte dai questionari, è un elemento che andrebbe analizzato con cura e che potrebbe essere in grado di fornire elementi di interesse per comprendere meglio la multidimensionalità dell’apprendimento che i dati PISA tentano di restituire. Il concetto di Science Identity, in tal senso, che tiene conto di fattori quali il capitale scientifico, l’interesse, le convinzioni epistemiche, gli atteggiamenti, la consapevolezza, e agentività, risulta di particolare importanza nella rilevazione di quest’anno.
Una delle tendenze che rimane stabile complessivamente nei paesi dell’OCSE riguarda l’influenza dello status socio-economico e culturale della famiglia di origine sulle performance. In tutti i paesi dell’OCSE, gli studenti più avvantaggiati hanno mediamente risultati migliori, con la sola eccezione del Kenya. PISA considera tale relazione come uno degli indicatori dell’equità del sistema educativo. Il dato relativo all’Italia mostra risultati incoraggianti, ovvero il contesto di provenienza sembra influenzare meno i risultati rispetto alla media OCSE. In particolare, nel nostro Paese l’indagine rileva un numero di studenti/esse cosiddetti “resilienti” leggermente superiore alla media OCSE, ovvero che sono in grado di raggiungere livelli di eccellenza nelle performance nonostante il loro svantaggio socio-economico.
Tuttavia, questo dato andrebbe probabilmente letto allargando lo sguardo a quanto avviene nel contesto internazionale. Nel report si legge infatti che “In 18 dei 28 paesi che hanno registrato un livello di inclusione superiore alla media OCSE (ovvero, in cui oltre il 65% dei quindicenni ha raggiunto almeno livello di competenza soglia in scienze), anche il livello di equità in base allo status socioeconomico è risultato significativamente superiore alla media OCSE (ovvero, meno del 12% della varianza nei risultati in scienze è stato attribuito allo status socioeconomico degli studenti).” Semplificando, Paesi in cui molti studenti raggiungono un buon livello di competenza scientifica, spesso anche le differenze di rendimento legate alla situazione socioeconomica sono più contenute.
Focalizzandosi sul contesto nazionale, come si evince dal rapporto rilasciato da INVALSI, l’Italia rientra nel non troppo nutrito gruppo di paesi che hanno confermato i risultati della precedente rilevazione nei tre ambiti dell’indagine. Questo dato incoraggia un cauto ottimismo sulla stabilità del sistema, ma va analizzato in concerto con l’abbassamento della media OCSE rispetto alle rilevazioni precedenti.
Nell’abito delle scienze, l’indagine ha evidenziato un divario di genere quasi inesistente nei punteggi medi delle performance di ragazze e ragazzi. Il report mostra però che tale dato nasconde tendenze opposte agli estremi della distribuzione: se andiamo a confrontare i risultati dei low performer (studenti/esse con rendimento più basso) le ragazze hanno ottenuto risultati migliori di 12 punti, mentre i ragazzi hanno superato le ragazze di 10 punti tra quelle/i con il rendimento più alto (top performer).
In media, nei paesi OCSE, le ragazze hanno superato i ragazzi di 30 punti nella lettura (6,5%), mentre i ragazzi hanno superato le ragazze di 13 punti in matematica (2,8%), in linea con quanto avviene a livello nazionale nel nostro paese.
L’interesse per i dati è legato da un lato alla possibilità di catturare un andamento nel tempo, dall’altro alla possibilità di comparare i risultati dei singoli stati con altri e quindi con la media dei paesi OCSE. Come sottolineato anche dal presidente di INVALSI Roberto Ricci, questo confronto ha tanto più senso, ovvero è maggiormente indicativo, quanto più i paesi presi a raffronto hanno caratteristiche (socioeconomiche, strutturali, …) simili.
La complessità e ricchezza di questi dati incoraggia a svolgere una riflessione non superficiale sul sistema educativo e un approfondimento certamente più elaborato delle prime impressioni riportate in questo contributo. Per cercare di superare i titoli sensazionalisti e applicare a questi la riflessione critica auspicata come livello più alto di competenza nei/nelle quindicenni.
Giulia Ferrari









