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Il Premio Nobel in fisica 2020 è stato assegnato pochi minuti fa a tre scienziati: Roger Penrose e, in compartecipazione, Reinhard Genzel e Andrea Ghez. In termini di frazioni, Penrose ne ha vinto metà, mentre Genzel e Ghez un quarto a testa.

Mentre il Nobel a Genzel e Ghez è squisitamente astronomico (riguarda la realizzazione degli strumenti che hanno consentito di guardare al centro della Via Lattea individuando un buco nero supermassiccio nella regione di Sagittarius*), quello di Penrose ha un sapore decisamente più matematico.

Come si legge nella motivazione del premio, quest’ultimo si è aggiudicato il prestigioso riconoscimento per aver creato ingegnosi metodi matematici allo scopo di dimostrare che i buchi neri sono una diretta conseguenza della Teoria della Relatività Generale di Albert Einstein. Una conquista non indifferente se consideriamo che Einstein stesso non credeva che i buchi neri esistessero davvero. Nel gennaio 1965, dieci anni dopo la morte di Einstein, Roger Penrose dimostrò che i buchi neri possono davvero formarsi come conseguenza naturale dei processi contemplati nella teoria di Einstein e li descrisse in dettaglio: nel loro cuore, essi nascondono una singolarità in cui tutte le leggi conosciute della natura cessano. Il suo articolo innovativo è ancora considerato il contributo più importante alla Teoria della Relatività Generale dai tempi di Einstein.

Roger Penrose è nato nel 1931 a Colchester, Regno Unito, è matematico, fisico e cosmologo. PhD all’Università di Cambridge, è attualmente in forze all’Università di Oxford. E’ noto per il suo lavoro nel campo della fisica matematica, in particolare per i suoi contributi alla cosmologia e si occupa inoltre di giochi matematici (tra i più celebri ricordiamo il triangolo di Penrose, la tassellatura di Penrose e la scala di Penrose)

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