Pin It

Se pensavate di aver visto tutti gli accostamenti possibili di qualcosa alla matematica, vi stavate sbagliando. Elisabetta Strickland ce ne propone infatti in questo articolo uno straordinario: David Bowie e la matematica. Un post tutto da ascoltare, arricchito dai magnifici ritratti di Paola Celletti

È ben noto che David Bowie, icona rock poliedrica sia nella musica che nella vita, aveva una tendenza ad assumere personalità fittizie al punto da essere soprannominato “Il Camaleonte”. Ma solo da poco tempo, diciamo dopo la sua scomparsa nel 2016, si è notato un lato inizialmente sottovalutato della sua personalità, cioè una attrazione per la matematica, in particolare per la geometria e per l’algebra, che a farci caso traspaiono anche dal suo abbigliamento e dalle sue composizioni. La sua opera più famosa in questo senso è la celebre canzone “Space Oddity”, una delle più belle da lui scritte, il cui titolo è ispirato al film “Odissea nello spazio” di Stanley Kubrik. Per cantarla in pubblico si fece confezionare abiti in cui regnavano la simmetria e luoghi geometrici, tanto da farlo sembrare una superficie rigata umana, che amava esaltare con contrasti di colore. Il suo scopo primario, per sua stessa ammissione, era di sottolineare le sue atmosfere sognanti e spaziali, che in realtà esorcizzavano un senso di solitudine e di alienazione di cui diceva di soffrire.

foto © Photo by Sukita, Watch That Man III, 1973rca

Lo spazio insomma sembrava rappresentare una grande fonte di interesse per Ziggy Stardust, ovvero il Duca Bianco, tanto per citare alcune delle sue dentità secondarie, fermo restando il fatto che all’anagrafe risultava come David Robert Jones. Anche nel brano “Life on Mars?” e nell’album “The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”, la sua attrazione per la scienza campeggiava in modo quasi onirico, tanto che le suggestioni da lui create hanno rappresentato uno dei momenti più alti della musica dell’artista inglese. Si accorse della sua passione per la geometria soprattutto il fotografo giapponese Masayoshi Sukita, che nel 1973 lo ritrasse con uno dei suoi abiti di scena più belli, un vero inno alla simmetria, vedi qui.

Gallery: Ritratti di David Bowie, dalla serie “In memory of my beloved David” di Paola Celletti (cliccare sulle figure per ingrandirle) 

Sull’onda di questi capricci matematici celati nella musica del grande artista, altri idoli del rock si cimentarono in interpretazioni atipiche di varie verità scientifiche, partendo dal fatto che nella filosofia, nella religione, nell’etica a loro avviso c’erano appigli per una interpretazione alternativa. Così ad esempio si può osservare che la cardinalità di uno dei gruppi rock artisticamente più rilevanti dai tempi dei Beatles è 5, mettendo addirittura in forse la verità che 2+2=4 e arrivando ad affermare che 2+2=5. A chi era dovuta questa inquietante affermazione? Al gruppo dei Radiohead, cinque ex compagni di scuola con competenze che spaziavano dalla letteratura inglese alle belle arti, all’economia, capaci di assorbire qualsiasi tipo di suggestione, fino a digerirla e trasformarla in suono e idee. Nel 2007 i Radiohead misero a disposizione su internet il loro ultimo album “In rainbows” ad un prezzo scelto dall’acquirente, cioè anche gratis: nell’ottobre 2008 dichiarano di aver venduto tre milioni di copie del cd, tanto per far capire il loro modo di agire. Attingendo a qualunque campo dello scibile umano e sulla scia del grande Bowie, i Radiohead sfruttano anch’essi commistioni con la scienza, la tecnologia, la storia, l’arte, la politica e la letteratura. Proprio dalla letteratura, precisamente dal “1984” di George Orwell, nasce il 2+2=5, che diviene la resa ad un meccanismo che consente di credere con genuina convinzione a un’idea e al suo esatto contrario, dimenticando di volta in volta l’esistenza stessa del contrario. Ecco cosa diceva la canzone:

Are you such a dreamer
To put the world to rights?
I’ll stay home forever
Where two and two always makes a five.
I’ll lay down the tracks
Sandbag and hide
January has April showers
And two and two always makes a five

Sei un tale sognatore
da voler mettere a posto il mondo?
Resterò per sempre a casa
dove due più due fa sempre cinque
mi stabilirò lungo linee già tracciate
mi mimetizzerò
gennaio ha le piogge d’aprile
E due più due fa sempre cinque.

Un’interessante interpretazione dell’arte musicale di David Bowie è dovuta all’architetto e graphic designer italiano Federico Babina, che riteneva che la musica e la matematica fossero unite da una connessione cosmica, nel senso che entrambe sono generate da un codice sottinteso, un ordine rivelato soprattutto dalla geometria. Babina ha proposto una serie di illustrazioni dedicate al mondo della musica, vedi questo articolo, in cui campeggia quella dedicata a Bowie, basata su uno dei simboli dell’istrionico cantautore e compositore, il fulmine dipinto sul suo viso sulla copertina dell’album “Aladdin Sane”, e cui si colgono echi della canzone “Space Oddity” uscita nel luglio del 1969. Il brano diventò tra l’altro la sigla della BBC per il servizio sullo sbarco sulla luna di Apollo 11. La sinestesia tra le arti, la scienza e la connessione cosmica di cui parla Babina è la stessa che ha dimostrato Bowie con la sua musica, esperienza a tutto tondo, che coinvolge tutti i sensi, elaborando un suo proprio modo di essere al mondo e di esprimersi, sperimentando tutto e trascendendo i generi musicali ed estetici; un’opera d’arte vivente.

Infine ci sembra giusto informarvi che a mettere in luce la peculiare magia scientifica della produzione dell’artista inglese, sta largamente contribuendo proprio in questo periodo il Museo delle Scienze di Boston, organizzando per il prossimo 3 Agosto presso il Planetarium Charles Hayden uno spettacolo intitolato “The David Bowie Experience”, in cui viene usata una tecnologia d’avanguardia per fondere insieme la sua musica leggendaria con un video straordinario, creando un viaggio sensoriale in cui innovazione, arte e immaginazione segnano l’inizio di un nuovo futuro per la musica, che Ziggy Stardust aveva presagito quasi cinquant’anni fa.

Elisabetta Strickland

 

Pin It
this site uses the awesome footnotes Plugin