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Si sono da poco svolte le EGMO (European Girls’ Mathematical Olympiad, olimpiadi europee della matematica femminili) in Italia e la notizia ha ovviamente avuto grande risalto mediatico —grande considerando che si tratta di matematica— se ne è parlato a Radio3Scienza, sul sito dell’ANSA, su Repubblica, su La Stampa, sul Corriere nonché su varie testate locali (per la presenza di ragazze di questa o quella località alle Olimpiadi) e su siti specialistici per la scuola (Orizzonte Scuola, per dirne uno). Ovviamente ne abbiamo parlato abbondantemente anche su MaddMaths!, dato che si è anche trattato della prima competizione internazionale di matematica organizzata in Italia.

Le EGMO sono ormai alla settima edizione, la prima è stata a Cambridge nel 2012. Inutile dire che una gara matematica femminile può suonare sessista e offensiva (“che cos’è? lancio del peso?” è solo uno dei commenti che ho letto nei giorni delle EGMO). Non nascondo che la prima volta che ne ho sentito parlare ero perplesso anche io. Poi ci ho riflettuto e adesso organizzo una gara a squadre femminile (la Coppa Kovalevskaja a Parma).

Mi sembra pertanto giusto e doveroso spiegare la mia opinione sulle gare matematiche femminili. Quanto espresso qui è semplicemente il mio personale punto di vista. Per avere una risposta più ufficiale sull’esistenza delle EGMO, ne ha parlato l’organizzatrice dell’edizione italiana, Alessandra Caraceni, qui su Madd:Maths.

Abbandoniamo ora l’argomento EGMO, di cui so poco, e parliamo della situazione delle Olimpiadi della matematica a Parma.

Le Olimpiadi della matematica a Parma.

Da oltre dieci anni i circa 100 distretti in cui è divisa l’Italia per la seconda fase delle Olimpiadi della Matematica non hanno quote fisse per la qualificazione a Cesenatico, ma queste vengono calcolate ogni anno sulla base dei risultati degli anni precedenti e sulla partecipazione delle scuole alla prima fase.

Nel 2011, a seguito di una spedizione a Cesenatico deludente (una sola menzione d’onore e 13 punti totali raccolti da una rappresentativa di 3 ragazzi), già preceduta da annate poco esaltanti, le quote a disposizione per il distretto di Parma scendono per l’anno successivo a due.

A cosa era dovuto ciò? Il consumo elevato di parmigiano e culatello limita le capacità matematiche? La nebbia padana ha un’influenza sull’umore e quindi sui risultati nelle Olimpiadi?

Invece di indagare sulle cause, nel 2012 a Parma cambiamo il metodo di selezione per la fase nazionale, istituendo una nuova gara riservata a parmigiani e parmensi tra la gara di febbraio e Cesenatico.  Sulla base dei risultati nei giochi di Archimede, della gara di febbraio e delle età dei ragazzi, Francesco Morandin ed io preselezioniamo circa 15 ragazzi, a cui proponiamo una serie di esercizi da svolgere a casa. A seguito dell’impegno (e dei risultati) dei quindici, ne convochiamo circa 10 ad uno stage-gara di selezione per Cesenatico, presso l’Università di Parma. In cinque sessioni da mezza giornata, in cui si affrontano algebra, combinatoria, teoria dei numeri, geometria e “miscellanea”, i ragazzi svolgono esercizi in collaborazione tra loro, ascoltano le nostre risoluzioni degli esercizi e i nostri consigli su come scrivere una dimostrazione e infine partecipano ad una gara stile Cesenatico su tre problemi di diversa difficoltà.

Lo stage dà subito buoni frutti. Nel 2012 i due ragazzi selezionati prendono una medaglia d’argento e una di bronzo. Il trend positivo continua negli anni successivi, fino a tornare nel 2016 a tre quote l’anno, anche per merito della medaglia d’oro conquistata da Federica Bertolotti, che ha frequentato i nostri stage da quando era al secondo anno e ora dà un concreto aiuto a tenere gli stage per le nuove leve. Dopo sette anni di stage, si può fare un positivissimo bilancio: i 17 concorrenti mandati a Cesenatico da Parma hanno conquistato 2 ori, 2 argenti, 8 bronzi e 4 menzioni d’onore: tutti tranne uno hanno riportato a casa un premio (quell’uno -nel 2013- ha comunque fatto 8 punti), e per ben 12 su 17 si è trattato di una medaglia (assegnata a metà dei partecipanti alla finale).

Quest’edizione 2018 appena terminata ha portato addirittura un settimo posto assoluto, conquistato da Giovanni Acerbi, che era al quinto stage e alla quarta partecipazione a Cesenatico, ma soprattutto a ben 59 punti totali raccolti dai nostri 3 concorrenti: un bel balzo in avanti rispetto al 2011, quando ne erano stati raccolti 13.

A cosa è imputabile questo successo? In parte alla migliore selezione dei finalisti (a Cesenatico vengono mandati concorrenti più volenterosi e più abili nelle dimostrazioni), in parte alla maggiore preparazione (indubbiamente bisogna essere bravi per vincere, ma non penso di sbagliare dicendo che se non avessero partecipato da subito allo stage, probabilmente Federica e Giovanni non sarebbero arrivati all’oro) e in parte alla consapevolezza maggiore da parte dei ragazzi che per fare bene alle Olimpiadi bisogna allenarsi, costantemente.

Le gare femminili

Cosa mi dice questo sulle gare femminili? La situazioni per le concorrenti femminili alle gare matematiche (in Italia, ma anche nel resto del mondo) è purtroppo simile al disastro parmigiano del 2011. Giusto per citare un dato molto significativo, nell’albo d’oro dei vincitori di Cesenatico fra i 39 vincitori delle 33 edizioni (in tre occasioni c’è stato un ex aequo al primo posto, nel 2012 addirittura tra 5 partecipanti) figurano ZERO (0, nessuna) ragazze. Ma questo non è un caso (come potrebbe esserlo, con numeri così grandi?): alla finale di Cesenatico sono presenti solitamente tra 15 e 30 ragazze su 300 concorrenti.

Si può pensare che sia per ragioni biologiche, ormonali o sociali, culturali. Ma ci importa davvero qual è il motivo*? O bisognerebbe forse impegnarsi a cambiare ciò? Come spero di aver mostrato dalla nostra esperienza parmigiana, quali che siano le cause, è importante agire indirettamente per cambiare il fenomeno. Le gare femminili (le EGMO in primis, ma anche le gare a squadre femminili) vogliono lavorare su due aspetti fondamentali: primo, fornire alle ragazze motivazioni per allenarsi e prepararsi alle gare (oltre a modelli di ragazze vincenti da emulare); secondo, non sentirsi dei pesci fuor d’acqua e non essere costrette a sentirsi ripetere la peggiore (e più classica) delle domande “non è strano che una ragazza vinca una gara di matematica?”.

Le EGMO e le gare femminili sono nate per normalizzare l’idea di una ragazza che ama la matematica, per fornire dei modelli e delle spinte all’allenamento alle giovani studentesse e indubbiamente nella speranza che un giorno non siano più necessarie.

Resta ovviamente non trattata l’obiezione del fatto se le Olimpiadi e le gare matematiche servano a qualcosa. Secondo me sì, ma ne parlerò in un’altra occasione.

Alberto Saracco

*Forse sì, se vogliamo lavorare sulla cultura e sulla società affinché le ragazze a cui piace la matematica e la scienza non siano viste come strane.

 


Ringraziamenti

Grazie a Luigi  Amedeo Bianchi, Alessandra Caraceni e Emanuele Tron per il loro feedback su questo articolo. Ho cercato di migliorarlo seguendo i loro consigli, ma ogni difetto rimasto è da imputare a me.

Grazie a Giovanni Acerbi, Federica Bertolotti, Luigi Amedeo Bianchi, Antongiulio Fornasiero, Elia Santi e Simone Vincini che negli anni hanno aiutato me e Francesco Morandin a tenere lo stage di Parma.

Alberto Saracco

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