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L’insegnamento della matematica e della fisica “a distanza” nella scuola superiore è una cosa possibile? Quali sono i vantaggi? E quali le maggiori limitazioni? Affrontiamo il tema con il Prof. Gualtiero Grassucci del Liceo Scientifico Statale G. B. Grassi, Latina con il quale l’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “M. Picone” del  CNR, ha collaborato negli scorsi anni per diversi progetti di Alternanza Scuola-Lavoro. Intervista a cura di Donato Bini dell’IAC-CNR.

In questi giorni in cui il Covid 19 ha costretto a casa studenti e professori, abbiamo sperimentato che anche la scuola può cambiare, “complementando” la didattica frontale con quella a distanza. Con l’intento di offrire uno strumento di discussione (e di lavoro poi, entrando anche negli aspetti più tecnici) per altri colleghi mi metto [Donato] nei panni dell’intervistatore “curioso” e vado a pungolare il Prof. Grassucci [Gualtiero].

[Donato] Cosa stiamo facendo per continuare l’offerta formativa prevista dalla scuola in ambito di materie scientifiche agli studenti? Mi riferisco ovviamente alla scuola superiore ed in particolare al liceo scientifico.
[Gualtiero] Nella nostra scuola, da parecchi anni, usiamo nella didattica normale la piattaforma GSuite Educational di Google e, anche se con alcune criticità, è stato abbastanza naturale continuare a usarla per la didattica a distanza. Devo dire, anche in modo abbastanza intensivo: nel momento in cui rispondo a queste domande, un normale venerdì mattina di emergenza, sono attive 60 videoconferenze sulla nostra piattaforma (non tutte gestite dai docenti, alcune organizzate in modo autonomo da studenti e studentesse). Se pensiamo che la scuola ha 65 classi davvero un bel risultato.

[Donato] In che modo la “classe” è connessa al Professore? Qual è il tasso medio di presenza? Quanto dura una lezione? Hai l’idea di essere riuscito a catturare la loro attenzione?
[Gualtiero] Lo strumento principale, almeno per quanto mi riguarda, è un corso nell’applicazione Classroom. L’applicazione consente di scambiare documenti nei due versi, di assegnare, correggere e restituire compiti, di conversare con l’intera classe o solo con alcuni studenti attraverso alcune chat, che possono essere generali del corso o specifiche di un compito assegnato.
Tutto questo integrato con incontri in videoconferenza che avvengono, per quanto ha scelto la nostra scuola, principalmente secondo l’orario classe-disciplina in vigore prima dell’emergenza.
Si è avvertita quasi immediatamente la necessità di ridurre l’ora di lezione, in stile universitario, a quaranta-quarantacinque minuti, di cui un terzo, la metà al massimo in videoconferenza. Non è facile catturare (da parte dell’insegnante) o mantenere (da parte dello studente) l’attenzione senza la presenza fisica.
In queste prime settimane, secondo la mia esperienza, si sta procedendo bene malgrado la novità. Le assenze agli incontri In modalità sincrona sono davvero poche e, tra l’altro, la possibilità di registrare le videoconferenze permette un immediato recupero di quanto perduto.

[Donato] Gli studenti riescono ad interagire? Come monitori il grado di partecipazione?
[Gualtiero] Qui forse sta il nodo cruciale di tutta la didattica a distanza. La partecipazione degli studenti, sempre riferita alla mia personale esperienza, è buona ma è chiaro che ci sono alcuni che interagiscono meno ma manca la visione dell’intero gruppo che suggerisce su chi e come intervenire per recuperare attenzione. Credo che uno dei pericoli maggiori, con il proseguire di questa esperienza, sia quello di non riuscire a capire per tempo, prima delle verifiche, quali alunni sono in difficoltà e, quindi, non avere il tempo e la capacità per un tempestivo intervento.

[Donato] Quante classi riesci a seguire? Dai precedenza agli studenti dell’ultimo anno?
[Gualtiero] Attualmente sto seguendo tre classi, in due di queste insegno sia matematica che fisica mentre nell’ultima solo fisica. Una delle tre è una classe terminale (sono al quinto anno) e una invece è all’inizio del percorso. Un campione abbastanza vario …
Riesco a seguire le tre classi nel loro orario con relativa facilità (relativa alla situazione in cui ci troviamo) senza privilegiarne nessuna, magari alternando incontri più densi, in cui affrontiamo un argomento nuovo o complesso che richiedono una maggiore attenzione al materiale proposto, ad altri più leggeri (dal punto di vista del docente) in cui si approfondiscono solo alcuni aspetti, si svolgono esercizi, si rivedono alcuni passaggi … attività che non richiedono la produzione di nuovo materiale.

[Donato] Per catturare maggiormente l’attenzione hai escogitato qualche stratagemma?
[Gualtiero] In realtà, niente che non avessi già sperimentato tranne … un aspetto che forse ho sempre trascurato è stato quello di usare presentazioni o slide con un percorso preparato in precedenza privilegiando la risposta alle sollecitazioni degli studenti, a volte improvvisando, a volte seguendo le suggestioni della classe. Ho visto, però, in queste prime settimane, che la distanza fisica richiede una maggiore attenzione al tragitto da proporre e seguire e quindi ho preparato alcune serie di slide integrando materiale che già usavo, ma in modo spontaneo, in un cammino organico. La presentazione, o la condivisione, di questo materiale attraverso strumenti tecnologici nuovi mi ha consentito di integrare nel percorso, in modo naturale direi, animazioni, grafici animati, video, che magari altre volte avrei trascurato.

[Donato] Cosa rimpiazza la lavagna? Software?
[Gualtiero] Alcuni software permettono di scrivere come si avesse una lavagna a disposizione e lo schermo del pc è condiviso con studenti e studentesse in videoconferenza. Ci sono software specifici, nati per gestire le LIM che si usano nella scuola possono servire allo scopo, ma anche le moderne applicazioni per prendere appunti si stanno rivelando molto utili. Per esempio OneNote di Microsoft ha tutto quello che serve simulare una lavagna con alcune funzionalità davvero particolari come la possibilità di dettare il testo da scrivere o le funzionalità dedicate alla matematica che trasformano il testo scritto a mano in equazioni, risolvono queste equazioni o tracciano grafici di funzioni, sempre scritte a mano, direttamente sulla pagina degli appunti.

[Donato] Puoi descrivere l’ultima lezione di matematica in una classe a tua scelta. Che cosa sarebbe potuto avvenire (in meglio) se la stessa lezione l’avessi svolta in classe?
[Gualtiero] In una classe prima (primo anno di liceo scientifico) ho spiegato i sistemi di disequazioni, quasi due ore di lezione:
• in videoconferenza ho introdotto l’argomento, fornito qualche definizione, ma soprattutto ho svolto in tempo reale (scrivendo su una lavagna virtuale) qualche esempio ed esercizio
• subito dopo ho assegnato alcuni esercizi introduttivi da svolgere lì per lì, seguendoli individualmente sulla chat associata alla classe virtuale e su loro richiesta, se necessario o se la risposta scritta non poteva essere sufficiente, attivavo una breve videoconferenza tra docente e uno/due studenti per intervenire in tempo reale su un particolare esercizio, un passaggio delicato, un errore di interpretazione del risultato
• ho di nuovo ripreso la videoconferenza con l’intera classe ma questa volta ho usato un software CAS (GeoGebra nel caso specifico) per risolvere gli stessi esempi che avevo fatto a inizio lezione per via grafica (va tenuto conto che ho di nuovo assegnato gli stessi esercizi chiedendo loro di svolgerli per via grafica e ragionare sulle soluzioni), consegnando sulla classe virtuale il file di GeoGebra corrispondente ad alcuni esercizi particolarmente interessanti (ho risposto a richieste di intervento sulla chat o con brevi videoconferenze, come in precedenza)
• abbiamo chiuso la lezione insieme, di nuovo in video conferenza, per chiarire alcuni punti e trattare tutti insieme i casi più difficili o particolari, ancora usando la lavagna virtuale
Mentre seguivo a distanza, sulla chat, il loro lavoro mi sono accorto (nella mia scuola sono amministratore della piattaforma) che a gruppi aprivano riunioni in videoconferenza per lavorare assieme agli esercizi, un po’ come avrebbero fatto in classe se vicini di banco. Bello! Sono rimasto piacevolmente sorpreso.
La principale difficoltà sta nella estrema responsabilità dello studente: è lui (o lei) che deve chiedere l’intervento dell’insegnante che, ovviamente, ha possibilità di vedere direttamente il lavoro svolto in autonomia con molta difficoltà e certamente non in tempo reale se non per alcuni alunni e su sua esplicita richiesta. Mi è rimasta l’impressione che un paio di alunne/alunni avrebbero trovato giovamento dalla mia presenza in classe … non so.

[Donato] Puoi descrivere l’ultima lezione di Fisica in una classe a tua scelta. Che cosa sarebbe potuto avvenire (in meglio) se la stessa lezione l’avessi svolta in classe?
[Gualtiero] Abbiamo affrontato in una quinta classe la Teoria della relatività generale, le quasi due ore di lezione si sono svolte in videoconferenza:
• ho introdotto l’argomento partendo dal principio di equivalenza tra accelerazione gravità usando vecchissimo (ma ancora valido) materiale prodotto da La Stampa decine di anni fa discutendo apertamente con ragazze e ragazzi del problema della gravità che hanno avuto la possibilità di esprimere le loro idee e soluzioni liberamente grazie al collegamento audio-video
• ho precisato principi, postulati, leggi appoggiandomi a una serie di slide preparate appositamente e ho usato queste slide come una lavagna evidenziando, sottolineando, aggiungendo in tempo reale formule, passaggi matematici … insomma, integrando direttamente a video i contenuti delle slide, in ogni momento, nel corso della presentazione, alunni e alunne potevano liberamente intervenire con domande, critiche, …
• ho chiuso chiedendo loro di spiegare in modo sintetico come questa teoria integra la gravità con la relatività condividendo un documento sulla piattaforma GSuite che poi ho provveduto a correggere e commentare, alcune delle idee (giuste o sbagliate) espresse in queste trattazioni sintetiche serviranno di spunto per la prossima lezione
La partecipazione degli alunni/e è stata molto buona, stimolata certo dall’argomento che è sempre molto affascinante, ma forse anche dalla responsabilità di rispondere in qualche modo a una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo.
Probabilmente con una lezione frontale avrei avuto modo di accorgermi se qualcuno avesse perso interesse nel corso della lezione, anche solo guardandoli in viso, e questo mi avrebbe permesso di intervenire meglio sui singoli.
Insomma, dal mio punto di vista è stata una buona lezione, con ottimo materiale, ma con evidenti difficoltà nell’intervenire sui singoli se non sono gli stessi studenti a stimolare l’intervento.

[Donato] Quali buone pratiche della didattica a distanza potranno essere rese strutturali in futuro nella scuola? È possibile pensare ad una integrazione in futuro tra didattica frontale e a distanza?
[Gualtiero] L’emergenza ha costretto la scuola a un’improvvisa accelerazione in avanti, spingendo tutti gli insegnanti, anche quelli meno avvezzi, a un utilizzo quotidiano di software, lavagne interattive, comunicazione a distanza sincrona e asincrona. Questo è sicuramente un bene, nessun corso di formazione o aggiornamento può sostituire la pratica quotidiana per apprendere l’uso di uno strumento.
Per di più, da così tanti docenti impegnati a usare le nuove tecnologie, non potranno che venire nuove idee per la didattica, alle quali, magari, non si era ancora pensato.
È troppo presto, però, per dire se, e quanto, questo sforzo si tradurrà in una pratica abituale, quante di queste nuove idee penetreranno stabilmente nell’ordinario sforzo di insegnare della nostra scuola.

[Donato] Facciamo tesoro di queste informazioni e teniamo la nostra discussione aperta per evidenziare qualsiasi sviluppo nuovo…

Donato Bini
Istituto per le Applicazioni del calcolo “M. Picone”, CNR

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