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Continuiamo a pubblicare alcune riflessioni sulla didattica a distanza. Dopo il contributo di Gualtiero Grassucci, vi proponiamo una riflessione di Domingo Paola, insegnante di matematica e fisica presso il liceo statale “G. Bruno” di Albenga.

Dopo un mese di intensa attività per pianificare, costruire e realizzare webinar, materiali, video lezioni è forse giunto il momento di utilizzare la sospensione delle attività didattiche durante il periodo pasquale per riflettere sulle attività svolte, soprattutto, più in generale, sui punti di forza e di criticità che sempre più mi sembra caratterizzino la didattica a distanza.

Come ogni strumento, anche la didattica a distanza può essere utile, dannosa o del tutto indifferente rispetto agli obiettivi fondamentali dell’attività di insegnamento-apprendimento che, a mio avviso, sono principalmente quelli di favorire, negli studenti, l’esercizio e lo sviluppo del pensiero critico, l’acquisizione di consapevolezza e la costruzione di significato per i temi disciplinari affrontati, la graduale accettazione della grande responsabilità che inevitabilmente hanno nei successi e negli insuccessi che caratterizzano il proprio percorso formativo.

Come ogni strumento, anche la didattica a distanza non è, in sé, né utile, né dannosa, né indifferente: dipende da come viene realizzata e, in particolare, dalla coerenza tra le modalità di realizzazione e gli obiettivi che si vogliono conseguire con l’azione di insegnamento – apprendimento. Penso che la didattica a distanza richieda necessariamente più coinvolgimento di quanto non ne richieda la didattica ordinaria e, al tempo stesso, comporti più impegno e fatica.

Apprendere da un webinar in modalità asincrona, per esempio, richiede non solo di seguire con attenzione, ma anche fermare la registrazione ogni qualvolta non si è compreso qualche passo o sembra anche solo opportuno verificarne la comprensione; richiede di effettuare ricerche sul web, studiare gli argomenti proposti sui manuali, confrontare la propria interpretazione dei passi più critici con quella di altri compagni, svolgere esercizi di applicazione e affrontare problemi. Richiede, quindi, agli studenti di diventare consapevoli che la gran parte della responsabilità del proprio percorso di apprendimento ricade sugli studenti stessi e non può essere interamente devoluta ai docenti. Comporta, inoltre, molta più fatica di quella richiesta non solo nel partecipare alle lezioni in presenza, ma anche a una video lezione fruita in modalità sincrona, durante la quale è più semplice chiedere aiuto al docente.

Da una certa prospettiva sembra che la fruizione di video lezioni in modalità asincrona comporti quasi solo criticità sia rispetto alle video lezioni in modalità sincrona, sia, in particolare, rispetto alla didattica in presenza.

Se ci poniamo da una differente prospettiva, però, sembra che tutto ciò non sia così scontato. In un articolo di Jo Boaler pubblicato su MaddMaths![1 ]Jo Boaler, Tutti possono imparare la matematica ad alti livelli: dalle neuroscienze alcune scoperte che dovrebbero cambiare il nostro modo di insegnare, MaddMaths! 5 marzo 2019 si trova un elogio della fatica: gli studenti che accettano l’idea che un vero apprendimento richiede, metaforicamente, di aggirarsi in oscuri labirinti tentando, in modo apparentemente vano, di trovare una via d’uscita, sono proprio quegli studenti che hanno maggiori probabilità di avere successo nell’apprendimento. Come scrive Jo Boaler, C’è la necessità di cambiare il nostro approccio in classe, così che gli studenti abbiano più occasioni per sforzarsi cognitivamente; tuttavia gli studenti saranno a loro agio nel fare ciò solo se avranno imparato l’importanza e il valore della fatica e se, sia loro che l’insegnante, avranno rimosso l’idea che fare fatica sia un segno di debolezza”.

Affinché un webinar, fruito in modalità asincrona, possa essere utile a favorire un reale apprendimento è dunque necessario investire risorse per convincere gli studenti che solo un forte coinvolgimento nel dialogo didattico educativo, che richiede come condizione necessaria la disponibilità e la volontà di apprendere, può consentire il successo formativo. In caso contrario, in assenza di questa accettazione di responsabilità del proprio processo di formazione da parte dello studente, anche webinar ben costruiti e congegnati possono risultare del tutto inutili a favorire apprendimento.

Un altro esempio che testimonia l’importanza di come viene utilizzato uno strumento (e la consapevolezza che si ha dei suoi possibili usi) ai fini della sua efficacia, riguarda le risorse che la didattica a distanza mette a disposizione per le video lezioni.

Chiara Andrà, in un articolo pubblicato sulla rivista L’insegnamento della matematica e delle scienze integrate[2 ]Chiara Andrà, (2011). La lavagna come mediatore e il ruolo del corpo nell’insegnamento della matematica: uno studio in ambiente universitario. L’insegnamento della matematica e delle scienze integrate; 34B(4), 467-487. Centro ricerche didattiche “Ugo Morin”, Paderno del Grappa (Treviso), IT. ISSN: 1123-7570., propone due modelli ideali di insegnante:

  1. l’insegnante lavagna, che gestisce la comunicazione principalmente attraverso la parola e il linguaggio simbolico scritto, in cui “la lavagna è sempre al centro dell’attenzione, perché l’insegnante vi sta scrivendo o indica o sottolinea una parte scritta su di essa”;
  2. l’insegnante corpo la cui comunicazione è “caratterizzata da un uso intensivo di gesti iconici e metaforici, ossia gesti che hanno principalmente una componente immaginativa e figurata”.

L’insegnante lavagna gestisce quasi esclusivamente lo spazio verticale bidimensionale occupato dalla lavagna, mentre l’insegnante corpo occupa preferibilmente la profondità, muovendosi verso gli studenti, osservandoli sistematicamente e attentamente durante lo svolgimento delle loro attività.

Ciascun insegnante sa che ci sono studenti (ma anche particolari argomenti) il cui apprendimento viene maggiormente favorito dalla gestione attenta, curata e ordinata dello spazio bidimensionale della lavagna e altri che, invece, vengono maggiormente aiutati se l’insegnante è fisicamente vicino agli studenti mentre svolgono le attività didattiche. Ciascun insegnante potrà quindi alternare, in presenza, a seconda degli argomenti proposti e degli studenti a cui si rivolge, momenti in cui si comporterà come insegnante corpo a momenti in cui si comporterà come insegnante lavagna.

Che cosa accade nella didattica a distanza? È abbastanza naturale comprendere che, in questo caso, le risorse messe a disposizione dalle tecnologie rischiano di potenziare lo spazio bidimensionale della lavagna, che può essere organizzato e gestito fin nei minimi particolari, e di inibire la comunicazione tipica dell’insegnante corpo. Ciò può comportare problemi di apprendimento seri in quegli studenti che prediligono le modalità di comunicazione caratteristiche dell’insegnante corpo o per quegli argomenti la cui comprensione sarebbe in genere favorita da un uso sistematico e forte di gesti iconici e metaforici. Essere consapevoli di tutto ciò può aiutare l’insegnante ad escogitare tecniche di conduzione di una video lezione che consentano di simulare modalità di comunicazione tipiche dell’insegnante corpo, per esempio interrompendosi frequentemente durante l’esposizione, chiedendo, prima di compiere ogni passo avanti significativo, agli studenti di pensare, per un tempo determinato, senza rispondere subito, che cosa si aspettano nel prosieguo, discutendo in seguito alcune delle loro risposte, evidenziandone punti di forza e di criticità. Tutto ciò allunga notevolmente i tempi della video lezione, ma consente di evitare che la modalità più naturale di comunicazione a distanza crei ostacoli alla comprensione degli argomenti proposti, soprattutto agli studenti che si trovano maggiormente in difficoltà con questo tipo di comunicazione.

Penso che sia particolarmente utile capire se e come le esperienze che gli insegnanti stanno facendo, per necessità, in questo momento possano essere prese in considerazione anche in periodi di didattica in presenza. Mi convinco sempre più, man mano che prendo confidenza con questi strumenti e che affino le tecniche di progettazione e realizzazione di una video lezione, che utilizzare modalità di didattica mista, che alterni formazione in presenza e a distanza, potrebbe essere utile non solo per gli adulti (come già avviene in molte iniziative di formazione), ma anche per gli studenti, soprattutto per alcuni di essi.

Penso che sarebbe utile confrontare e condividere idee sul tema dei punti di forza e di debolezza della didattica a distanza, per esempio sui punti di forza e di criticità delle video lezioni, sull’eventuale valore aggiunto delle classi virtuali, sugli eventuali problemi di disorientamento per gli studenti relativi all’uso di diverse piattaforme e applicazioni, sulle reazioni degli i studenti (ci sono studenti che riescono a seguire a distanza addirittura meglio che in presenza? Oppure i casi più numerosi riguardano solo le maggiori difficoltà?), sul fatto se abbia senso o meno pensare di provare ad avvalersi delle competenze e delle esperienze maturate in questo periodo per utilizzarle anche quando tutto rientrerà nella normalità.

Domingo Paola

 

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Note e riferimenti   [ + ]

1. Jo Boaler, Tutti possono imparare la matematica ad alti livelli: dalle neuroscienze alcune scoperte che dovrebbero cambiare il nostro modo di insegnare, MaddMaths! 5 marzo 2019
2. Chiara Andrà, (2011). La lavagna come mediatore e il ruolo del corpo nell’insegnamento della matematica: uno studio in ambiente universitario. L’insegnamento della matematica e delle scienze integrate; 34B(4), 467-487. Centro ricerche didattiche “Ugo Morin”, Paderno del Grappa (Treviso), IT. ISSN: 1123-7570.
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