Odifreddi risponde (con replica dai firmatari della lettera precedente)

On October 21, 2016

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un articolo del Gruppo di Lavoro Pari Opportunità dell'Unione Matematica Italiana in risposta ad un precedente articolo di Piergiorgio Odifreddi su La Repubblica in cui Odifreddi argomentava su di un minor talento delle donne per le discipline astratte. Pubblichiamo di seguito la risposta di Odifreddi e la breve replica del gruppo di lavoro. Ad ognuno spetta il compito di farsi un'opinione.

Cari Ciro et al.
la vostra lettera a "La Repubblica" mi stupisce, per l'incapacità che collettivamente e individualmente dimostrate di capire ciò che ho scritto, in quello che credevo essere italiano elementare. la mia breve "tabellina" era divisa "in partes tres", come la Gallia:
1) un ricordo di Ada Lovelace e della giornata a lei dedicata.
2) un elenco di fatti, relativi alla presenza delle donne fra i premi Nobel, medaglie Fields, Turing awards e campioni mondiali di scacchi, in progressione discendente.
3) un'unica e breve frase conclusiva, che ripeto qui perché spero che non l'abbiate letta, visto che ne parlate senza averla capita: "una progressione discendente, che sembra indicare come l’attitudine femminile sia direttamente proporzionale alla concretezza e indirettamente proporzionale all’astrazione".
Il vostro primo commento è: "Odifreddi ne deduce che le donne non sono versate per l'astrazione (leggi matematica, fisica teorica, eccetera), mentre lo sarebbero di più per attività più concrete. quali queste attività concrete e più adatte alle donne siano non è dato sapere".  Un po' di logica avrebbe dovuto far invece dedurre a voi ciò che era evidente, visto che di quello e solo di quello avevo parlato. avendo infatti citato espressamente uno "spettro discendente", stavo ovviamente parlando di concretezza e astrazione nelle discipline premiate con i premi citati: pace, letteratura, medicina, chimica, fisica, informatica, economia, matematica e scacchi.
In particolare, non avevo scritto che le donne non sono portate per l'astrazione, come dite voi, ma che sono portate meno per le discipline più astratte (scacchi, matematica, eccetera) e più per quelle concrete (chimica, medicina, eccetera), nello spettro citato. mi sembrano cose molto diverse, non difficili da capire e, soprattutto, in accordo con i dati citati.
In questo contesto le superficiali e sciocche spiegazioni sociologiche basate sulle "convenzioni sociali" non solo non fanno onore in bocca a persone di estrazione scientifica, e meno che mai in matematici e matematiche. ma, soprattutto, non possono spiegare la "progressione discendente" nei dati: al massimo, potrebbero essere invocate, volendo essere pseudoscientifici, se i dati mostrassero una costante assenza di donne in tutte le discipline, cosa che invece non fanno.
Una spiegazione scientifica degna di questo nome dovrebbe invece spiegare perché le "convenzioni sociali" e le "cure famigliari"  non hanno impedito a madame Curie, che non a caso avevo citato per evitare fraintendimenti da parte del pubblico non sofisticato, di prendere due Nobel appena il premio è stato istituito, ma impediscono ancora un secolo dopo a una donna di vincere il campionato del mondo di scacchi. Forse che le "convenzioni sociali" e le "cure famigliari" sono tre volte più efficaci in chimica che in medicina? due volte più efficaci in fisica che in chimica, e in matematica che in fisica? e infinitamente più efficaci negli scacchi che in matematica? e se si, perché?
Gli "studi umanistici" da voi citati non c'entrano nulla con il mio discorso, che poneva invece un problema di interpretazione dei dati all'interno delle materie scientifiche. ma, a proposito di "pregiudizi", si sa che la lingua batte dove il dente duole. Anche la citazione finale del caso Summers, che tra l'altro è stato una delle tante manifestazioni del becero "politically correct" americano, è rivelatoria. lungi dall'aver manifestato i suoi "stessi pregiudizi", io ho parlato di capacità diverse delle donne nelle varie discipline scientifiche, mentre Summers aveva parlato di capacità diverse degli uomini e delle donne nelle discipline scientifiche. una confusione che forse si potrebbe perdonare in qualche sociologo, o in qualche femminista arrabbiata, ma è imperdonabile in matematici (uomini e donne) quali i firmatari, dai quali ci si aspetterebbe un po' più di sofisticazione intellettuale.
Nonostante la vostra imperdonabilità, io prego comunque evangelicamente: "padre dei matematici, perdona loro, perché non capiscono quello che leggono".  pg
PS: A mio rischio e pericolo, il link seguente vi rimanda all'articolo che ho scritto a suo tempo per l'assegnazione della medaglia Fields a Maryam Mirzakhani, in cui argomentavo in più spazio le stesse cose. Naturalmente, essendo molto più lungo della "tabellina" incriminata, vi provocherà problemi di attenzione e comprensione proporzionalmente maggiori.
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Il Gruppo di Lavoro Pari Opportunità dell'Unione Matematica Italiana risponde:
Il prof. Odifreddi ovviamente si è irritato e conseguentemente ci insulta dandoci sostanzialmente dello ''scemo''. Poi si dilunga in un'esegesi di quel che lui ha scritto. Potremmo rispondergli che se si sapesse spiegare meglio forse l'avremmo capito persino noi, senza bisogno di esegesi. Ma non lo facciamo. Anche perché c'era ben poco da capire. Lasciamo ai lettori il compito di farsi un'idea della validità delle nostre affermazioni rispetto alle sue, che peraltro, a nostro avviso, non negano affatto i pregiudizi contenuti nella frase finale del suo articoletto sul La Repubblica del 16 u.s. . Comunque, per quanto ci riguarda, il problema non sono le opinioni del prof. Odifreddi e le sue argomentazioni (di entrambe francamente ci curiamo ben poco), ma le idee sbagliate che i lettori di un grande giornale potrebbero farsi leggendo certe cose.

5 Comments

  1. Riccardo L.

    23/10/2016 at 01:18

    Sono fra quelli che si era fatto un'opinione, già dopo aver letto Odifreddi, e che dopo la risposta della casalinga disperata (dato che vive a Londra: "desperate housewife" per rispetto) è diventata una certezza.

    Osservo che se Odifreddi avesse inteso dire quello che gli si è voluto far dire, simmetricamente avrebbe altrettanto implicato che gli uomini non sono portati tanto per la concretezza quanto le donne. E che avendo lui anche fatto notare, con grande onestà intellettuale, che le discipline astratte sono piú snobbate in quanto percepite di scarsa rilevanza pratica, avrebbe offeso piú gli uomini che le donne...uomini che hanno altri pensieri quando fanno il brodo, probabilmente.
    E che pare non si siano affatto risentiti dall'articolo, vuoi perché non hanno mal di denti, vuoi perché lo avevano capito tutti.

  2. Federico

    24/10/2016 at 13:23

    Da matematico e scacchista consiglierei a Odifreddi di parlare di cose che conosce ed evitare di continuare a sproloquiare in questo modo cercando di mettere una pezza peggiore del buco. Con questo articolo conferma la sua ignoranza dell'argomento, gia' ben manifesta nel precedente. Se vuole uscire dignitosamente da questa scomoda posizione in cui si e' messo, chieda scusa e ammetta il suo errore (e si informi prima di parlare!). La tecnica di continuare a dire di essere frainteso la lasci ai politici.

    E le voglio sottolineare che questa non e' la prima volta che dimostra una grande superficialita' degli argomenti che tratta nei suoi articoli. Un consiglio per il futuro: invece di fare il tuttologo veda di parlare di meno cose ma seriamente.

  3. Ernesto F

    24/10/2016 at 18:17

    Non e' mai stata scientificamente dimostrata alcuna differenza,geneticamente determinata, tra generi ne' tra razze per l'attitudine all'astrazione o alla matematica. Né ovviamente per intelligenza o altro. Il prof. Odifreddi ha realizzato che le sue affermazioni si potrebbero applicare, utilizzando gli stessi elementi, per 'dimostrare' una differenza per l'attitudine all'astrazione e alla matematica tra le razze? E poi..?! Anche a me biologo appare evidente che si tratta di un'opinione del tutto personale del prof Odifreddi, paragonabile ad una becera chiacchiera da bar ma pubblicata, ahime', da Repubblica.
    Letture consigliate (tra le tante): R. Lewontin. Il sogno del genoma umano e altre illusioni della scienza. Laterza; S.J. Gould. Intelligenza e pregiudizio.contro i fondamenti scientifici del razzismo. Il Saggiatore.

  4. Flavia Zucco

    25/10/2016 at 12:14

    Pierre-Gilles de Gennes Nobel prize in Physics 1991
    Le qualità che le donne portano nella ricerca:
    Sanno creare gruppi coesi
    Danno agli studenti la libertà di cui necessitano
    Tengono sotto controllo il proprio ego!
    Da un’intervista rilasciata nel 2005

    J.S. Mill suggested more than a century ago:to abolish the privileges of men in the academy.(The subjection of women,1869)

    ….to consider how the institutions, goals, and research priorities of science might be restructured by taking into account the experience of women, because that is a perspective that has been neglected.
    (Letter to August Comte, 30 Oct. 1843)

  5. Claudio Begali

    26/10/2016 at 17:26

    Premetto: il mio livello culturale e il mio Q.I. sono pari a 0. Dopo aver letto e riletto l'articolo del prof. Odifreddi non riesco a trovare nulla di sessista o maschilista. Ho solo recepito una domanda sul motivo per cui fino a ora le donne hanno meno premi vari in materie astratte rispetto agli uomini. La risposta mi è parso di capire sia ai posteri l'ardua sentenza.. Per il resto mi sembra la solita inutile discussione sul sesso degli angeli.

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