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Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un articolo del Gruppo di Lavoro Pari Opportunità dell’Unione Matematica Italiana in risposta ad un precedente articolo di Piergiorgio Odifreddi su La Repubblica in cui Odifreddi argomentava su di un minor talento delle donne per le discipline astratte. Pubblichiamo di seguito la risposta di Odifreddi e la breve replica del gruppo di lavoro. Ad ognuno spetta il compito di farsi un’opinione.

Cari Ciro et al.
la vostra lettera a “La Repubblica” mi stupisce, per l’incapacità che collettivamente e individualmente dimostrate di capire ciò che ho scritto, in quello che credevo essere italiano elementare. la mia breve “tabellina” era divisa “in partes tres”, come la Gallia:
1) un ricordo di Ada Lovelace e della giornata a lei dedicata.
2) un elenco di fatti, relativi alla presenza delle donne fra i premi Nobel, medaglie Fields, Turing awards e campioni mondiali di scacchi, in progressione discendente.
3) un’unica e breve frase conclusiva, che ripeto qui perché spero che non l’abbiate letta, visto che ne parlate senza averla capita: “una progressione discendente, che sembra indicare come l’attitudine femminile sia direttamente proporzionale alla concretezza e indirettamente proporzionale all’astrazione”.
Il vostro primo commento è: “Odifreddi ne deduce che le donne non sono versate per l’astrazione (leggi matematica, fisica teorica, eccetera), mentre lo sarebbero di più per attività più concrete. quali queste attività concrete e più adatte alle donne siano non è dato sapere”.  Un po’ di logica avrebbe dovuto far invece dedurre a voi ciò che era evidente, visto che di quello e solo di quello avevo parlato. avendo infatti citato espressamente uno “spettro discendente”, stavo ovviamente parlando di concretezza e astrazione nelle discipline premiate con i premi citati: pace, letteratura, medicina, chimica, fisica, informatica, economia, matematica e scacchi.
In particolare, non avevo scritto che le donne non sono portate per l’astrazione, come dite voi, ma che sono portate meno per le discipline più astratte (scacchi, matematica, eccetera) e più per quelle concrete (chimica, medicina, eccetera), nello spettro citato. mi sembrano cose molto diverse, non difficili da capire e, soprattutto, in accordo con i dati citati.
In questo contesto le superficiali e sciocche spiegazioni sociologiche basate sulle “convenzioni sociali” non solo non fanno onore in bocca a persone di estrazione scientifica, e meno che mai in matematici e matematiche. ma, soprattutto, non possono spiegare la “progressione discendente” nei dati: al massimo, potrebbero essere invocate, volendo essere pseudoscientifici, se i dati mostrassero una costante assenza di donne in tutte le discipline, cosa che invece non fanno.
Una spiegazione scientifica degna di questo nome dovrebbe invece spiegare perché le “convenzioni sociali” e le “cure famigliari”  non hanno impedito a madame Curie, che non a caso avevo citato per evitare fraintendimenti da parte del pubblico non sofisticato, di prendere due Nobel appena il premio è stato istituito, ma impediscono ancora un secolo dopo a una donna di vincere il campionato del mondo di scacchi. Forse che le “convenzioni sociali” e le “cure famigliari” sono tre volte più efficaci in chimica che in medicina? due volte più efficaci in fisica che in chimica, e in matematica che in fisica? e infinitamente più efficaci negli scacchi che in matematica? e se si, perché?
Gli “studi umanistici” da voi citati non c’entrano nulla con il mio discorso, che poneva invece un problema di interpretazione dei dati all’interno delle materie scientifiche. ma, a proposito di “pregiudizi”, si sa che la lingua batte dove il dente duole. Anche la citazione finale del caso Summers, che tra l’altro è stato una delle tante manifestazioni del becero “politically correct” americano, è rivelatoria. lungi dall’aver manifestato i suoi “stessi pregiudizi”, io ho parlato di capacità diverse delle donne nelle varie discipline scientifiche, mentre Summers aveva parlato di capacità diverse degli uomini e delle donne nelle discipline scientifiche. una confusione che forse si potrebbe perdonare in qualche sociologo, o in qualche femminista arrabbiata, ma è imperdonabile in matematici (uomini e donne) quali i firmatari, dai quali ci si aspetterebbe un po’ più di sofisticazione intellettuale.
Nonostante la vostra imperdonabilità, io prego comunque evangelicamente: “padre dei matematici, perdona loro, perché non capiscono quello che leggono”.  pg
PS: A mio rischio e pericolo, il link seguente vi rimanda all’articolo che ho scritto a suo tempo per l’assegnazione della medaglia Fields a Maryam Mirzakhani, in cui argomentavo in più spazio le stesse cose. Naturalmente, essendo molto più lungo della “tabellina” incriminata, vi provocherà problemi di attenzione e comprensione proporzionalmente maggiori.
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Il Gruppo di Lavoro Pari Opportunità dell’Unione Matematica Italiana risponde:
Il prof. Odifreddi ovviamente si è irritato e conseguentemente ci insulta dandoci sostanzialmente dello ”scemo”. Poi si dilunga in un’esegesi di quel che lui ha scritto. Potremmo rispondergli che se si sapesse spiegare meglio forse l’avremmo capito persino noi, senza bisogno di esegesi. Ma non lo facciamo. Anche perché c’era ben poco da capire. Lasciamo ai lettori il compito di farsi un’idea della validità delle nostre affermazioni rispetto alle sue, che peraltro, a nostro avviso, non negano affatto i pregiudizi contenuti nella frase finale del suo articoletto sul La Repubblica del 16 u.s. . Comunque, per quanto ci riguarda, il problema non sono le opinioni del prof. Odifreddi e le sue argomentazioni (di entrambe francamente ci curiamo ben poco), ma le idee sbagliate che i lettori di un grande giornale potrebbero farsi leggendo certe cose.
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