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A dicembre sono stati resi pubblici i risultati della rilevazione PISA 2018 che aveva come ambito principale la literacy di lettura e come ambiti secondari la literacy di matematica e di scienze, su MaddMaths! ne abbiamo parlato con un articolo di Antonella Montone dell’UMI-CIIM (Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica). Di seguito vi proponiamo invece una riflessione di Stefania Pozio, prima ricercatrice dell’INVALSI, sull’utilità dei risultati di questo tipo di indagine. Stefania conosce bene le prove OCSE PISA in quanto ha fatto parte della commissione che ha costruito le prove del prossimo PISA 2021 e dal 2003 è sempre stata responsabile della correzione delle risposte aperte di matematica. Inoltre dal 2003 fino al 2012 ho fatto anche parte del gruppo che in INVALSI si occupava dell’organizzazione della rilevazione, per cui ha conosciuto direttamente tutte le procedure che si devono osservare per garantire la validità dei risultati. Riteniamo che la sua esperienza possa essere utile a tutti coloro che si interessano di questioni relative all’insegnamento della matematica e alla misurazione dei risultati conseguiti. 

I risultati dell’ultima rilevazione PISA 2018 hanno avuto una grossa eco sulla stampa, ma, in alcuni casi sono stati oggetto di critiche che avevano principalmente come oggetto il senso di questa indagine, che ha la pretesa di mettere in relazione dati provenienti da Paesi molto diversi tra loro. In realtà l’utilità di questa indagine non risiede tanto nel poter disporre di una sorta di ranking tra i paesi partecipanti, quanto piuttosto nell’avere a disposizione notizie relative alle politiche scolastiche che i sistemi migliori del mondo adottano.

L’OCSE ha da sempre, al suo interno, un dipartimento che si occupa di istruzione e che cerca di analizzare le caratteristiche dei sistemi scolastici in base al presupposto che, in ogni nazione, il funzionamento del sistema scolastico sia strettamente collegato al suo sviluppo economico. Fino alla fine degli anni ’90 l’OCSE ha analizzato i sistemi scolastici basandosi su una serie di indicatori quali il tasso di dispersione scolastica, il livello di scolarità della popolazione, ecc.

Nel 2000 ha avuto inizio la rilevazione PISA con l’intento di misurare direttamente le competenze dei quindicenni, che in molti Paesi si trovano alla fine dell’obbligo scolastico. L’obiettivo generale dell’indagine è di verificare se, e in che misura, i giovani che escono dalla scolarità obbligatoria abbiano acquisito alcune competenze giudicate essenziali per svolgere un ruolo consapevole e attivo nella società e per continuare ad apprendere per tutta la vita. Il PISA non è interessato ai diversi curricoli scolastici (contrariamente alle indagini della IEA) perché ciò che vuole misurare è fino a che punto gli studenti, dopo 10 anni di scuola, siano in grado di utilizzare quanto hanno appreso per risolvere problemi della vita quotidiana. In un mondo che premia sempre più gli individui non solo per quello che sanno, ma anche per quello che possono fare con quello che sanno, il test PISA va oltre la valutazione della capacità degli studenti di riprodurre ciò che hanno imparato a scuola. Per fare bene in PISA, gli studenti devono essere in grado di estrapolare da ciò che sanno, pensare oltre i confini delle conoscenze disciplinari, applicare le loro conoscenze in modo creativo in situazioni nuove e dimostrare strategie di apprendimento efficaci.

L’indagine si svolge ogni tre anni e ad ogni rilevazione uno dei tre ambiti – comprensione della lettura, matematica, scienze – viene misurato in maniera più approfondita rispetto agli altri. La literacy matematica, in particolare, è stata misurata per la prima volta nel 2003, successivamente nel 2012 e sarà oggetto principale nuovamente nel 2021. Per literacy matematica l’OCSE intende «la capacità di una persona di ragionare in modo matematico e di formulare, utilizzare e interpretare la matematica per risolvere problemi in svariati contesti del mondo reale. Tale competenza comprende la capacità di utilizzare concetti, procedure, dati e strumenti di carattere matematico per descrivere, spiegare e prevedere fenomeni. Aiuta gli individui a riconoscere il ruolo che la matematica gioca nel mondo, a operare valutazioni e a prendere decisioni fondate che consentano loro di essere cittadini del XXI secolo impegnati, riflessivi e con un ruolo costruttivo.» (vedi sotto l’esempio di una prova di matematica dell’indagine PISA 2012 – Fig. 1)

Perché i risultati di questa indagine sono utili? Che cosa mettono in luce e quali informazioni importanti ci forniscono?

L’indagine PISA non si limita a sottoporre gli studenti a prove cognitive per misurare le loro performance, ma somministra anche questionari rivolti non solo agli studenti, ma anche ai loro genitori, ai docenti e ai dirigenti scolastici della scuola da loro frequentata in modo da poter disporre di una serie di informazioni per l’interpretazione dei risultati, ad esempio, background socio-economico e finanziario, clima della scuola, tempo totale di insegnamento a settimana, ecc. In tal modo PISA è in grado di mettere in luce ciò che è importante per raggiungere una elevata qualità ed equità nei risultati dell’apprendimento e di mettere queste informazioni a disposizione degli educatori e dei responsabili politici in modo da consentire loro di prendere decisioni più consapevoli traendo suggerimenti dalle politiche e dalle pratiche scolastiche applicate in altri paesi.

Figura 1 – Esempio di una prova di matematica di PISA 2012

I risultati del PISA mettono in luce diversi dati interessanti. Il grafico di Figura 2 mostra una relazione positiva tra la spesa che ogni Paese sostiene per ciascuno studente dai 6 ai 15 anni e i risultati in lettura in PISA 2018. Con l’aumento della spesa, aumenta anche la performance media di un paese; ma il tasso di aumento diminuisce rapidamente, contraddicendo l’opinione che sia sufficiente far crescere la spesa per il sistema scolastico per migliorarne la qualità. Infatti la spesa per studente è responsabile per circa la metà della variazione della performance media tra Paesi (39% nei paesi OCSE).  Al di sopra dei 50 000 $ per studente (tenuto conto delle parità di potere d’acquisto [PPP]), la spesa è molto meno correlata ai risultati. Interessante è, ad esempio, il caso dell’Estonia, che spende circa 64 000 $ per studente rispetto a una spesa media OCSE di circa 89 000 $, ma è uno dei paesi OCSE che ha conseguito i migliori risultati in lettura, matematica e scienze. Ciò dimostra che, se l’istruzione deve essere dotata di risorse sufficienti, che spesso mancano nei paesi in via di sviluppo, non è però necessario un livello elevato di spesa per studente per raggiungere l’eccellenza nell’istruzione.

Figura 2 – I risultati nella literacy di lettura e la spesa per studente

La figura 3 mostra la relazione tra tempo totale di apprendimento, sulla base delle informazioni raccolte in PISA 2015, e la performance per diversi paesi che hanno partecipato a PISA. Anche questo grafico mette in luce un dato interessante. Infatti si può notare che i paesi del quadrante superiore sinistro raggiungono livelli di competenza superiori alla media ma i loro studenti dedicano meno tempo all’apprendimento rispetto alla media degli studenti quindicenni dei paesi OCSE: possono essere considerati quindi sistemi scolastici più efficienti. Tra tali sistemi vi sono la Finlandia, la Germania, il Giappone e la Svezia. Al contrario, in diversi Paesi ed economie con alte prestazioni, tra cui Corea e Singapore – ma per quanto riguarda questo aspetto anche l’Italia i cui studenti non raggiungono però prestazioni molto elevate – gli studenti hanno riferito di aver trascorso più di 50 ore settimanali frequentando lezioni regolari a scuola o facendo compiti o dedicandosi ad altre attività di apprendimento supplementari.

I responsabili politici dell’istruzione, e chiunque si occupi di politiche scolastiche, possono beneficiare dei confronti internazionali prendendo ispirazione dagli altri e adattando poi le lezioni apprese alla propria situazione. Ciò può essere ottenuto in diversi modi: analizzando le differenze osservate nella qualità, nell’equità e nell’efficienza dell’istruzione tra un Paese e l’altro, e considerando in che modo esse sono collegate a determinate caratteristiche dei sistemi educativi di quei Paesi. Ma quali sono le principali caratteristiche comuni a tutti i sistemi educativi con alte prestazioni che è stato possibile individuare grazie alle diverse indagini PISA dal 2000 ad oggi?

Figura 3 – I risultati nella literacy di lettura e il tempo totale di apprendimento

Uno dei primi risultati concreti dell’indagine PISA è che i responsabili dei migliori sistemi scolastici nel mondo sono riusciti a convincere i loro concittadini che vale la pena di investire sul futuro investendo nell’istruzione e che è meglio competere sulla qualità del lavoro degli insegnanti piuttosto che sull’aumento della loro retribuzione. Il valore attribuito all’istruzione può influenzare le decisioni che gli studenti prendono in merito a ciò che vogliono studiare e influirà anche sul fatto che gli studenti più capaci considerino possibile una carriera nell’insegnamento.

Se da una parte è importante valorizzare l’istruzione, dall’altra è fondamentale credere che ogni studente sia in grado di imparare. In alcuni Paesi, gli studenti vengono suddivisi in percorsi diversi fin dalla più tenera età, perché si ritiene che solo alcuni bambini possano raggiungere standard elevati. Al contrario, in Paesi pur tanto diversi tra loro come Estonia, Canada, Finlandia e Giappone, i genitori e gli insegnanti condividono la convinzione che tutti gli studenti possano acquisire alte competenze, convinzione che si manifesta nel comportamento degli studenti e degli insegnanti. Questi sistemi sono passati dalla selezione del talento umano al suo sviluppo e ciò ha ottenere buone performance scolastiche.

In molti sistemi educativi, si insegna nello stesso modo a studenti diversi. I migliori sistemi scolastici tendono ad affrontare le diversità tra gli studenti tramite pratiche pedagogiche differenziate, senza compromettere gli standard. In questi sistemi ci si rende conto che qualsiasi studente può avere talenti straordinari e quindi si cerca di personalizzare l’esperienza educativa in modo che tutti gli studenti possano raggiungere standard elevati. Inoltre, gli insegnanti investono non solo nel successo scolastico dei loro studenti, ma anche nel loro benessere.

In nessun luogo la qualità del sistema scolastico supera quella degli insegnanti che vi operano. I migliori sistemi scolastici selezionano e formano attentamente il loro personale docente; migliorano la performance degli insegnanti in difficoltà e strutturano le classi stipendiali in modo da riflettere gli standard professionali; forniscono un contesto nel quale gli insegnanti lavorano insieme per definire meglio le buone pratiche didattiche e li incoraggiano a crescere nella loro carriera. Lo status della professione di insegnante in un paese ha un impatto profondo su chi aspira ad entrare nella professione. Ad esempio, in Finlandia, l’insegnamento è un’occupazione altamente selettiva con insegnanti altamente qualificati e ben istruiti sparsi in tutto il paese. Poche professioni nel Paese hanno una reputazione superiore a quella degli insegnanti. Nelle culture di tradizione confuciana, gli insegnanti hanno da tempo uno status sociale più elevato rispetto alla maggior parte dei loro omologhi in Occidente. In alcuni paesi dell’Asia orientale, la retribuzione degli insegnanti è fissata per legge per assicurarsi che gli insegnanti siano tra i più pagati tra tutti i dipendenti pubblici. Ma mentre è relativamente facile rendere l’insegnamento più attraente dal punto di vista finanziario, è molto più difficile rendere l’insegnamento più attraente dal punto di vista intellettuale. Quest’ultimo aspetto però è fondamentale per attirare nella professione persone di grande talento, soprattutto perché molte persone che si dedicano all’insegnamento lo fanno perché desiderano aiutare le nuove generazioni ad avere successo in un mondo in cui abilità e conoscenze sono fondamentali. L’assunzione di laureati di alto livello è solo una delle componenti del miglioramento dell’istruzione, un’altra sono gli investimenti che i Paesi fanno per lo sviluppo professionale continuo degli insegnanti.

I migliori sistemi scolastici si pongono mete ambiziose, indicano con chiarezza quello che gli studenti dovrebbero saper fare e mettono gli insegnanti in condizione di decidere di che cosa hanno bisogno per insegnare ai propri studenti. Questi sistemi incoraggiano i loro insegnanti a essere innovativi, a migliorare le proprie prestazioni e quelle dei colleghi, a ricercare uno sviluppo professionale che conduca a pratiche migliori. Nei migliori sistemi scolastici, più che cercare di migliorare dall’interno il sistema, si cerca di guardare all’esterno, verso gli insegnanti e le scuole di altri Paesi, creando una cultura di collaborazione e forti reti di innovazione.

I sistemi scolastici con le prestazioni migliori forniscono un’istruzione di alta qualità a tutti gli studenti, cosicché ogni studente riceve un insegnamento eccellente. Per raggiungere questo obiettivo, in questi Paesi i dirigenti scolastici migliori vengono spinti a prendersi cura delle scuole più difficili e gli insegnanti di talento vengono indotti a occuparsi delle classi più impegnative.

Da ultimo ma non per importanza, i migliori sistemi scolastici tendono ad allineare politiche e pratiche scolastiche in tutto il sistema. Essi assicurano che le politiche siano coerenti per lunghi periodi di tempo e si accertano che siano attuate in modo coerente.

Uno dei principali limiti delle indagini internazionali consiste nel fatto che sapere cosa si sta facendo nei sistemi che hanno i migliori risultati non è sufficiente per poter dire come migliorare i sistemi meno efficaci. Quindi è necessario che intervengano altre forme di analisi. Questo è anche il motivo per cui PISA non pretende di dire ai Paesi cosa dovrebbero fare. Il messaggio di PISA sta nel dire ai Paesi ciò che gli altri stanno facendo.

Stefania Pozio
primo ricercatore – INVALSI

BIBLIOGRAFIA

* OECD (2019) – PISA 2018 results. In http://www.oecd.org/pisa/publications/pisa-2018-results.htm
* Schleicher A. (2019) – World class: how to build a 21st-Century School System. In https://www.oecd.org/education/world-class-9789264300002-en.htm

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