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È uscito per l’editore Codice il libro di Michael Frame “La geometria del dolore. Riflessioni sulla matematica e sulla vita”. Lo ha letto per noi Nicola Ciccoli.

“La bellezza è un ponte tra il dolore e la geometria. Dimostrarlo richiederà un certo impegno.”

Può la geometria insegnarci qualcosa su come si supera il dolore? Da questa domanda che pare accostare concetti incongrui parte il libro di Michael Frame, matematico esperto di frattali, allievo di Mandelbrot e che sui frattali ha pubblicato libri molto belli e che forse varrebbe la pena tradurre in italiano.

Perché mai la geometria dovrebbe insegnarci qualcosa sul dolore? Perché, argomenta Frame, ogni dolore è conseguenza di uno strappo, ogni lutto è una perdita di continuità, potremmo dire, nelle parole dell’autore, dello spazio delle storie di una vita.

Tale perdita di continuità, ci dice Frame, è però spesso apparente, ci sembra tale solo perché proiezione su di uno spazio esistenziale limitato a poche coordinate di un oggetto multidimensionale complesso. Ora: se non avete idee sulla geometria a molte dimensioni questo non è semplicissimo da spiegare, lo spiega lui e non ho bisogno di spiegarlo io. Inoltre il dolore, proprio come i frattali, presenta una specifica invarianza di scala: i dolori di grandi perdite assomigliano tantissimo ai dolori delle piccole perdite. L’autore suggerisce allora di muoversi con coscienza lungo diverse scale spaziali e temporali per riuscire a lenire questi dolori. Va preso per quel che è: forse una raffinata metafora, forse un autoinganno, di certo una possibile ricerca di senso, usando l’immaginazione spaziale di un matematica, di quello che ci attraversa. E l’autore è perfettamente cosciente di non aver trovato una chiave universale che affranchi l’uomo dalle sue paure. Si tratta, piuttosto, di uno specifico viaggio intellettuale in cui con modestia e intelligenza l’autore ripercorre alcuni momenti dolorosi della sua esistenza e riconosce il modo in cui la sua formazione matematica ha contributo a dar loro forma.

Non c’è solo dolore in queste pagine. Un intero capitolo sulla universalità della bellezza, ad esempio, con la sua delicata miscela di sorpresa e riconoscimento, restituisce uno sguardo contemporaneamente scientifico ed empatico sul mondo. È questo capitolo che si apre con la citazione in esergo.

A toccare di più, però, sono le parole lievi con cui Frame ricorda la figura del padre e il suo funerale, o la fine prevista ma non per questo meno dolorosa del gatto Skyzzy. Anche il sommesso e costante rimpianto per aver dovuto lasciare l’insegnamento universitario con troppo anticipo per problemi di salute.

Non manca, ovviamente, la matematica e, tra le sue illustrazioni piacevolmente amatoriali che tanto ricordano i maldestri tentativi di tante lezioni, trovano spazio dimostrazioni eleganti e una splendida appendice in grado di trascinare in poche righe da un quadrato ad aspetti non banali della geometria dei frattali aleatori.

Campeggia, quasi ovunque, quel triangolo di Sierpinski che non può fare cortocircuito, nella mia mente, con il capolavoro di David Foster Wallace, Infinite Jest, programmaticamente scritto a forma di frattale che, con il suo oculato alternare di presenze e rimozioni mette in scena altre e diversissime parabole di gestione della sofferenza, basata sullo sport, sulla fuga, sulla dipendenza.

Riflessioni che aiutano a definire il perimetro della matematica riportata alla sua dimensione di esperienza umana.

Nicola Ciccoli

La geometria del dolore. Riflessioni sulla matematica e sulla vita
Autore: Michael Frame
Traduttore: Daniele A. Gewurz
Editore: Codice
Anno edizione: 2022
In commercio dal: 22 giugno 2022
Pagine: 181 p., ill. , Brossura
EAN: 9791254500095

 

 

 

Cover Image by Racool_studio on Freepik [modificata]

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