The social network
Viviamo in un'epoca strana. Anche se molti dicono che la cultura non conta più nulla, per la prima volta nella storia abbiamo delle persone comuni, senza privilegi di nascita, che diventano miliardarie e ultra-potenti senza aver dovuto commettere crimini violenti, aver speculato sulla pelle delle persone o averle sfruttate in modo disumano...
Viviamo in un'epoca strana. Anche se molti dicono che la cultura non conta più nulla, per la prima volta nella storia abbiamo delle persone comuni, senza privilegi di nascita, che diventano miliardarie e ultra-potenti senza aver dovuto commettere crimini violenti, aver speculato sulla pelle delle persone o averle sfruttate in modo disumano. Prendiamo due film a confronto. “Il petroliere” (There will be blood, 2007), di Paul T. Anderson, interpretato da uno straordinario Daniel Day Lewis, e “The Social Network” di David Fincher con la giovane promessa Jesse Eisenberg. Il primo è meglio caratterizzato dal titolo inglese “Ci sarà sangue”, sangue che verrà versato con una certa abbondanza durante il film, e il prezzo del successo e della ricchezza sarà quello di rendere sempre più solo e isolato il protagonista, il ruvido Daniel Plainview. Invece, “The Social Network” è la narrazione romanzata dell'ascesa del fenomeno Facebook ad opera dell'oggi 26enne Mark Zuckerberg. Perché Mark Zuckerberg e Daniel Plainview sono così diversi? Entrambi sono persone dall'enorme volontà e ambizione, e sembrano avere una visione chiara dei rapporti di forza tra le persone. Plainview vive in un tempo spietato in cui solo la forza e la cattiveria sembrano poter sostenere l'affermarsi delle opinioni, giuste o sbagliate che siano. Zuckenberg vive in un'epoca profondamente diversa, fatta di connessioni veloci, di potere dell'informazione e di psicologia sociale.
La forza di Z. non è nella potenza materiale, e nemmeno nella sua
profondità intellettuale, ma nella immediatezza(=senza mediazione) di
esecuzione dei suoi progetti e nella capacità di astrazione. A
differenza di coloro che non hanno fatto studi scientifici, Z. è capace
di implementare le sue idee, svolgendo un lavoro di organizzazione dei
dati gigantesco con pochi battiti di tastiera, una cosa che in nessuna
altra epoca sarebbe stata possibile. Magari non è un genio
dell'informatica, ma deve capirla e saperla usare molto bene per poter
operare. Z., come i suoi colleghi Brin e Page (Google), ma anche come
Steve Jobs o Bill Gates, ha una cultura forse non particolarmente
vasta, ma solida e molto antica. La logica, la matematica,
l'informatica moderna, da Leibniz a Turing e von Neumann, sono dietro
di lui. È la prima volta, pensateci bene, che un nerd totale è non
soltanto ben pagato, ma ha il controllo completo della
situazione.
A questo contatto diretto con l'operatività, un sapere che si fa
rapidamente potere, si affianca la dote tipicamente matematica
dell'astrazione. Diversamente da tanta psicologia teorica o dagli
“esperti” di comunicazione, Z. è capace di astrarre in modo efficace
alcune caratteristiche elementari del comportamento delle persone, per
ricombinarle e portarle a produrre effetti planetari. Cercare un amico,
la foto di una persona che ci interessa, gli amici degli amici.
Connettere insieme le persone. Capire che quello che tutti condividono
è l'isolamento. Tutto questo scatena una valanga esponenziale, perché
la rete, alla fine, per quanto vasta sia, si comporta come un oggetto
matematico oramai molto noto, è un cosiddetto “small world”. Di che si
tratta? Siete in viaggio all'estero e conoscete una persona. Dopo un
po' che parlate viene fuori che questa persona, ma guarda un po'
come-è-piccolo-il-mondo, conosce bene un amico di un vostro amico.
Questo tipo di coincidenze sono state popolarizzate da un film di
qualche anno fa con Will Smith che si chiamava “Sei gradi di
separazione”, in cui si sosteneva che tra due esseri umani c'era al più
una catena di sei individui. Se sia vero o no dipende da come si
definiscono i contatti (una stretta di mano? Una telefonata? Una cena
insieme?). Per certi ambiti questa cosa può essere semplice. In
matematica per esempio, il contatto è l'aver firmato insieme un lavoro
recensito dal Mathematical Reviews. Vi sono circa 400.000 matematici
che hanno firmato almeno un lavoro, e di questi ben 268.000 fanno parte
della stessa componente connessa. Questa componente principale è in
realtà molto ben connessa. Un modo per misurarlo è prendere come punto
di partenza il matematico Erdös. Quelli che hanno scritto un lavoro con
lui hanno Erdös Number=EN=1, e chi ha scritto un lavoro con un EN=n, ha
EN=n+1. Ora, nella componente connessa nessuno ha più di EN=13 e solo
1150 hanno EN>8. La cosa potrebbe sembrare particolare, ma si scopre
che in pratica la distanza qualsiasi tra due matematici è circa 8, con
una deviazione standard di 1.21. Otto gradi di separazione,
dunque...
Ora, con Facebook questa cosa è moltiplicata per un milione (gli utenti
di Facebook sono stimati sui 600 milioni). E questo non vuol dire
maggior distanza, ma anzi maggior opportunità di incontrarsi (beh, si
fa per dire...). Se voglio connettermi con molta gente, niente di
meglio che cominciare a diventare amico di “Barack Obama” o”Disney” (18
milioni di amici ognuno) oppure aprire una pagina di Super Mario o di
Hello Kitty. Insomma sfruttare l'effetto “small world” che consiste
nell'avere un certo numero di “hub” che fanno ricircolare le
connessioni a grande velocità. In un network planetario si possono
immaginare gli incroci più strani e tutti si possono incontrare con un
paio di click. È una specie di “Schema Ponzi” funzionante (Lo schema di
Ponzi è un modello economico di vendita illegale che promette forti
guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi "investitori",
a loro volta vittime della truffa, una specie di catena di
Sant'Antonio).
“The Social Network”, il film, è un film americano. E come tale deve
cercare di spiegare in modo semplice delle cose che in sé sono
abbastanza complesse. Nel film lasciano pensare che dietro all'idea di
Facebook ci sia il desiderio di Z. di sentirsi meno solo, o meglio più
in contatto con una certa ragazza. Può essere. Ma a volte mi sembra che
sia come se quest'ansia di connettersi alla fine si fosse come messa
tra due specchi, moltiplicandosi così all'infinito. E al centro ci
siamo sempre noi, e l'amico Z., che guardiamo ossessivamente ognuno la
propria immagine.
Roberto Natalini
