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Lo scorso 3 dicembre si è svolto a Roma il seminario di presentazione dei risultati dell’indagine internazionale OCSE-PISA 2018 sulle competenze in Lettura, Matematica, Scienze e ambito Finanziario di 600 mila quindicenni di 79 Paesi del mondo. La CIIM (Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica) non poteva mancare a questo appuntamento così importante, ed è stata delegata Antonella Montone, che ci propone di seguito una riflessione sulla Scuola in Italia alla luce dei risultati presentati. 

Come è noto, ogni rilevazione pone particolare attenzione su uno dei quattro domini (dominio principale), mentre gli altri tre sono considerati in modo meno approfondito. Nel 2018 l’attenzione è stata posta sulle competenze in Lettura. Oltre alla somministrazione delle prove interamente al computer, quest’anno per la Lettura, è stato utilizzato un test adattivo multistadio, cioè un test che consente di assegnare le prime prove e a seconda di come lo studente risponde, assegna prove di livello crescente. Ciò consente di misurare in maniera più fine le competenze degli studenti. Per Matematica, Scienze e ambito Finanziario si è utilizzato un test classico.

I risultati in Lettura vedono l’Italia (punteggio di 476) posizionata al di sotto della media OCSE (punteggio di 487), collocandosi tra il 23o e il 29o posto tra i paesi OCSE. Per gli studenti italiani si conferma il divario Nord-Sud: gli studenti delle aree del Nord ottengono i risultati migliori (Nord Ovest 498 e Nord Est 501), mentre gli studenti del Sud presentano le maggiori difficoltà (Sud 453 e Sud Isole 439). Gli studenti del centro ottengono risultati intermedi (484), maggiori di quelli degli studenti del Sud e Sud Isole, inferiori di quelli del Nord.

Un ulteriore divario si evidenzia anche tra le differenti tipologie di scuole: gli studenti dei Licei ottengono punteggi molto elevati (521), vicini ai paesi europei con risultati migliori in PISA, seguono gli studenti degli istituti tecnici (458), e infine, gli studenti degli Istituti Professionali (395) e della Formazione Professionale (404), che manifestano notevoli difficoltà.

Dall’analisi dei risultati emerge che le competenze in Lettura dei quindicenni italiani peggiorano rispetto ai cicli in cui la Lettura è stata ambito di rilevazione principale (ciclo del 2000, -11 punti; ciclo del 2009, -10 punti) mentre non si discostano in modo statisticamente significativo da quello dell’ultima rilevazione. Inoltre l’Italia presenta una percentuale di studenti che raggiunge almeno il livello minimo di competenza (livello 2) in Lettura analoga alla percentuale media internazionale (circa il 77%). Al livello 2, gli studenti dimostrano la capacità di utilizzare le loro abilità di lettura per acquisire conoscenze e risolvere una vasta gamma di problemi pratici. Solo 5% degli studenti italiani raggiunge i livelli di top performer (livelli 5 e 6). In generale gli studenti italiani sono più bravi nei processi di comprensione (478) e di valutazione e riflessione (482) piuttosto che nell’individuare informazioni (470).

In Matematica, gli studenti italiani hanno ottenuto un punteggio medio in linea con la media dei paesi OCSE (Italia 487, paesi OCSE 489), mantenendo dal 2009 un andamento dei risultati costante. Si registrano risultati stabili sia nelle cinque macro-aree geografiche, sia nelle tipologie di istruzione. Circa il 24% degli studenti quindicenni italiani non ha raggiunto il livello base di competenza (livello 2), mentre circa il 10% si colloca nei livelli di eccellenza 5 e 6, vicinissimi alla media OCSE (11%). In Scienze c’è stato un miglioramento registrato nelle rilevazioni del 2009 mantenuto nel 2012, seguito da un significativo calo nel 2015 che si è prolungato nel 2018.

Ci si chiede quali possano essere le motivazioni di tali risultati preoccupanti e quali i possibili interventi. Dal dibattito sono emerse alcune riflessioni riguardanti da un lato le risorse minime e irrisorie che storicamente la politica dedica alla scuola, dall’altro la corrispondente mancata formazione didattico-disciplinare degli insegnanti (pre-service ed in-service), necessaria per rispondere ad una società in continua evoluzione e trasformazione. Particolare attenzione è rivolta agli Istituti Professionali che se per un verso accolgono la metà circa degli studenti Italiani, per l’altro si caratterizzano per una maggiore dispersione scolastica. Inoltre in riferimento alle macro-aree del Sud e Sud Isole, è stato messo in evidenza il disagio socio-economico e culturale che fortemente condiziona il rendimento scolastico e vede la scuola distante dalle necessità della realtà locale, non in grado di “attrarre” gli studenti e le famiglie verso la dimensione culturale.

Si da quindi la colpa alla scuola, una scuola inadeguata, non al passo con i tempi, una scuola non in grado di incuriosire e di avvicinare gli studenti allo studio. Ma chi si nasconde dietro la parola “scuola”?

Scuola è:

gli insegnanti che quotidianamente lavorano per raggiungere gli obiettivi; gli studenti con i loro sogni, le loro ambizioni e la loro interpretazione sociale, spesso completamente distante da quella degli adulti (o almeno così sembra!); la burocrazia scolastica fatta di carte e adempimenti formali.

Nella realtà socio-culturale in cui viviamo, caratterizzata da una cultura multidimensionale e per

frammenti, raramente strutturati secondo logiche lineari e gerarchiche, le metodologie di insegnamento disciplinari utilizzate risultano molto spesso obsolete e inadeguate, probabilmente perché articolate in un processo sequenziale che utilizza un’ottica lineare e riduzionista.

Spesso si evidenzia una frattura tra un curricolo scolastico, apparentemente perfetto, e invece una pratica che, partendo dalle necessità socio-culturali del mondo attuale, richiede attività degli insegnanti non previste e non prevedibili in un quadro di progettazione generale. Sembra di assistere a una schizofrenia tra un prescritto e un agito le cui linee guida nascono dal vissuto dei giovani e non trovano molto spazio nelle formule date.

Per la Matematica, così come per le altre discipline, diventa necessaria una formazione degli insegnanti, sia in ingresso sia in itinere, indirizzata verso un nuovo modo di interpretare la disciplina, in grado di rompere gli stereotipi di disciplina arida, meccanica e fatta di formule per renderla agli occhi degli studenti interessante e utile, anche per il raggiungimento degli obiettivi della realtà quotidiana così da avvicinarli alla sua “bellezza”.

Fondamentale diviene riconoscere nel ruolo dell’insegnante l’essere responsabile di tutte le fasi della trasposizione e ricostruzione didattica, che si collocano prima, durante e dopo l’azione didattica; l’appropriarsi delle scelte didattiche a partire dall’orizzonte teorico di riferimento nel prendere in considerazione il sapere esperto da sottoporre a trasposizione; il fissare, all’interno della finalità generale della disciplina insegnata, le modalità con cui organizzare e allestire le unità di sapere, facendo riferimento ai nuclei fondanti ed agli orizzonti di competenza precedentemente individuati; l’essere investito della responsabilità di scelta nei confronti degli studenti, scelta che travalica le questioni strettamente strumentali per collocarsi anche su piani didattico-pedagogici, sociali, politici ed etici.

Non servono ulteriori riforme, ma maggiori energie (finanziamenti, materiali tecnologici d’avanguardia) da impiegare nella politica scolastica e nella formazione degli insegnanti.

Antonella Montone
Delegata della CIIM per il seminario di presentazione dei risultati dell’indagine OCSE-PISA 2018

 

 

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