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Comunicato della CIIM sulla discussione parlamentare relativa alla revisione del sistema di formazione e reclutamento dei docenti di scuola secondaria (modifiche al D.L. n.59 del 13 aprile 2017). Apparso anche sulla pagina della CIIM. Questo comunicato è stato condiviso con tutti i componenti delle commissioni permanenti per Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport del Senato e e per Cultura, Scienza e Istruzione della Camera

Circa 30 anni fa, con la legge n. 341 del ’90 e con il successivo avvio delle scuole di specializzazione per l’insegnamento nella scuola secondaria, si sanciva finalmente, anche nel nostro Paese, la necessità di una formazione specifica professionalizzante per l’insegnamento nella scuola secondaria. Da allora, la definizione del percorso di formazione iniziale e immissione in ruolo degli insegnanti di scuola secondaria in Italia è stata oggetto di continui ripensamenti e cambiamenti. Questa variabilità è in evidente contrasto con la tradizione di molti Paesi occidentali in cui la stabilità delle leggi su queste materie è considerata la garanzia prima della qualità del sistema educativo.

È tuttavia legittimo, da un punto di vista politico, che un Governo voglia sviluppare la sua idea di formazione iniziale. Il punto dunque non è tanto quello di discutere la volontà del cambiamento in sé, quanto l’idea di scuola e di professione del docente che ogni nuova proposta delinea.

L’attuale Governo sta discutendo il superamento del percorso previsto dalla Legge 107, nota come “La Buona Scuola” e, pur dovendo commentare solo notizie ufficiose, cosa di per sé molto discutibile, ciò che emerge fa nascere una fortissima preoccupazione.
Le voci che da qualche mese a questa parte si sono succedute su siti attenti al mondo della scuola stanno purtroppo, giorno per giorno, acquisendo sempre più attendibilità, con la pubblicazione, tra le altre cose, del dossier della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica sulla Legge di Bilancio 2019 (dossier pubblicato il 7 novembre scorso).
La discussione sull’art.58 della Legge di Bilancio (revisione del sistema di reclutamento dei docenti nella scuola secondaria e titolarità di tutti i docenti sulla singola scuola) delinea, relativamente alla formazione iniziale, un quadro allarmante che potrebbe riportarci indietro di quasi 30 anni, ad un sistema già discutibile allora e che ora sarebbe anacronistico, fuori dal tempo: si prevede un concorso post-laurea abilitante, seguito da un solo anno di formazione e prova per i futuri docenti, con il conseguente ridimensionamento della fondamentale possibilità di collaborazione tra scuola e università nel percorso formativo iniziale dei docenti.

Si giustifica questa decisione principalmente con la valutazione di “lunghezza eccessiva del percorso” previsto dal d.lgs. 59/2017 (tre anni di FIT) da parte “dei portatori di interesse” ascoltati. Viene spontaneo chiedersi e discutere su chi siano i portatori di interesse delle riforme sulla formazione iniziale degli insegnanti. Non possono certo essere gli aspiranti insegnanti, ma dovrebbero essere in primo luogo le associazioni professionali che rappresentano i docenti, la comunità scientifica e anche quella educativa (in particolare studenti, insegnanti e dirigenti). Saranno stati ascoltati?

Ma, soprattutto, “eccessiva” rispetto a cosa?

La professione docente, al giorno d’oggi, è una professione particolarmente delicata, che necessita di competenze professionali di alto livello. Le competenze che deve avere un insegnante all’inizio del suo percorso non si esauriscono con le sue conoscenze disciplinari, ma investono aspetti trasversali fondamentali (pedagogici, psicologici, antropologici, informatici) e di didattica disciplinare, senza i quali semplicemente non si è docenti.

Sembra, tra l’altro, emergere la triste convinzione che l’esperienza possa sopperire (nel tempo) ad una ridotta formazione iniziale. Al contrario formazione ed esperienza sono complementari e una buona formazione iniziale permette anche lo sviluppo di un’esperienza migliore, più consapevole e riflessiva, dunque veramente formativa.

E se davvero il legislatore ritiene eccessivo un percorso di formazione triennale post-laurea per una professione così complessa come quella dell’insegnante, come possono essere poi avanzate pretese sulla formazione continua? Come si può, da una parte sostenere una posizione che si preoccupa di un’eccessiva formazione iniziale alla professione docente, in cui l’esperienza è sostitutiva della formazione, e poi sostenere la necessità dell’aggiornamento e del confronto con l’università e le comunità scientifiche del docente una volta entrato in ruolo e con un bagaglio importante di esperienza?

La formazione (iniziale ed in servizio) degli insegnanti è una cosa seria, complessa e fondamentale per il futuro del nostro Paese sulla quale si deve avere una linea coerente. Altrimenti si perde di qualsiasi credibilità.

Le riflessioni fatte investono la formazione dell’insegnante di qualsiasi disciplina, ma da parte nostra siamo particolarmente preoccupati per la formazione degli insegnanti di matematica del prossimo decennio; insegnanti che, da una parte si trovano spesso ad insegnare in cattedre miste, nonostante la mancanza di percorsi universitari che preparino davvero (anche solo a livelli di contenuti) su più discipline, dall’altra avrebbero estremo bisogno di avere gli strumenti di conoscenza didattica per affrontare efficacemente le difficoltà in matematica diffuse e di natura diversa degli studenti di scuola secondaria.

In questo quadro di forte preoccupazione e incertezza, un giudizio completo e articolato potrà essere dato solo quando sarà stata definita la natura di questo anno, sicuramente “non eccessivo”, di formazione e prova: ci sarà ancora spazio per la formazione o si immagina un tirocinio che sostituisca totalmente la formazione didattica (e disciplinare nel caso delle classi miste)?

L’auspicio è che le comunità scientifiche, ed in particolare l’UMI-CIIM per la matematica, siano, almeno per questo aspetto, ascoltate prima di prendere decisioni definitive.

In quanto Commissione Scientifica permanente della società che rappresenta la comunità dei matematici italiani, ci occupiamo da sempre di queste tematiche così complesse, delicate e rilevanti, e riteniamo di poter essere utili interlocutori per il mondo politico, oggi come in passato, per poter analizzare al meglio i rischi e le opportunità delle varie opzioni in campo e poter raggiungere, col confronto, i migliori risultati delle scelte effettuate.

Bologna, 26 novembre 2018

Contatti: Pietro Di Martino, Presidente UMI-CIIM, pietro.di.martino@unipi.it

 

 

 

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