Una nuova avventura di Massimo Ferri per Storie che contano: un messaggio cifrato attraversa i secoli… una lettera firmata nel futuro, scritta nel passato. Tra codici indecifrabili e salti temporali, Lettera dalla Signoria intreccia il mistero della crittografia moderna con il fascino delle epoche perdute.
Massimo Ferri, “Lettera dalla Signoria”
DA RECAPITARE AL
Dr. Luca Fabbri
Dipartimento di Fisica
Alma Mater Studiorum Università di Bologna
il giorno 22 novembre 2025
Caro Luca,
prima di tutto, accidenti a te. Poi magari può darsi che ti ringrazi.
Innanzi tutto non so neanche se questa mia ti arriva; Messer Cosimo giura che i suoi archivi sono destinati ad attraversare i secoli. Speriamo. Come in Ritorno al futuro II. Se questa lettera ti arriva, ti prego di portarla oggi stesso ai miei, prima che vadano a Chi l’ha visto.
Ma andiamo con ordine. Quando ieri (per te; per me tre anni fa) mi hai invitato tutto eccitato da te in campagna invece che al Dipartimento, ho pensato che si trattasse di qualche gustosa proposta godereccia. Invece mi hai subito travolto con discorsi più contorti del solito, coperti poi dal casino infernale del generatore diesel. Quando mi hai infilato in quel cubicolo ho afferrato solo la coda del discorso:
«… in avanti di un minuto; più o meno, sai, Heisenberg…»
«Luca, ma sei fuori dai coppi?»
«Tranquillo, tranquillo, a fra poco»
«Ma tu non sei un fisico…
…teorico?» L’ultima parola non l’hai sentita.
Heisenberg col cavolo, caro mio: ci volle poco a scoprire che mi avevi fiondato nel 1447! Dico, hai un’idea di cosa significhi? Dover rubare dei vestiti? Mendicare per strada? Poi c’era il problema della lingua. Sentendo il mio accento familiare ma le parole sconosciute che dicevo, mi guardavano tutti strano; ed essere strani nel 1447 non è una bella roba, sai? Anche sotto i Bentivoglio come niente ti bruciano in piazza. Ho deciso di lasciare Bologna al più presto, anche se a malincuore: dovresti vedere che bella, un intrico di viuzze e canali. Anche mentre passavo a piedi l’Appennino ti tiravo cancheri, Luca.
Mentre arrivavo qui a Firenze sentivo crescere un desiderio sempre più forte, quasi rabbioso: approfittare della situazione; diventare ricco. Per la miseria, non si è sempre detto che la nostra tecnologia è la magia del passato? Però, che cacchio potevo fare io con le mie conoscenze del 2025? Come novello Robinson Crusoe mi son reso conto di far pena: ogni cosa evoluta che mi veniva in mente aveva bisogno di elettricità. Ti confesso che ho cercato di costruire una pila per ricaricare lo smartphone ma mi son solo rovinato le mani. Meglio utilizzare le mie competenze di docente di matematica, allora. La tentazione forte era andare a Pisa, all’Università, e buttar lì: cari colleghi, so come risolvere le equazioni di terzo e quarto grado. Ma mi tratteneva una preoccupazione grossa.
Hai letto “Rumore di tuono” di Bradbury? Leggilo, è bellissimo. Il tizio che viaggia nel tempo mette un piede nel posto sbagliato e il futuro cambia. Magari è esagerato, però è reale la possibilità che io combini un guaio così. Non che me ne freghi niente di voi. Affé mia, è di me stesso che mi preoccupo! Non vorrei che qualche azione presente mi facesse sparire nel futuro e quindi anche qui! All’inizio mi preoccupavo di tutto, poi mi sono rilassato, però non posso andare sparato a cambiare la storia della matematica. Ero combattuto fra sfruttare il mio vantaggio e restare nel segreto.
La parola chiave è stata proprio questa: segreto. Ne ho passate delle belle, ma finalmente sono arrivato a presentare a Messer Cosimo il mio progetto: dotare i suoi uomini all’estero della “crittografia a chiave pubblica”. Eravamo insieme al seminario, ti ricordi? Che meraviglia! Una chiave di codifica, il prodotto di due grandi numeri primi, che può essere resa pubblica senza problemi, perché non coincide con la chiave di decodifica. Miliardi di transazioni sicure su Internet grazie a questa tecnologia, basata su teoremi vecchi di secoli!
Non hai idea di che rete di contatti la Signoria abbia in tutta Europa, fino a Costantinopoli, soprattutto adesso che l’Ottomano la minaccia. Diciamola tutta: è una rete spionistica degna della CIA, con un pressante bisogno di comunicazioni segrete. Così ho messo insieme una batteria di contabili che mi procurano numeri primi abbastanza alti. Tutti li legati della Signoria hanno la chiave formata dal prodotto di due primi e un contabile ben istruito da me per la codifica. Ho spiegato e rispiegato che se il nemico ruba la chiave non è un pericolo. Niente. Già due legati si son fatti uccidere pur di non rivelarla. Cretini. Ho anche scoperto che fra i miei collaboratori c’è almeno un figlio di baldracca che spiffera cosa stanno facendo. Io me la rido. Dei miei numeri primi il nemico non sa che farsene: prima di poterli usare deve inventarsi l’algebra modulare e la funzione di Eulero con tutti i suoi bravi teoremi!
Insomma, va’, ti ringrazio. A casa non sarei mai diventato ricco. Qua invece, senza dare nell’occhio, mi concedo tutto quello che mi pare. Mi son fatto fare anche un bidè: dovevi vedere la faccia del ceramista! Solo non so cosa darei per una pizza Napoli o un cartoccio di patatine fritte. Con la maionese.
Note
- La crittografia a chiave pubblica RSA (dai nomi degli inventori Rivest, Shamir e Adleman, 1977) è la più comune dei sistemi di codifica asimmetrica, usata nelle transazioni protette su Internet. Si basa su teoremi classici: il piccolo teorema di Fermat (1636-1640), o la sua generalizzazione tramite la funzione phi di Eulero (XVIII secolo), e il teorema cinese del resto (III secolo).
- Questo racconto è già apparso su Il Magazzino dei Mondi, n. 5, Dicembre 2024.
L’autore

Massimo Ferri è stato Professore ordinario di Geometria presso l’Università di Bologna. Si è sempre occupato di topologia e delle sue applicazioni. Il pensionamento gli consente di ampliare l’attività di divulgatore e di autore di fantascienza. Fa parte del comitato editoriale di MaddMaths!.
Il racconto è scaricabile qui nei formati PDF, ePub e AZW3.
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Per maggiori informazioni, contattare Alice Raffaele, curatrice della raccolta.












Che piacere leggerla professore! S0no stata sua allieva a Bologna nel lontano 1990, anche senza macchina del tempo, già la vita è cambiata in 35 anni… ma credo non lo sarà mai come per i nostri genitori , dagli anni ’40 ad oggi.. loro sì che hanno vissuto il salto nel futuro e sono macchine del tempo viventi.
Comunque GRAZIE di questo racconto…
Alla prossima adorabile lettura.
Sara
Grazie a te, Sara! (Sì, il Lei sarebbe dovuto, ma per me siete sempre ragazzi 🙂 )