Se si dovesse fare una lista dei cambiamenti della vita quotidiana occorsi nell’ultimo mezzo secolo, l’elenco sarebbe bello lungo. Con ogni probabilità, però, ci si concentrerebbe sulle cose principali – prima fra tutte, l’avvento di Internet – trascurando quelle più ovvie e meno evidenti. Insomma, non ci sarà libro di storia, nel futuro, che non racconterà come, proprio negli anni a cavallo tra secondo e terzo millennio, il mondo si sarà virtualmente globalizzato, dal punto di vista delle comunicazioni. Quelli che oggi vengono chiamati boomer sono probabilmente l’ultima generazione che ricorderà vividamente che razza di evento eccezionale e quasi drammatico fosse l’arrivo di una telefonata interurbana (sì, si riusciva a capire quando era un’interurbana, da uno squillo un po’ diverso) e allo stesso tempo si dannerà per lo stress dei messaggi indesiderati in arrivo dal Guatemala o dalla Nuova Zelanda.
Altri cambiamenti, però, arrivano in silenzio e prolificano senza rumore. Quanti semafori saranno stati distrutti, negli ultimi vent’anni? Si saranno ricondizionate tutte con successo, le fabbriche che li producevano? Cosa penserebbe oggi un vecchio tifoso di Gimondi o Merckx guardando la telecronaca di una tappa del Giro d’Italia? Certo, sarebbe molto colpito di vederla su uno strano oggetto che i suoi nipoti continuano misteriosamente a chiamare “telefono”, o magari su un televisore dallo schermo grande quanto quello del cinemino di periferia che frequentava da ragazzino, ma quasi sicuramente avrebbe sbarrato gli occhi per la meraviglia vedendo tutti quei corridori che, anziché sfrecciare attraverso gli incroci semaforici e rettilinei delle strade chiuse per l’occasione, girotondavano su decine di rotonde ogni paio di chilometri.
Non che non ci fossero, ai suoi tempi, le rotonde; ma erano rare, e seguivano regole diverse. Se non avevano segnaletiche preventive e particolari, valeva la regola universale della scuola guida: “la precedenza ce l’ha chi viene da destra”, che in quel caso specifico significava che le automobili entravano sparate nelle rotonde certe che i tapini che c’erano già dentro erano obbligati a dar loro la precedenza. In città che ne avevano diverse e trafficate, come Milano, c’erano automobilisti costretti a star in attesa di uno spiraglio nel flusso entrante per interi quarti d’ora.
E comunque, le rotonde erano poche: quelle “alla francese”, cioè come quelle di oggi, in cui ha la precedenza chi dentro la rotonda c’è già, erano ancora meno. L’unica cosa sicura era che bisognava percorrerle in senso antiorario (almeno qui da noi, in Italia, dove si tiene la destra). Ma questo vale per tutte le rotonde? Vale per i circuiti automobilistici? E, soprattutto, vale per i giochetti matematici?
Ad esempio, vale per il problema che abbiamo proposto questo mese sulle pagine di Le Scienze? Vediamo…
Cinque vetture guidate da famosi piloti girano in tondo su una rotonda. Le cinque auto sono disposte in un ordine noto, anche se non si sa se il senso di marcia sia orario o antiorario: Topolino, Paperino, Batman, la DeLorean di «Doc Brown» e il maggiolino Herbie. Sono targate sia davanti che dietro con un numero da 1 a 5, senza relazione con l’ordine di marcia. I piloti leggono le targhe sia delle macchine davanti che di quelle dietro, ma non conoscono la loro targa. Radio Corsa chiede ai piloti se il loro numero di targa è un quadrato, e tutti rispondono di non saperlo. Poco dopo, la domanda viene ripetuta, e quattro rispondono di nuovo «non lo so», ma Herbie ci pensa su e risponde invece «no». Terza domanda: si chiede ai piloti se la loro targa sia maggiore della targa della macchina che li segue, e la DeLorean risponde «non lo so», ma Paperino e Herbie rispondono «no», e Topolino e Batman rispondono «sì». Si chiedeva di determinare le targhe di tutte le vetture.
Ecco qua. Nell’articolo di soluzione che abbiamo scritto per il sito di Le Scienze abbiamo provato a dire come si possa arrivare a una conclusione, e anche a prendere in considerazione alcune possibili interferenze causate dall’abitudine o dall’eccessiva fede che si tende ad attribuire alle figure. Ma è inutile perdersi in ulteriori dettagli, no? Per vedere la soluzione basa cliccare sul link qua sotto.
La soluzione del problema secondo i Rudi Mathematici è pubblicata QUI.
Per il resto, che dire? Valgono le solite regole: commenti, contestazioni, proteste, applausi e fischi sono tutti bene accetti, metteteli pure qua sotto, nella sezione dei commenti.





![Math Inside [#7]: Segreti matematici image (10)](https://maddmaths.simai.eu/wp-content/uploads/2013/05/image-10-300x180.jpg)





Condivido la risposta che avevo inviato:
https://docs.google.com/document/d/188wxitR6PbPRaJMKPZ9vSfCXlXcpV5aT/edit?usp=drive_link&ouid=117564311960738395185&rtpof=true&sd=true
Mi sono basato sul senso di marcia orario mostrato dal disegno.
Con tale interpretazione ho individuato due soluzioni possibili.
Una di esse coincide con quella pubblicata per il senso orario.
Si spiega, penso, perché la sola domanda che dipende dal senso è la terza.