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Sebbene scientificamente infondate, nel mondo continuano a sussistere molte terapie mediche bizzarre che curerebbero le più svariate malattie e sono diffuse da dicerie popolari, sciamani e stregoni. Un modello matematico spiega perché queste credenze sono così dure a morire.

 

Mangiare carne di un avvoltoio non fa guarire dalla sifilide e bere un infuso a base di serpenti in decomposizione non cura la lebbra: nonostante ciò queste ed altre terapie fasulle continuano a diffondersi, proprio… perché non funzionano. E’ questo il controintuitivo risultato ottenuto da un modello matematico che si è concentrato sulla finta medicina.

I trattamenti inefficaci non curano la malattia e, quindi, chi segue una terapia di questo tipo ha più tempo per poter raccontare di essa ad altre persone rispetto a coloro che, seguendo le terapie della medicina ufficiale, guariscono in tempi più rapidi.

“L’ipotesi di base è che le persone decidono di seguire una terapia perchè sono venuti a conoscenza di essa da altre persone,” dice Mark Tanaka, biologo-matematico della University of New South Wales di Sydney che ha condotto lo studio. “Le persone non sanno necessariamente che la cura iniziata funzionerà.”
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, che passa al vaglio le terapie mediche, richiede dati precisi e dettagliati che provino la reale efficacia di una terapia, prima di approvarla ufficialmente. Ma in molti casi tali paramentri non vengono rispettati dalle cure mediche diffuse nelle popolazioni. Ad esempio il governo Malaysiano ha respinto più di un terzo delle 25000 domande presentate proprio per ottenere la registrazione di farmaci poiché tali trattamenti sono risultati inefficaci o dannosi.

Nonostante questa politica internazionale, la medicina fasulla esiste ancora in tutto il mondo. Alcuni nigeriani curano la malaria con la stregoneria, un ministro della salute del Sud America ha recentemente dichiarato che l’aglio e la barbabietola sono efficaci per combattere l’HIV, e i depositi occidentali di medicinali sono pieni di farmaci non approvati per quasi tutte le malattie immaginabili. Per esempio l’erba di San Giovanni (Hypericum perforatum ) non fa niente per i disordini da deficit di attenzione e iperattività, ha concluso un recente studio, e tuttavia risulta largamente diffuso nel mondo.

Tanaka, come si legge sulla rivista PLoS-ONE, ha utilizzato un modello matematico per indagare il perchè i trattamenti inefficienti continuino a essere utilizzati nonostante esistano altri più efficaci. Il suo modello prendeva in considerazione diversi fattori, come ad esempio l’efficacia del trattamento, la velocità con cui le persone interrompevano il trattamento e, naturalmente, il rischio di morte. La situazione iniziale considerata era quella di una singola persona che seguiva un particolare trattamento (ufficiale o non) e, a partire da essa, il modello valutava quante persone decidevano di intraprendere quella terapia.

In molti casi i trattamenti fasulli garantiscono un maggior aumento nel tempo di pazienti che seguono quella cura rispetto alle terapie ufficiali che offrono tempi di guarigione più rapidi, ha osservato Tanaka. “Il fatto che queste non funzionano comporta che le persone che le usano sono malate più a lungo, e quindi rivelano il trattamento a più persone”, lui dice.

Fortunatamente i trattamenti inefficaci non sempre si impongono. Le malattie ricorrenti sono più favorevoli a promuovere trattamenti efficaci rispetto alle malattie rare. Infatti secondo il modello, se la malattia si ripresenta più volte allora i trattamenti fasulli non vengono più seguiti. Secondo Tanaka questo modello è valido anche nel caso delle culture in cui predomina la medicina basata sull’evidenza, e i gruppi governativi, come l’americana Food and Drug Administration, passano al vaglio la maggior parte delle cure mediche. A sostegno di questo, il ricercatore fa riferimento alla diffusione della medicina alternativa proprio in questi tipi di culture. “In molte situazioni le persone si limitano ad osservare gli altri e ad agire di conseguenza, qualunque sia la posizione della medicina ufficiale”.

Inoltre, in alcuni casi, una stessa terapia può essere ritenuta efficace se si prendono in considerazione i risultati di una ricerca e inefficace se si considerano i dati forniti da un altro studio. Tanaka afferma infatti che “nonostante la ricerca faccia numerosi progressi, non sappiamo ancora se molti medicinali sono realmente efficaci”.

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