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Bisogna essere un genio per fare matematica?
Direttamente dal blog di Terence Tao, uno dei migliori matematici viventi, medaglia Fields nel 2006, un'opinione su di un problema che spesso allontana le persone dal fare matematica.
È meglio guardarsi da nozioni come genio e ispirazione; sono una
specie di bacchetta magica e dovrebbero essere usate con cautela da
chiunque voglia vedere le cose con chiarezza. (José
Ortega y Gasset, “Sul romanzo”)
Bisogna essere un genio per fare
matematica?
La risposta è un NO enfatico. Per dare dei contributi
buoni ed utili alla matematica, uno deve lavorare
duramente,
conoscere bene un settore, conoscere
altri settori e
altri strumenti,
fare domande,
parlare con altri matematici e pensare
al "quadro d'insieme". E sì, sono anche richieste una ragionevole
quantità di intelligenza, pazienza
e
maturità . Ma non serve una qualche sorta di magico "gene del
genio" che spontaneamente generi ex nihilo profonde intuizioni,
soluzioni inaspettate ai problemi, o altre abilità
soprannaturali.
L'immagine popolare del genio solitario (e forse anche un po' matto),
che ignora i lavori precedenti e la conoscenza convenzionale e riesce,
con qualche inesplicabile ispirazione (potenziata, forse, da un tocco a
piacere di sofferenza ) ad inventarsi un'originale soluzione mozzafiato
ad un problema che aveva messo in difficoltà tutti gli esperti, è
un'immagine affascinante e romantica, ma anche parecchio sbagliata,
almeno nel mondo della matematica moderna. Ci sono ovviamente risultati
e intuizioni spettacolari, profondi e notevoli in questo campo, ma sono
il faticoso raggiungimento finale di anni, decenni, o anche secoli di
costante lavoro e progresso compiuto da molti grandi e bravi
matematici; il progresso da uno stadio di comprensione al successivo
può essere terribilmente non banale, e spesso piuttosto inaspettato, ma
tuttavia si costruisce sulla base dei lavori precedenti, piuttosto che
ripartendo totalmento da zero. (Questo è per esempio il caso del lavoro
di Wiles
sull' Ultimo
teorema di Fermat, o di Perelman sulla
Congettura
di Poincaré.)
In effetti, trovo che la realtà della
ricerca matematica attuale, in cui i progressi sono ottenuti
naturalmente e in modo cumulativo come conseguenza di un duro lavoro,
diretto dall'intuizione, dagli studi precedenti e da un pizzico di
fortuna, sia molto più soddisfacente dell'immagine romantica che avevo
da studente, di una matematica che progrediva principalmente
grazie alla mistica ispirazione di una rara stirpe di persone
"geniali". Questo“ culto
del genio” comporta infatti non pochi problemi, poiché nessuno è
capace di produrre queste (molto rare) ispirazioni su base anche
approssimativamente regolare, e con con un'affidabile e consistente
correttezza. (Se qualcuno mostra di farlo, sono del parere di rimanere
molto scettico sulle loro affermazioni.) Lo sforzo di provare a
comportarsi in questo modo impossibile può portare alcune persone a
diventare
troppo ossessionate con i "grandi problemi" e le "grandi teorie",
altri a perdere quel
sano scetticismo nel proprio lavoro o
nei loro strumenti, e altri ancora a diventare troppo
scoraggiati per continuare a fare matematica. Inoltre, attribuire
il successo al talento innato (che è al di là del proprio controllo)
piuttosto che ai propri sforzi, alla pianificazione, all'istruzione
(che invece sono in qualche modo controllabili) può portare ad altri problemi
ancora.
Certamente, anche se uno lascia
perdere la nozione di genio, sarà ancora possibile che in un dato
istante di tempo alcuni matematici siano più veloci, con maggiore
esperienza, maggiori conoscenze, più efficienti, più attenti, o più
creativi di altri. Questo non implica, tuttavia, che soltanto i
"migliori" matematici debbano fare matematica; questo è l'errore comune
di scambiare il vantaggio assoluto per il vantaggio
comparato. Ci sono talmente tanti settori di ricerca matematica
interessanti e problemi da risolvere, molto più di quelli che possono
essere trattati in dettaglio dai "migliori" matematici, e qualche volta
l'insieme degli strumenti e delle idee che possiedi ti permetterà di
trovare qualche cosa che altri bravi matematici non hanno visto, anche
perché anche i più grandi matematici avranno pure loro delle debolezze
in alcuni aspetti della ricerca matematica. Fino a che riesci ad
imparare, hai delle
motivazioni, e abbastanza talento, ci saranno sempre alcune parti
della matematica in cui potrai dare un solido e utile contributo.
Potrebbe
non essere la parte più "glamour" della matematica, ma in pratica
questo porta a una cosa abbastanza sana; in molti casi viene fuori che
i banali aspetti pratici di un argomento sono molto più importante di
qualsiasi sofisticata applicazione. Inoltre, è anche necessario "fare
pratica" in qualche parte non-alla-moda di un certo settore prima di
poter avere la possibilità di confrontarsi con un famoso problema; date
un'occhiata alle prime pubblicazioni di uno qualsiasi dei grandi
matematici di oggi per vedere cosa voglio dire.
In alcuni casi, un'abbondanza di
talento grezzo può finire (un po' perversamente) per essere in effetti
dannoso per lo sviluppo matematico a lungo termine di una persona; se
le soluzioni dei problemi si trovano troppo facilmente, per esempio,
uno potrebbe non mettere abbastanza energia nel lavorare
seriamente,
fare domande stupide, o
allargare il proprio orizzonte, e quindi potrebbe eventualmente
portare ad un ristagno delle proprie abilità. Inoltre se uno è abituato
a un successo facile, potrebbe non sviluppare la pazienza
necessaria per trattare problemi veramente difficili. Il talento è
importante, certamente; ma come uno lo sviluppa e lo nutre lo è ancora
di più.
È anche utile ricordare che la
matematica professionale non è uno sport (in opposizione alle
gare matematiche). Lo scopo in matematica non è di ottenere il
piazzamento migliore, il "punteggio" più alto, o il maggior numero di
premi e riconoscimenti; è invece quello di aumentare la comprensione
della matematica (sia per sé stessi, che per i propri colleghi e per
gli studenti), e contibuire al suo sviluppo e alle applicazioni. Per
questi compiti, la matematica ha bisogno di tutte le persone in gamba
che si riescono a trovare.
Vi suggerisco infine di leggere
l'articolo “ How to
be a genius“, di David Dobbs, New Scientist, 15 September 2006.
[Ringrazio Samir Chomsky per avermelo segnalato.]
Terence Chi-Shen Tao è un matematico
australiano nato nel 1975, vincitore nel 2006 della medaglia Fields. Svolge ricerca
principalmente nei campi dell'analisi armonica, delle equazioni
differenziali alle derivate parziali, della combinatoria, della teoria
analitica dei numeri e della teoria della rappresentazione. Il suo
risultato più famoso è il teorema di Green-Tao, dimostrato in
collaborazione con Ben Green, che afferma l'esistenza di progressioni
aritmetiche arbitrariamente lunghe di numeri primi. Tao è attualmente
professore all'Università della California di Los Angeles. Ha un
blog personale What's New, in cui presenta aggiornamenti
sulle sue ricerche, articoli divulgativi, discussioni di problemi
aperti e altre cose legate alla matematica.
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Quale libro di divulgazione matematica preferite (tra quelli usciti tra agosto 2010 e agosto 2011)?
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