Gerardo Morsella: Io, la teoria quantistica dei campi e Numb3rs

On November 6, 2009

Cosa fa un doppiatore italiano quando gli arriva davanti l’incomprensibile testo in ‘anglo-matematichese’ del telefilm Numb3rs? Chiama in aiuto il matematico Gerardo Morsella…

 

Qual è il suo percorso di studi?

In realtà non sono veramente un matematico, perché mi sono inizialmente laureato in Fisica, ma avendo fatto una tesi di fisica matematica su argomenti piuttosto concettuali, ed in cui si utilizzavano metodi di analisi funzionale abbastanza astratti, mi sono poi ritrovato a fare il dottorato di ricerca in Matematica. In seguito sono stato circa sei mesi per un post-doc all'istituto di Fisica Teorica dell'università di Goettingen, che è il posto dove è praticamente nata la Meccanica Quantistica, e poi di nuovo in Italia, tra la Sapienza, Tor Vergata, l'Indam e la Normale, per altri quattro anni abbondanti di precariato universitario. Infine ho avuto un posto da ricercatore in Analisi a Tor Vergata.

 

Qual è il suo settore di ricerca?

Mi occupo di applicazioni della teoria delle algebre di operatori (algebre di von Neumann e C*-algebre) alla teoria quantistica dei campi, che è la teoria matematica della fisica delle particelle elementari. In particolare mi interesso del limite di piccole scale spazio-temporali della teoria, che è uno strumento molto importante nella formulazione perturbativa, non rigorosa, della teoria, ma che da un punto di vista matematico e concettuale richiede ancora il chiarimento di molti aspetti.

 

La sua opinione sulla qualità dei telefilm in cui entra, anche marginalmente la scienza?

Purtroppo non credo di essere un buon giudice in una questione del genere, perché in realtà amo poco i telefilm "tout-court": trovo che siano un genere in cui le logiche di mercato abbiano un peso eccessivo e costringano gli sceneggiatori, che devono trovare idee per un numero di puntate indeterminato - finché la serie ha successo - a invenzioni sempre più incredibili e, quel che mi sembra peggio, a sviluppare le storie in modo poco pianificato, squilibrato, essenzialmente casuale, non sapendo mai quando e come possono "chiuderle". In particolare, ho visto solo qualche puntata delle prime serie del Dr. House, e ha abbastanza confermato il (pre)giudizio che ho scritto sopra. Tra i pochi telefilm che ho veramente amato quando ero bambino, però, devo assolutamente citare Star Trek (la serie classica), Spazio 1999 e l'Uomo da sei milioni di dollari. Sarei stato ore a guardarli.

 

Possono effettivamente servire alla divulgazione scientifica?

Direi che possono probabilmente contribuire a creare una consapevolezza del fatto che ormai la scienza ha un ruolo fondamentale in quasi tutti i campi dell'azione umana, e magari a rendere la scienza un po' più attraente rispetto alle noiose e ripetitive nozioni che si imparano a scuola (quando va male). D'altra parte c'è anche il rovescio della medaglia, ovviamente: a causa della necessaria spettacolarizzazione, si corre il rischio di far passare l'idea che la scienza risolva facilmente tutti i problemi. Per quanto riguarda la divulgazione scientifica vera e propria sono invece un po' dubbioso: probabilmente sono molto più utili trasmissioni come Quark e Radiotre Scienza o riviste come Le Scienze, realizzate da divulgatori professionisti, che capiscono non solo superficialmente di cosa stanno parlando e non cercano solo di fare spettacolo.

 

Come è venuto in contatto con Numb3rs? Ci raccontaci la sua esperienza come consulente

La mia collaborazione all'edizione italiana di Numb3rs è nata in modo del tutto casuale: alla società che si occupava dell'edizione italiana della prima serie (dalla quarta l'edizione italiana è curata direttamente dalla Rai) si erano resi conto che gli adattatori dei dialoghi avevano serie difficoltà a tradurre le parti, chiaramente piuttosto numerose, in cui si parlava di matematica, ed avevano quindi deciso di assumere un consulente. Una delle adattatrici mi conosceva per altri motivi, e quindi mi ha proposto di farlo ed io ho accettato, incuriosito dalla novità. Il mio lavoro si svolge essenzialmente così: gli adattatori mi mandano i copioni originali ed i loro adattamenti italiani, io confronto le parti "matematiche" e propongo loro, eventualmente, delle modifiche dove mi sembra che il senso dell'originale non sia stato reso in modo sufficientemente fedele, o dove l'uso della terminologia matematica non è conforme alla terminologia italiana comunemente accettata. Poi sta a loro ed al direttore del doppiaggio accettare o meno le modifiche che propongo, soprattutto in considerazione della compatibilità con i movimenti labiali, i tempi, le inquadrature... Questo ha anche creato inizialmente qualche problema perché per gli adattatori questa cosa del labiale è chiaramente molto importante, mentre magari sono disposti a sacrificare la precisione delle nozioni matematiche, anche pensando di fare un favore al pubblico. Mentre io la vedevo un po' all'opposto, anche perché mi sembrava che nell'originale all'esattezza della terminologia ci avessero badato abbastanza, forse anche con l'idea che un linguaggio "esoterico" potesse avere un qualche fascino sul pubblico e contribuisse a delineare i personaggi. Mi ricordo ad esempio una discussione piuttosto accesa sulla traduzione dell'espressione "brute force calculation", che io ci tenevo venisse resa con qualcosa del tipo "approccio di forza bruta", che gli adattatori trovavano ridicolo. Ma alla fine credo di averla spuntata...

 

Numb3rs offre uno spaccato realistico del mondo della matematica? Ha qualche lato debole?

Credo che sia abbastanza apprezzabile il modo in cui sono stati tratteggiati i personaggi scienziati: si è fatto ovviamente ricorso a tutta una serie di luoghi comuni (il matematico socialmente imbranato, il fisico teorico fuori dal mondo che in ogni situazione vede l'aspetto astratto e filosofico...), ma sono fortunatamente stati dosati con mano leggera, così che i personaggi risultano non dico realistici, ma quantomeno accettabili. Anche i rapporti tra loro, come l'amicizia mista a sottile rivalità che lega il mentore al giovane geniale, o l'ambiente di lavoro accademico rilassato e un po' giocoso in contrasto con quello frenetico dell'FBI mi sembra che siano raccontati in modo credibile. Sul fronte della credibilità delle applicazioni della matematica ai casi polizieschi direi che anche per Numb3rs succede la cosa che dicevo prima dei telefilm in generale: inizialmente le idee mi sembravano abbastanza verosimili, seppure un po' esagerate, ed avevo anche letto che erano spesso ispirate a reali applicazioni della matematica elaborate da esperti dell'FBI. Un esempio per tutti: la puntata della prima serie in cui Charlie, per capire il perché della morte sospetta di un giovane studente di ingegneria, scopre che il grattacielo di una corporation è stato costruito in modo non conforme al progetto e rischia di cadere in presenza di particolari sollecitazioni dovute al vento è ispirata alla vera storia del grattacielo della Citigroup a New York. Andando avanti con la serie mi pare però che le applicazioni della matematica siano diventate via via più fantasiose. E ovviamente su tutto c'è la mirabolante facilità con cui Charlie risolve problemi complicatissimi slavagnando come un pazzo nel suo garage (c'è da dire, scrivendo cose che spesso hanno almeno a prima vista matematicamente senso, nonché vagamente a che fare con il problema di cui si parla), o implementando in mezz'ora algoritmi che ai comuni mortali richiederebbero mesi di lavoro...

 

Cosa dicono i suoi colleghi matematici di questa sua attività 'particolare'?

Normalmente la cosa li incuriosisce abbastanza, e finora le reazioni sono state quasi tutte positive, mentre io all'inizio temevo che sarei stato travolto dalle critiche per la scarsa accuratezza della traduzione, o magari proprio del telefilm in sé (cosa che certo non è di mia responsabilità). Comunque mi è capitato più di una volta che mi dicessero "ah, tu sei quello che fa il consulente di Numb3rs" perché avevano visto il mio nome nei titoli di coda, ma che magari invece non conoscessero il mio lavoro di ricerca. Il che non so se mi fa piacere...

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