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Ci tocca parlare di scacchi, e se ci tocca parlare di scacchi è necessario iniziare con un vigoroso disclaimer.

Il fatto è che, nell’immaginario collettivo, gli scacchi e la matematica sono parenti assai stretti (cosa ragionevolmente vera) e di conseguenza che tutti i matematici siano abili scacchisti e tutti gli scacchisti siano bravi matematici (cosa ragionevolmente falsa). Va bene, è probabile che una tenue correlazione tra i due insiemi ci sia; tanto per dire, Emanuel Lasker, campione del mondo di scacchi per quasi trent’anni (record tuttora imbattuto) è stato un matematico con tutti i crismi e tutti i controfiocchi; Mikhail Botvinnik (altro campione del mondo) è stato un pioniere dell’informatica, ma resta il fatto che la stragrande maggioranza degli scacchisti professionisti si interessa di aperture, mediogioco e finali senza appassionarsi troppo all’Ipotesi di Riemann (ci è capitato più di una volta di parlare di certi loschi figuri che giocano con le figurine di legno, nella più che ventennale storia di RM: se siete davvero curiosi, forse il pezzo più completo che abbiamo scritto è questo: Il re del gioco dei re). Il disclaimer annunciato consiste nel coniugare cotanta correlazione all’interno della Redazione di RM; cosa pressocché inutile, visto che nessuno dei tre redattori è un matematico, ma tanto vale chiarire lo stesso la situazione. Due terzi dei redattori vive serenissimamente senza torri, alfieri, pedoni e cavalli, e se avesse una scacchiera in casa la userebbe come vassoio per portare le tazzine di caffè agli ospiti. Il terzo gioca almeno una partita al giorno da quando esiste la possibilità di scaraventarsi dentro una Nimzo-Indiana contro un avversario argentino o uzbeko, insomma da quando esistono le piattaforme online; cionondimeno, in tutte ha un punteggio molto inferiore all’entry-level che le piattaforme stesse attribuiscono inizialmente ai debuttanti. Non aspettatevi granché, quando a parlare di scacchi siamo noi.

C’è di buono che la nostra gioiosa somaraggine sulle 64 caselle ci ha dato l’occasione per sceneggiare un piccolo problema scacchistico, che è stato pubblicato su Le Scienze di Gennaio 2026. Questo qui:

Rudy e Doc hanno partecipato a un torneo organizzato dal vicino circolo scacchistico. Anche se loro, spudoratamente, si vantano di essere arrivati entrambi secondi, la realtà è un po’ diversa: sono arrivati a pari merito in fondo alla classifica con 4 punti a testa, mentre tutti gli altri giocatori sono arrivati primi ex-aequo. Sorvolando sulla sfacciataggine dei nostri eroi (che hanno perfino sgraffignato di nascosto il trofeo riservato al secondo classificato) e noto che nelle partite di scacchi si assegna un punto per la vittoria, mezzo per la patta e zero per la sconfitta, si chiedeva quanti fossero i giocatori che hanno preso parte al torneo, sapendo che nel torneo tutti si sono incontrati una volta contro tutti gli altri.

Visto che bravi? Parliamo di scacchi, ma vi rifiliamo un problema che potete provare a risolvere anche se non conoscete la differenza tra arrocco lungo e arrocco corto. Cimentatevi, orsù, prima di sbirciare la soluzione nell’articolo per il sito di Le Scienze che abbiamo linkato qua sotto.

La soluzione del problema secondo i Rudi Mathematici è pubblicata QUI.

Come al solito, se seguite il link, oltre alla soluzione del quesito, trovate anche altre osservazioni (ad esempio, scoprire cosa diavolo sia la notazione FEN) e qualche storico – e insolito – problema. Di scacchi, naturalmente.

I Rudi Mathematici (Rodolfo Clerico / Rudy d’Alembert, Piero Fabbri / Piotr Rezierovic Silverbrahms, Francesca Ortenzio / Alice Riddle) sono autori della omonima e-zine di matematica ricreativa, pubblicata in rete dal 1999.

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