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Maurizio Codogno, in arte .mau., è da tempo una piccola “celebrità” nel mondo del web. Laureato in matematica alla Normale di Pisa, e poi in informatica a Torino, wikipediano della prima ora (amministratore di wikipedia e socio fondatore di wikimedia Italia), il suo blog di divulgazione matematica, attualmente su Il Post, è uno dei più apprezzati e seguiti.

 

Com’era .Mau. da ragazzo, quando era solo Maurizio, tredici/diciannovenne? Appassionato, incompreso, di matematica? Avevi qualche particolare, profetica, attitudine? Un segno del destino?

Ero altissimo (ma solo dai quindici anni in poi, prima ero piccino), magrissimo e appassionato di matematica, ma quello già da prima di andare a scuola, se lo si vuole proprio vedere come “segno del destino”. Detto questo, e aggiunto che pur con tutta la buona volontà ero una schiappa assurda nelle attività sportive, non è che si potesse dire di me “ecco, quello lì da grande farà il matematico”.

Ti sei descritto come “un tipo che probabilmente sta meglio da solo”.E’ in agguato lo stereotipo del matematico alienato J ?

Ma no, sono un matematico estroverso, almeno secondo la barzelletta: quando parlo con qualcuno, guardo i *suoi* piedi, mica i miei!
Diciamo che non ho problemi nelle chiacchierate alla macchinetta del caffè, e ho amici come tutti noi; però ho sempre quell’aria un po’ da Zelig che cambia faccia a seconda dell’interlocutore, e che alla lunga diventa pesante.

Parlaci del tuo percorso di studi. Hai dichiarato di esserti laureato alla Normale, “meglio di D’Alema”, forse perché “non tiravi molotov”.Ma se non tiravi molotov, che facevi alla Normale? Quanto ha pesato nella tua vita il fatto di essere stato normalista? Su cosa hai fatto la tesi di laurea?

Cominciamo dalla parte facile: mi sono laureato con una tesi sui modelli markoviani nascosti per il riconoscimento del parlato, fatta allo Cselt (il vecchio centro studi dell’allora SIP) in maniera assolutamente indipendente dall’università. Peggio ancora, la laurea in informatica (che è stato un prosieguo del lavoro, stavolta con l’aggiunta delle reti neurali) l’ho presa senza aver mai visto la mia relatrice ufficiale, nemmeno alla discussione.
In Normale studiavo – almeno per uno come me non poi così brillante l’impegno totale tra lezioni e studio raggiungeva nel primo biennio almeno le dieci ore al giorno durante la settimana – camminavo per scaricare la tensione, uscivo con gli amici non necessariamente normalisti o matematici. La Normale mi è sicuramente servita per imparare un metodo di pormi davanti ai problemi e vedere un pezzo di mondo al di là della mia Torino, ma per il resto è stata una parentesi.

 

codogno2Sei laureato in matematica e in informatica. Esiste un confine vero tra le due discipline? E, se esiste, dov’è? E tu, da che parte stai?

Ho un’amica, normalista anche lei e ora ordinario universitario, che dice che non sa se io sia un informatico ma sicuramente non sono un matematico. Probabilmente ha ragione, almeno sulla seconda parte: non ho mai fatto davvero matematica.
Premesso che l’informatica non è la programmazione esattamente come la matematica non è la ragioneria, l’informatica è stata una rivoluzione nelle scienze. Fino a settant’anni fa, l’unica scienza che usasse davvero la matematica come sua base era la fisica, tanto che tutti i matematici fino all’inizio del ‘900 erano anche dei fisici. Adesso uno può fare matematica anche partendo dall’informatica, e per uno con il mio “senso fisico” (a Fisica 2 avevo imparato che la mia intuizione fisica era sbagliata il 90% delle volte, il che mi ha chiaramente aiutato a passare l’esame – bastava facessi l’opposto di quanto immaginassi) il tutto è una manna. È anche vero che anche all’università tendevo a risolvere gli esercizi teorici partendo da esempi concreti, quindi se proprio un confine c’è io mi trovo dal lato numerico-informatico.

Hai mai pensato di continuare a lavorare nel mondo accademico? Perché si? Perché no? E tornando indietro?

Mi terrorizzava l’idea di dover insegnare (in genere: forse gli universitari sarebbero stati più semplici da trattare, ma la logica è la stessa). Non ci sono portato, ci ho perso quindici anni prima di riuscire a scrivere in maniera spero comprensibile. Poi in Normale fino a quando ci stavo io – poi le cose sono cambiate – non avrei avuto nessun santo in paradiso che trattasse i temi su cui forse avrei potuto fare qualcosa, analisi numerica e computer algebra; infine non volevo pesare ancora sulla mia famiglia, e quindi volevo guadagnarmi la pagnotta al più presto. Con l’esperienza di adesso le cose forse sarebbero diverse, ma tornando indietro l’esperienza non ce l’avrei comunque e quindi avrei fatto lo stesso percorso.

Ci spieghi come fai a vivere? Che lavoro fai veramente? Non siamo agenti del fisco, ma ci si guadagna veramente il pane facendo blog, programmi e cose del genere?

Domanda difficile. Programmi non ne faccio, in Telecom (dove sono nel gruppo di sviluppo di servizi lato rete per i gestori mobili virtuali) faccio più che altro interminabili riunioni, preparo studi di fattibilità e documentazione controllando cosa fa chi in effetti scrive il software.
Il tutto serve ovviamente per avere i soldi per potermi divertire col blog; non credo nessuno ci possa guadagnare davvero qualcosa, e detto tra noi non ho nessuna voglia di farlo diventare un lavoro, o peggio un obbligo. Non per nulla il mio blog personale non ha nessun tipo di pubblicità.

 

codogno3

 

Ci racconti qual è lo spirito del tuo blog di divulgazione matematica su “Il Post” (http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/)? Ti riproponi qualche specifica MISSIONE?

Sul mio blog personale ho sempre scritto anche di matematica di quando in quando, pur sapendo che molti dei miei ventun lettori saltavano quei post a piè pari. Il “blog di matematica” sul Post è nato perché mi sarebbe sempre piaciuto vedere una rubrica matematica fissa su un quotidiano italiano, e ho immaginato che il Post fosse la cosa più vicina e che occorreva rimboccarsi le maniche. Così ho scritto a Sofri (quello giovane) chiedendogli uno spazio per questa MISSIONE. Chiaramente ho adeguato lo stile per un pubblico potenzialmente più ampio.

Quali sono, in base ai riscontri che hai avuto, gli argomenti matematici che sono più apprezzati dai lettori del tuo blog? Ricordi, nello specifico, un post che ha avuto un particolare successo?

In genere sono i (rari) post con i problemi che ottengono il successo maggiore, forse perché tutti vogliono cimentarsi nelle risposte. Però il post con il successo maggiore è stato quello su Win4Life e la volta in cui la decina vincente è stata 1-2-3-4-5-6-7-8-9-10.

Sei fra gli amministratori di wikipedia. Molto spesso gli insegnanti ‘diffidano’ i ragazzi dal consultare wikipedia per le loro ricerche e in generale c’è un po’ di scetticismo circa queste forme di ‘cultura partecipativa e condivisa’. Qual è la tua opinione in merito?

Premesso che le “ricerche fatte copincollando le voci di Wikipedia” sono l’equivalente degli anni ’00 delle “ricerche fatte copiando a mano le pagine di un’enciclopedia” di quando ero ragazzo io, e l’unica differenza è che il copia-e-incolla non ti permette nemmeno di imparare qualcosa con la dura fatica di scrivere, il problema è a monte. Né l’enciclopedia né Wikipedia aiutano a farsi una coscienza critica per capire effettivamente se quello che è scritto è corretto; ma la colpa non è certo loro. Poi, Wikipedia è un buon punto di partenza, anche se purtroppo le voci di argomento matematico sono ancora più disuguali in qualità – e di livello troppo diverso tra loro – delle voci generali dell’enciclopedia.

Dicci, a tuo parere, cinque errori da evitare quando si fa divulgazione matematica.

Poi non usate la lista contro di me, vero?
Il primo e più grande errore sicuramente è pensare che la matematica non possa non piacere. Non credo agli evangelizzatori, soprattutto nei fanatici: si limitano a creare una setta di adepti e lasciano fuori  tutti gli altri.
Il secondo errore è quasi della stessa importanza: dimostrare le cose che si raccontano. Lo so, i Rudi Mat(h)ematici lo fanno sempre, ma loro se lo possono permettere. Se uno fa divulgazione in fisica o biologia o chissà quant’altro, mica fa le dimostrazioni di tutto, no? Si limita a mostrare quante belle cose ci sono. Ecco: il divulgatore matematico deve fare lo stesso. Poi ci sarà quella persona che si incaponirà a dimostrare il tutto e sarà la nostra soddisfazione, ma accontentiamoci di lasciare le altre novantanove pecorelle apprezzare il risultato.
Per il resto, più che errori da evitare parlerei di possibilità da sfruttare: bisogna parlare di matematica con un linguaggio che non sia arido, bisogna prestare enorme attenzione al feedback dei lettori, e bisogna stabilire qual è il lettore tipo che si vuol far dilettare, senza cercare di fare tutto per tutti.

Noi ci occupiamo di divulgare la matematica partendo dalle applicazioni. TI sembra una buona idea? Una fesseria? Hai commenti da fare?

Come ho detto io sono un “matematico pratico”, qualunque cosa significhi questo ossimoro, quindi non posso che apprezzare il vostro approccio. Filosoficamente credo che la matematica sia diventata in quest’ultimo secolo la scienza che ha come campo di studio i modelli (anche di sé stessa… le strutture astratte sono modelli di modelli, se uno ci pensa su) e quindi un approccio che parta dalle applicazioni è perfetto. L’unico commento che farei è di ricordare al lettore che il modello cattura sì le parti più importanti di un fenomeno, ma non è la stessa cosa: i due piani sono sempre da distinguere.

Oggi la situazione delle iscrizioni alle facoltà scientifiche è abbastanza critica. Te la sentiresti di consigliare a un ragazzo di studiare matematica all’università, e se sì, in che modo potresti‘persuaderlo’?

Io non persuado nessuno per principio 🙂
A parte che mi pare che almeno per matematica la situazione sia leggermente migliorata negli ultimi dieci anni, direi al giovane che se gli piace davvero la matematica fa bene a laurearcisi: non imparerà nulla direttamente legato a al futuro lavoro, ma non imparerà nemmeno nulla di sbagliato, il che lo aiuterà molto nella ricerca di un impiego.
Però per favore, per favore davvero: nessuno pensi “alla peggio faccio l’insegnante di matematica”. È vero che spesso sono laureati in altre materie che prendono l’abilitazione; però gli insegnanti che non amano la matematica sono la maggior ragione per creare odio nella materia. Secondo me quasi tutti quelli che dicono “non capisco la matematica” hanno avuto un insegnante di questo tipo. Scusate lo sfogo, ma quando ci vuole ci vuole.

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