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Il dibattito calcistico italiano si svolge attorno a risultatisti e giochisti. Chi ha ragione? Parola ai numeri. Ce ne parla Marco Menale per La Lente Matematica.

Siamo alle battute finali della stagione calcistica 2025-2026, almeno per i club. Tolta la sfida per la Premier League tra Arsenal e Manchester City, l’ultimo baluardo è la finale di Champions League tra Arsenal e Paris St. Germain a Budapest. Poi, ci sarà il grasso mondiale, con così tante partite che solo l’Italia poteva non esserci. Eppure, in questi mesi il dibattito è monopolizzato dal confronto (anche scontro in alcuni casi) tra risultatisti e giochisti, due categorie che in quest’annata calcistica hanno visto la loro definizione. Ma chi ha ragione? La questione è meno scontata del previsto se la guardiamo con la matematica.

Partiamo dalla questione squisitamente calcistica. Sembra che il dibattito, come succede per sempre più argomenti, sia diviso tra due fazioni. Da una parte ci sono i risultatisti, quelli che vedono nell’esito finale l’unica valutazione del senso calcistico, che trovano la loro rappresentazione iconoclasta in Max Allegri. Dall’altra, ci sono i giochisti, la schiera di chi “voglio pagare il biglietto per divertirmi”. E da questo lato a traino ci sono i vari Guardiola e Fabregas.

Questa rubrica ha più volto toccato le tematiche calcistiche. È un periodo di forte presenza dei numeri e dei dati nella preparazione, prima, e nell’analisi, poi, delle partite. Sono diversi i parametri per comprendere quanto succede, e successo, in campo: dagli expected goals xG e gli xGOT fino agli algoritmi per misurare il pressing o definire le strategie di calciomercato. E, allora, alla luce di questa matematica analizziamo il dibattito tra risultatisti e giochisti.

Parola ai numeri, quelli di Opta Analyst. Nei principali campionati a dominare sono i migliori attacchi, ossia le squadre che hanno segnato più gol. Ed è successo anche in Serie A con l’Inter campione d’Italia e vittoriosa in Coppa Italia. L’inter ha il miglior attacco con uno stacco per ora di \(31\) gol sulla seconda. Inoltre, stacca le altre per xG, così come per Goals vs xG, siamo a \(17,37\). Cioè, l’Inter overperforma rispetto a quanto crea. Basti pensare che in questa classifica è seconda la Roma con \(4,57\). Il fatto che in Serie A si stia puntando più sul gioco e sul pressing, o almeno si intravede qualcosa, lo conferma l’aumento del punto medio di riaggressione della palla o pressing: l’Inter è a oltre \(44\) metri, con il Napoli secondo a \(43\).

Tuttavia, questi dati si scontrano con la restante classifica dove il quantitativo di gol e azioni è limitato. Ad esempio, Lecce, Parma, Verona, Cremonese e Cagliari hanno meno di \(1\) xG a partita, ossia il numero di gol che possono segnare in una singola partita è sotto \(1\) .E appena \(5\) squadre sono sopra \(1,5\) xG a partita. Per confronto, in Premier League circa il \(50\%\) delle squadre è sopra gli \(1,5\). Quindi, in Italia qualcosa sta cambiando, come confermano i dati dell’Inter o di altre squadre come il Como, ma in un quadro che risente ancora del “portiamo a casa il risultato”. Ad esempio, quasi i \(2/3\) delle squadre superano per oltre il \(30\%\) la quantità di passaggi in avanti; ma non si tratta di azioni di attacco quanto di un semplice tenere la palla lontana dalla propria porta.

I numeri mostrano ancora una predominanza risultatista in Italia. Guardiamo al Milan di Allegri, emblema del risultatismo. È quasi la miglior difesa sebbene il tracollo delle ultime giornate, dietro il Como di Fabregas, emblema del giochismo. Il Milan è primo nella differenza tra gol subiti e xG concessi, con \(-8,9\): ha subito meno gol di quante occasioni concesse. E qui entra anche in gioco il portiere, con gli incredibili numeri di Mike Maignan. Tuttavia, ha un \(-7,08\) come differenza tra xG prodotti e gol realizzati, segno di una qualità offensiva almeno discutibile.

Qualcosa sta cambiando come confermano i dati dell’’Inter campione d’Italia che non è (udite, udite) la miglior difesa, e nemmeno la seconda; è ad ora terza.  Nella nazione dei fortini da difendere, i fischi dopo l’ennesimo 0-0 da parte dei tifosi viola sono un ulteriore indizio di qualcosa che cambia o di una volontà di vedere qualcosa di diverso, anche dopo lo spettacolo offerto da Bayern Monaco e PSG.

In definitiva, il dibattito è aperto. I numeri e i modelli matematici mostrano che le cose (tanto per cambiare!) sono più complicate di una polarizzazione tra risultatisti e giochisti. Resta il caso Premier League da assegnare e della gustosa finale di Budapest di Champions. E in entrambi i casi c’entra l’Arsenal di Arteta.

 

 

Marco Menale

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