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A inizio settembre 2019, Nicola Arcozzi, analista dell’Università di Bologna, ha iniziato a pubblicare su Facebook una serie di post pubblici, dal titolo Psico-Analisi. Il sottotitolo del primo post recitava Appunti per una “Psicopatologia del tuo docente di analisi matematica”, rivolto agli studenti del primo anno dei corsi STEM. I vari post, via via più elaborati, psicoanalizzano le idiosincrasie del docente di analisi (ma più in generale di matematica) così come appare agli studenti delle materie scientifiche. In questo modo Nicola Arcozzi, in maniera molto auto-ironica, spiega tutti i retroscena che spesso portano noi docenti di matematica a comportarci in un certo modo.

Ho trovato molto spassosa (e molto veritiera) questa psico-analisi del docente di matematica e ho chiesto a Nicola il permesso di pubblicarla qui su Madd:Maths! Spero faccia sorridere (e riflettere) anche voi.

Per vedere tutte le puntate vai alla sottosezione Psico-Analisi del sito.

Psico-Analisi 10.

Alcuni recenti sondaggi danno in maniera coerente la stessa risposta: il mestiere che rende più felici al mondo è quello del matematico-ricercatore. Il tuo analista non fa statisticamente eccezione.
Ripetiamolo: quel docente con l’occhio perso nel vuoto, un sense of humor che lasciamo stare, che mostra chiari sintomi di un lieve disturbo dello spettro autistico, con una vita normalmente incasinata, è, mediamente, più felice di chi lavora al reparto presse, dell’influencer da 10 tera-like, di Flavio Briatore, del biologo-ricercatore… Alla fine della settimana molti si rifugiano dal lavoro nella famiglia o nel divertimento. I matematici e le matematiche si rifugiano spesso dal divertimento e dalla famiglia nei loro calcoli e rompicapo.
Se ti dico questo è innanzitutto perché tu reprima il naturale senso di pietà che talvolta il tuo analista ti potrebbe ispirare. In secondo luogo, è nel tuo interesse sapere se c’è un segreto che possa essere trafugato, rendendoti in qualche modo partecipe di quella stessa felicità di cui hanno parlato il New York Times e altri grandi giornali. Perché il tuo analista, a ben guardarci, non ha nulla di straordinario in sé: è un uomo o una donna bipede e passabilmente sapiens, come te e tutti gli altri del genere homo che incontri quotidianamente. (La tradizione italiana di avere gabinetti distinti per docenti e studenti potrebbe indurre alcuni a immaginare una fisiologia aliena: si tratta solo del retaggio dell’epoca feudale, il cui maggior risvolto è che i gabinetti degli studenti, poco frequentati dai docenti, vengono meno citati nei consigli di dipartimento e ricevono quindi minor manutenzione).

In sintesi direi che la combinazione che genera questa maggiore felicità è:
(i) un mestiere che conserva molto della dimensione infantile del gioco (della partita a carte, della costruzione Lego, del rompicapo);
(ii) di condividere questa dimensione con una comunità vasta, se pur dispersa, entro cui ci si lanciano sfide, si intrecciano collaborazioni, si condividono i pensieri e i risultati;
(iii) il fatto che, per la strana natura delle cose umane, questa attività è considerata di un certo pregio, anche da parte di chi non vi partecipa.
La buona notizia è che (i)-(iii) sono caratteristiche tipiche dello studio nei corsi STEM (Science-Technology-Engineering-Mathematics). Sta a te e ai tuoi compagni e compagne trovare una via concreta per vivere i vostri studi con questo spirito.
(i) Abbiamo già visto che studiare la matematica ha più senso se si cerca di capire, di smontarne e rimontarne i concetti, di spingerne agli estremi le conseguenze. Questa attività è anche quella che ne rende lo studio un’attività creativa e gratificante (e a tratti frustrante, come qualsiasi gioco che non consista nel sorridere girando i pollici).
La massima soddisfazione per lo studente di analisi è ovviamente cogliere in castagna l’analista che ha sbagliato il conto, che ha infilato uno svarione di logica nella dimostrazione, che ha inventato un esercizio sui due piedi e non sa però come risolverlo nemmeno a quattro zampe.
(ii) Il tuo analista, anche se forse non ti sembra, non fa ricerca in solitudine nella sua caverna come gli eremiti. Se lo facesse, morirebbe di tedio dopo poche settimane. La matematica, nelle parole di Riccardo, ex compagno di studi di chi scrive, è “dibattito, scambio, al limite scazzo”. Ciò vale sia per il matematico-ricercatore che per lo studente.
Studiare a gruppi è una delle esperienze più belle che si possano fare all’università (innamoramenti a parte, ma anche quelli spesso nei gruppi di studio esplodono). Nel gruppo vigono la competizione (che ha a che fare col senso critico, quando si cerca di mettere in crisi l’argomentazione del compagno); la collaborazione; lo scambio; una divisione dei ruoli non gerarchica e mobile (chi ha capito quella cosa per primo lo fa sapere agli altri ed è momentaneamente maestro) e così via.
Sul punto (iii) non è che ci sia qui molto da dire. La laureata e il laureato STEM, se si sono immersi con qualche consapevolezza e entusiasmo in ciò che hanno studiato, a chi fa i colloqui di lavoro piacciono subito.

 

Psico-analisi: epilogo in cui si parla di matematica e anarchia

Avrai certamente sentito a scuola o da qualche altra parte che la scienza rifugge l’autorità. Qualcuno ti avrà detto di Galileo. La scienza è proprio così: è anarchica. In matematica, la libertà da costosi e complessi apparati sperimentali rende questo aspetto ancora più evidente. L’analisi matematica, che tra le discipline matematiche è la più interstiziale e informe, è più visibilmente anarchica delle consorelle.

Secondo chi scrive, la particolare configurazione dei rapporti sociali entro la scienza non solo è indispensabile per capire cosa la scienza sia, ma può anche dare indicazioni più generali: la scienza, con tutti i suoi difetti, le sue frustrazioni, i suoi errori, è quanto nel mondo reale più si avvicina a una utopia realizzata. Tornando al tuo analista, la sua felicità, di cui parlavamo prima, ha molto a che fare con questi aspetti utopistici e anarchici del suo mestiere e della sua comunità di ricerca. Ciò vale sia nel caso in cui egli sia politicamente reazionario, che quando sia un trotzkista fuori tempo massimo, o magari un fedelissimo dell’Opus Dei. Da matematico, egli e ella sono fieramente anarchici.

Ora, quando ti parlo di anarchia non intendo la vaghissima ispirazione del giovane arrabbiato che scrive “fuck the system” sul muro delle chiesa rinascimentale in centro. Egli, che del “system” non ha che la più generica delle idee, non ha nemmeno idea di come farne a meno, e ancora meno di cosa fare di diverso. Del “system” egli è del tutto a traino, per ora in negativo, e, nel giro di qualche anno, ne diventerà uno dei suoi più ossequienti ingranaggi.

Quello che intendo è svolgere un’attività entro una comunità di pari, in cui viene riconosciuto in maniera del tutto naturale chi la fa meglio, senza capi o sottoposti, in cui non valgono criteri di anzianità o di pedigree. E, soprattutto, svolgere questa attività al meglio, sottoponendosi al giudizio dei pari, collaborando o competendo a seconda della particolare situazione.

Durante il Romanticismo pare che qualcuno avesse l’idea che le grandi cattedrali romaniche e gotiche non fossero state progettate a tavolino, ma che fossero il frutto della spontaneità di un popolo; un Geist, uno Spirito (ovviamente maiuscolissimo), che si esprimeva nel lavoro di centinaia di muratori e scalpellini e falegnami che, lavorando fianco a fianco, conducevano la fabbrica verso un realizzato Duomo illuminato da bifore, decorato di santi e mostriciattoli, e mirabilmente unitario e vario al tempo stesso.

Dubito che questa concezione sia sopravvissuta tra gli storici. Essa, però, descrive in maniera non del tutto falsa l’evolversi di una teoria matematica complessa, dove tanti lavorano a scalpellare, assemblare, rifinire, progettare… A parte il Geist, che in matematica proprio non c’entra. E qui dovrei forse accennarti a Benedetto Croce e alle polemiche con Federigo Enriques, ma non lo farò per manifesta incompetenza.

A chi scrive piace chiacchierare, anche a vuoto: temo e sospetto che questo tu lo abbia capito. Di questa chiacchiera, però, qualcosa si può forse salvare. Qualunque sia lo studio STEM che stai facendo e qualunque sia il lavoro che tu andrai a fare dopo, un briciolo di spirito anarchico e critico non può che aiutarti; e non solo nel lavoro. E questo spirito non lo si acquisisce teorizzandone l’esistenza, o auspicandone la discesa su dii te con la volontà, ma conquistandolo pezzo a pezzo mentre lo metti concretamente alla prova, e la matematica è uno dei luoghi in cui ciò viene più facile e naturale.

[Fine]

Nicola Arcozzi

Alberto Saracco

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