Una nuova mini-serie, fatta di video e articoli, di Alessandro Zaccagnini, matematico, esperto di teoria dei numeri, autore della fortunata serie “Dialogo sui numeri primi“, questa volta per raccontarci tante diverse dimostrazioni di un unico Teorema:
Teorema (Euclide). Esistono infiniti numeri primi.
Questa è la sesta puntata (le altre le trovi qui).
La dimostrazione di Schur
Teorema (Schur). Sia f \in \mathbb{Z}[x] un polinomio non costante. L’insieme \mathcal{P}_f = \{ p \colon \text{ esiste $n \in \mathbb{N}$ tale che $f(n) \ne 0$ e $p \mid f(n)$} \} è infinito.
È interessante sottolineare immediatamente un’applicazione di questo risultato al polinomio f(n) = n^2 + 1: in questo caso \mathcal{P}_f = \{ 2, 5, 13, 17, 29, 37, 41, \dots \} è infinito e quindi esistono infiniti numeri primi p \equiv 1 \bmod 4. Infatti, se p \equiv 3 \bmod 4 allora p \notin \mathcal{P}_f, come si può verificare facilmente quando p = 3 o p = 7. Ricordiamo che, come conseguenza della dimostrazione originale di Euclide, già sappiamo che esistono infiniti numeri primi p \equiv 3 \bmod 4. In generale, il problema dell’esistenza di infiniti numeri primi nelle progressioni aritmetiche è stato affrontato e completamente risolto da Dirichlet nella prima metà dell’Ottocento.
Per prima cosa, ora vediamo una dimostrazione diretta del Teorema di Schur, che sfrutta in modo essenziale il fatto che f è un polinomio a coefficienti interi e in un certo senso generalizza la dimostrazione classica di Euclide, che corrisponde al polinomio f(n) = n.
Dimostrazione. Sia f(x) = a_r x^r + \dots + a_0 con a_r \ne 0. Possiamo supporre a_0 \ne 0, altrimenti \mathcal{P}_f è l’insieme di tutti i numeri primi. Per assurdo, sia \mathcal{P}_f = \{ p_1, …, p_k \}, e sia c \in \mathbb{Z} tale che \vert f(c a_0 p_1 \cdots p_k) \vert > \vert a_0 \vert. Ma (1 / a_0) f(c a_0 p_1 \cdots p_k) \equiv 1 \bmod p_1 \cdots p_k, e quindi esiste un primo p \notin \mathcal{P}_f tale che p \mid (1 / a_0) f(c a_0 p_1 \cdots p_k).
Una dimostrazione alternativa
Affronteremo per semplictà il caso in cui f(n) = n, ma la dimostrazione che vedremo può essere adattata ad un polinomio qualsiasi e, in effetti, anche a funzioni piú generali. Ragionando in astratto, ad un insieme finito \mathcal{P} di numeri primi associamo il semigruppo moltiplicativo \mathcal{S} generato dall’insieme \mathcal{P}, cioè l’insieme dei numeri interi positivi che si possono formare usando esclusivamente numeri primi tratti da \mathcal{P}. La dimostrazione che vediamo qui consiste nel fare vedere che questo semigruppo è poco “denso” nell’insieme dei numeri naturali e non riesce a coprire tutti i valori assunti da un polinomio. Vediamo come funziona in concreto.
Quali interi fino a 1000 si possono formare usando esclusivamente il numero primo 2? 1, 2, 4, 8, 16, 32, 64, 128, 256, 512. Quali interi fino a 1000 si possono formare usando esclusivamente il numero primo 3? 1, 3, 9, 27, 81, 243, 729 Quali interi fino a 1000 si possono formare usando esclusivamente i numeri primi 2 o 3? \begin{gathered} 1, 2, 3, 4, 6, 8, 9, 12, 16, 18, 24, 27, 32, 36, 48, 54, 64, 72, \\ 81, 96, 108, 128, 144, 162, 192, 216, 243, 256, 288, 324, \\ 384, 432, 486, 512, 576, 648, 729, 768, 864, 972.\end{gathered} In totale 40 interi, cioè circa la metà di 10 \cdot 7.
Gli interi “generati” da un insieme di numeri primi
L’insieme degli interi m \le N che si possono generare a partire dai numeri primi dell’insieme \mathcal{P}= \{ p_1, …, p_k \} è in biiezione con \{ (\alpha_1, \dots, \alpha_k) \in \mathbb{N}^k \colon \alpha_1 \log p_1 + \cdots + \alpha_k \log p_k \le \log N \}, perché m \le N si “genera” a partire da \mathcal{P} se e solo se esistono \alpha_1, …, \alpha_k \in \mathbb{N} tali che m = p_1^{\alpha_1} \cdots p_k^{\alpha_k} e quindi \log m = \alpha_1 \log p_1 + \cdots + \alpha_k \log p_k. Il numero di questi m \le N è circa il “volume” del tetraedro T = \{ (x_1, \dots, x_k) \in \mathbb{R}^k \colon x_i \ge 0, \, x_1 \log p_1 + \cdots + x_k \log p_k \le \log N \} e quindi è \sim c(\mathcal{P}) (\log N)^k, dove c(\mathcal{P}) > 0 è un’opportuna costante: in effetti si può dimostrare che c(\mathcal{P}) = 1 / \bigl( k! \log p_1 \cdots \log p_k \bigr). Dunque \vert T \vert < N per N sufficientemente grande, e in definitiva l’insieme degli interi positivi generato da \mathcal{P} “manca” molti interi grandi e quindi non può coprire l’immagine del polinomio f, che è l’intero insieme dei numeri naturali positivi. La biiezione citata sopra dipende dal Teorema Fondamentale dell’Aritmetica, che rende la moltiplicazione un’operazione “rigida.”
Contiamo punti a coordinate intere dentro una figura geometrica
La figura illustra il caso k = 2, \mathcal{P}= \{2, 3\} della dimostrazione. Chiamiamo V(N) l’insieme degli interi positivi che non superano N che hanno come fattori primi solo gli elementi di \mathcal{P}. La cardinalità di V(N) è uguale al numero di punti a coordinate intere nel triangolo delimitato dagli assi cartesiani e dalla retta di equazione x \log 2 + y \log 3 = \log N, compresi i punti sul bordo. Assegniamo ad ogni punto (a_1, a_2) \in \mathbb{N}^2 che soddisfa questa diseguaglianza il quadrato di vertici opposti (a_1, a_2), (a_1 + 1, a_2 + 1). Per esempio, al punto (5, 2), che corrisponde a 2^5 \cdot 3^2 = 288, associamo il quadrato con i bordi ingrossati. Il numero di questi punti è uguale all’area indicata in azzurro, cioè all’area del triangolo delimitato dai semiassi positivi e dalla retta diagonale con un errore dell’ordine del perimetro del triangolo stesso, e quindi l’area vale (\log N)^2 / (2 \log 2 \log 3) + O(\log N).
I problemi di punti a coordinate intere in un dominio sono classici: tra i piú famosi ci sono quelli studiati per primi da Gauss e da Dirichlet, ma sono molto numerosi e importanti.