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È appena stato pubblicato dalle edizioni Dedalo il libro di Luca Gammaitoni e Angelo Vulpiani “Perché è difficile prevedere il futuro – Il sogno più sfuggente dell’uomo sotto la lente della fisica”. Vi proponiamo un commento di Roberto Natalini.

È difficile fare previsioni, soprattutto sul futuro (Niels Bohr)

Da mesi Angelo (Vulpiani) mi parlava di questo libro e poi finalmente l’ho letto, prima velocemente nella versione pdf, e poi ancora, per scrivere questa recensione, nella bella versione di carta delle edizioni Dedalo. E devo dire che mi è sembrato un saggio sul pensiero scientifico interessante ed attuale, che si legge di un fiato pur rimanendo rigoroso nella trattazione.

Gammaitoni e Vulpiani, uno un fisico sperimentale, l’altro un fisico teorico, si occupano da anni di comunicazione della scienza e con questo libro cercano di proporre anche al lettore generico, il lettore interessato ma che non deve per forza avere un dottorato in fisica teorica, un tema veramente importante e appassionante e per certi versi decisivo per la nostra vita: è possibile entro certi limiti prevedere il futuro? E come la scienza riesce a guidarci in questa ricerca? Sì certo se siete minimamente nerd avrete sognato l’arrivo della psicostoria di Asimov, ma cosa rimane poi nella realtà delle cose possibili?

La prima e fondamentale distinzione che fanno i nostri autori è tra i vari tipi di predizione. Ci sono eventi che possiamo predire con un buon grado di approssimazione, per esempio se ho una pallina in mano e la lascio libera di cadere, la pallina cade e possiamo anche predire abbastanza bene quanto tempo ci metterà a toccare terra. In generale quasi tutti gli eventi che ricadono nel dominio della fisica classica possono essere previsti in modo accurato avendo abbastanza dati, a volte anche in modo elementare. Se sono in stazione che aspetto il treno e vedo che il treno è alla stazione precedente, che dista 20 km, e ha mezz’ora di ritardo, posso predire con un certa accuratezza che il treno non potrà recuperare più di un minuto o due senza violare qualche legge della fisica.

Ci sono poi eventi che possiamo predire con un margine di errore molto minore, come le condizioni meteo o molti fenomeni di origine biologica. Le ragioni di questa difficoltà è spesso intrinseca anche se il potere delle predizioni potrà migliorare con il progredire nelle nostre conoscenze. Altre situazioni, come il verificarsi dei terremoti o gli andamenti di borsa, nonostante il gran lavoro di tanti scienziati, e alcuni risultati spesso presentati come conclusivi, non dispongono (ancora?) di  metodi di previsione che raccolgano l’unanimità degli esperti.

Infine, ci sono eventi, come tutti quelli legati al gioco d’azzardo, in cui le previsioni possono essere soltanto di carattere probabilistico e quindi utili fino ad un certo punto. Se giocate una combinazione al superenalotto, la vostra probabilità di vincità è di 1 su 622.614630 e questo è tutto quello che possiamo dire. E non è molto perché è la stessa probabilità che in un mucchio di 5 miliardi di pneumatici, di cui 4 sono miei, prendendone 2 a caso, almeno uno sia mio (cfr. articolo di Francesco Daddi nel prossimo numero di fine anno di Archimede).

In un’epoca in cui molto sostengono di avere algoritmi capaci di predire tutto, dal meteo del mese prossimo, al modo migliore di investire i nostri risparmi, fino agli esiti di una terapia medica, questo libro cerca di affrontare il problema della predizione con un po’ di coscienza critica, un’ottima conoscenza della fisica e della matematica di base, e molto buon senso.

Il libro è diviso in dieci capitoli organizzati per difficoltà crescente della predizione, che spaziano dal moto dei proiettili e dei pianeti, alle maree e alla metereologia, per poi passare alla teoria del caos, fino i problemi relativi alla finanza e ai terremoti.

Un capitolo particolarmente interessante è il settimo, in cui gli autori si chiedono se si possa fare a meno dei modelli matematici nelle predizioni. È un argomento molto di moda oggi, in cui da molte parti si invoca la fine della scienza basata sui modelli e l’inizio di quella basata esclusivamente sui dati. Qui gli autori trattano molto chiaramente le difficoltà di una simile concezione (vedi anche l’articolo di Hykel Hosni e Angelo Vulpiani su MaddMaths! Vogliamo veramente buttare le equazioni?) che purtroppo sembra sempre più prendere piede. È facile prevedere che questo libro non convincerà gli scettici, ma almeno questa volta la colpa di questa incomprensione non ricadra sugli autori.

Roberto Natalini

Perché è difficile prevedere il futuro. Il sogno più sfuggente dell’uomo sotto la lente della fisica
Luca Gammaitoni,Angelo Vulpiani
Editore: Dedalo
Collana: La scienza è facile
Anno edizione: 2019
Pagine: 152 p., ill. , Brossura
EAN: 9788822068828
Acquista sul sito dell’Editore

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