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Il MathsJam Annual Gathering, che noi chiameremo il “Grande Jam”, è un evento di due giorni che si tiene ogni anno in Inghilterra e raccoglie tutti gli amanti della matematica, i partecipanti ai MathsJam mensili e chiunque ci voglia andare. Quest’anno si è tenuto il 17 e 18 novembre scorsi. Avevamo un inviato speciale, Daniele Aurelio, che ci racconta come è andata. Il prossimo si terrà nel fine settimana dal 30 novembre al 1 dicembre

Immaginate: siete invitati ad un matrimonio illustre. Per sbaglio, durante il rinfresco il piattino con la torta nuziale vi si rovescia addosso, macchiandovi vistosamente i pantaloni. Dovete cambiarvi, ma naturalmente non avete un cambio con voi in una situazione tanto mondana. Che fare? Forse girare rapidamente i pantaloni al contrario. Ma potete farlo senza dare nell’occhio?

Altro scenario. Una chiatta sta navigando lungo un fiume, trainata da un animale che cammina lungo la sponda. Ad un certo punto, la strada si interrompe e l’animale deve attraversare il fiume su di un ponte. Tuttavia, così facendo, la corda rimarrebbe impigliata al passaggio della barca. Che forma dovrebbe avere un ponte perché la corda collegata alla chiatta non vi rimanga impigliata quando l’animale che la sta trainando è costretto a cambiare sponda?

E ancora, un gioielliere espone in vetrina una collana, appoggiandola su un cono espositivo. Se il cono è troppo largo, la catena scivola e cade. Se il cono è aguzzo al punto giusto, la catena rimane invece appoggiata. Se tracciassimo con un pennarello la traiettoria seguita dalla catena sul cono, che curva descriverebbe il tratto, una volta che il cono è stato tagliato e appiattito?

Probabilmente vi starete chiedendo se l’autore di questo articolo sia impazzito, e se stia citando argomenti completamente scorrelati l’uno dall’altro. Ancora più probabilmente, vi starete chiedendo cosa c’entri tutto ciò con la matematica.

Invece sbagliate: c’entra eccome. E ciò che li accomuna è il raduno annuale dei MathsJam. Facciamo un passo indietro.

Su MaddMaths! avete già sentito parlare dei MathsJam. Dietro questo nome si celano incontri mensili di matematica ricreativa nati nel Regno Unito nel lontano 2008 e successivamente esportati in tutto il mondo. Letteralmente in tutto il mondo: si contano oggi più di 70 comitati attivi, dagli Stati Uniti fino all’Australia, e tutto ciò che si trova in mezzo, tra cui noi. In Italia si trovano infatti tre comitati: uno a Pisa, uno a Torino ed uno a Pavia. Se vi trovate ragionevolmente vicini ad Arno, Po o Ticino, vi consiglio caldamente di fare un giro a questi incontri, che – salvo eccezioni – cadono il penultimo martedì del mese e propongono una varietà pressoché illimitata di giochi matematici, rompicapi logici, enigmi e divertissements vari.

Si tratta, come detto, di un raduno al mese. Può tuttavia capitare che dodici incontri all’anno non siano sufficienti a saziare i cervelli di tutti. Per questo, dal 2010, esiste un’ulteriore occasione per fare il pieno di matematica ricreativa: il Grande Jam.

Il Grande Jam – o “Jam di tutti i Jam” – è una due-giorni di matematica ricreativa che ha luogo annualmente a Stone, nel Regno Unito. Descrivere un simile evento, come potrà confermare chi ci è già stato, è opera ardua. Innanzitutto, mi contraddico subito: nonostante l’evento in sé si estenda sui giorni di un weekend autunnale, è ormai diventata parte integrante dell’incontro anche la serata del venerdì precedente. Quella sera, infatti, la hall della struttura ricettiva – un centro conferenze nella cornice dello splendido Yarnfield park – si popola degli oggetti più astrusi – indescrivibili giochi à la Rubik, sugihara, catenelle magiche, lancette in grado di attraversare indenni delle spade, giochi da tavolo e altri rompicapi; aggirandosi per la hall, non è quindi raro trovarsi a sorseggiare una birra locale insieme a speed cuber professioniste, come Sydney Weaver, o guru dei giochi matematici, come David Singmaster – il “metagrobologist” autore del primo testo sull’algebra del cubo di Rubik – o Colin Wright, sviluppatore della teoria matematica della giocoleria, nonché organizzatore del Grande Jam.

E quella sera non è che l’antipasto di ciò che verrà.

Nelle due giornate successive, si succederanno sul palco decine e decine di speaker per 5 sferzanti minuti di talk sugli argomenti più disparati. Avete già letto una personalissima selezione all’inizio di questo articolo, ma molti(ssimi) altri andrebbero citati: perché non costruire solidi platonici utilizzando poligoni di Möbius, ottenendo così dei möboidi platonici? E ancora, quanti pianeti del sistema solare potrebbero essere incastrati tra la Terra e la Luna? E quando? Oppure ancora, quanti tra voi, magari con velleità statistiche, hanno mai sentito parlare di distribuzioni singolari?

I talk sono suddivisi tra varie sessioni all’interno dei due giorni. Tra una sessione e l’altra, è possibile rifornirsi di energia a dei tavoli imbanditi a due passi dall’aula delle sessioni, e chiacchierare davanti ad un tè con Katie Steckles – coordinatrice dei MathsJam mensili e volto noto del canale YouTube Numberphile insieme a James Grime, altra presenza ricorrente a Stone. Con l’immancabile tè è anche possibile passeggiare nella sala conferenze per dare un’occhiata ai numerosi tavoli promozionali, dove si trovano origami dinamici e non, giochi (pedissequamente suddivisi tra “prendibili” e “da rendere a fine Jam”), creazioni ingegnose in stoffa e lana e naturalmente le preziose copie di Chalkdust, rivista di riferimento per gli appassionati di matematica, di giochi e di entrambi.

Alla fine dell’ultima sessione della giornata, l’intero gruppo si sposta in un’altra sala del centro conferenze per una lauta cena, e i convitati potrebbero ingenuamente pensare che la giornata sia finita. Non potrebbero tuttavia essere più nel torto. La prima sera “ufficiale” del Grande Jam è infatti il momento delle “table activities”, un caleidoscopio di attività che vi farà rimpiangere di non essere ubiqui. Tra le diverse proposte, va ricordato il tavolo dei giochi matematici del prezioso Adam Atkinson (uno dei coordinatori del MathsJam di Brighton, nonché padre simbolico, insieme ai Rudi Mathematici, del MathsJam di Pavia al quale afferisco), dove è sempre una buona idea lasciarsi affabulare sulle particolarità del gioco proposto e dei giochi tutti. Oppure il tavolo di “matemagia”, magistralmente coordinato da Tiago Hirth e da Pedro Freitas, membri della “cospirazione portoghese” e del Circo matemático di Lisbona; non è improbabile, nei dintorni di questo tavolo, trovarsi legati con delle corde a perfetti sconosciuti, con l’invito a liberarsi sfruttando le proprie conoscenze di topologia. È naturalmente disponibile un momento musicale, con l’intraducibile Jam’s Jam (“Improvvisazione del Jam”, purtroppo non altrettanto efficace), dove riceverete libretti di testi con parodie matematiche da cantare sulle note di brani arcinoti; non sorprendetevi dunque se passerete la serata a cantare brani dedicati a Fibonacci introdotti da “One…one…two…three”.

Una descrizione dell’atmosfera del Grande Jam non sarebbe però completa senza citare altre due attività fondamentali: il Bake-off e la Competition competition.

Il Bake-off è, a tutti gli effetti, quello che dice il nome: una gara a chi riesce a produrre le torte più matematiche. Capire più concretamente cosa ciò significhi può essere più semplice se guardate le fotografie allegate, dove potete riconoscere un enorme biscotto di pan di zenzero modellato a forma di tavoletta YBC 7289, con cui quasi 4000 anni fa i babilonesi applicavano il teorema di Pitagora ante-litteram per approssimare la radice quadrata di 2.

Oppure una ciambella ricoperta di pasta di zucchero di vari colori per mostrare la colorabilità di un toro, per cui non sono notoriamente sufficienti i quattro colori che bastano per un atlante planare.

O – perché no? – un quadrato greco-latino di pasticcini e candele, in cui ogni riga e colonna contiene un’unica assegnazione di forma e colore, in una sorta di sudoku dolciario.

Il secondo evento da menzionare è una gara. O, più precisamente una gara di gare: la Competition competition. Lungi dall’essere un semplice gioco di parole, la Competition competition è una gara a più livelli. Gareggiare al livello base è semplice: si raggiunge il tavolo preposto, si sceglie uno dei tanti foglietti, su ciascuno dei quali è riportata una sfida – tipicamente enigmi matematici piuttosto elaborati – e si cerca di risolverla; la soluzione, una volta elaborata, andrà inserita in un’apposita scatolina posta sullo stesso tavolo, di fianco al foglio scelto.

Fin qui tutto regolare: una sfida come tante altre, benché più fantasiosa.

Ma questo non è tutto. Si può infatti gareggiare anche scrivendo una di queste sfide, e sfidando gli altri concorrenti a chi ha avuto più inventiva. Donde il nome di “competizione di competizioni”.

Potrebbe essere utile un esempio fra i tanti. Lo scorso anno, un team di concorrenti norvegesi ha montato un grosso pulsante rosso a due passi dalla sala dei seminari.

La pulsantiera riporta la scritta “NERDINESS OVERLOAD COUNTER”, e ogni partecipante era invitato a premerne il tastone ogniqualvolta fosse stato sentito un argomento matematico nuovo o altrimenti interessante durante i seminari. La sfida dei colleghi scandinavi era dunque quella di stimare il numero complessivo al quale il contatore sarebbe arrivato entro la fine del MathsJam.

(Tra parentesi, qualcuno potrebbe domandarsi cosa sia quel foglietto avvolto di fianco alla pulsantiera: è il testo della sfida. Le regole del Grande Jam prevedono che ogni sfidante fornisca una descrizione della propria competizione scritta su “un foglio formato A5 a singola facciata”: in Norvegia l’indicazione è stata presa verbatim, e dunque il foglio è stato piegato in un nastro di Möbius.)

Il secondo giorno del Grande Jam, oltre all’ultima infornata di seminari, avvengono diverse premiazioni: viene premiata la torta più interessante del Bake-off; vengono premiate, per ciascuna gara, le soluzioni più curiose o inedite; infine, viene anche premiata la gara migliore tra tutte le gare. I premi possono essere i più vari, ma per regolamento non possono avere un valore di mercato superiore ad una sterlina; fioccano dunque graffette, origami e persino un puntatore laser (di valore marginalmente superiore ad 1 £, ma svalutato “perché ora è di seconda mano”).

Cosa dire, dunque, per tirare le somme di questo lungo articolo? Avete ormai un’idea di molte delle attività che si susseguono in questa 2-giorni autunnale fitta di impegni. Ma – credetemi – il Grande Jam è molto più della somma delle sue parti. Il brulicare di idee, la continua pioggia di stimoli e suggerimenti e tutte le sensazioni che derivano dal trovarsi a stretto contatto con il Gotha della matematica ricreativa sono, al netto dei miei tentativi, indescrivibili. Ancora di più, il senso di inclusione provato durante questo incontro è qualcosa di magico.

Si attribuisce, forse apocrifamente, al fisico Niels Bohr la frase “Fare previsioni è difficile. Soprattutto sul futuro”. Mi permetto, ciononostante, di prevedere quanto segue: in tarda primavera, quando apriranno le iscrizioni per il Grande Jam del 2019, farò in modo di prenotarmi subito per un’altra due-giorni come quella a cui ho avuto la fortuna di partecipare lo scorso anno. E spero che questo riassunto confuso della mia esperienza non vi abbia disincentivati dal provarlo.

Ci vediamo là!

Daniele Aurelio
Coordinatore dei MathsJam per Pavia

 

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