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Pochi giorni fa, in concomitanza con la presentazione del progetto alla cittadinanza, alcuni quotidiani (La Repubblica, Il Mattino), hanno dato ampio spazio alla seconda edizione del progetto “Proud of You”, un progetto educativo con un obiettivo inclusivo particolarmente significativo, sviluppato in aree urbane ad alto rischio di dispersione, in scuole che spesso vengono denominate “di frontiera” perché incluse in contesti socio-culturali di forte disagio. Pietro Di Martino ha intevistato per MaddMaths! la coordinatrice scientifica del progetto Maria Mellone.

Queste scuole, come sottolineato a Radio Rai3 (podcast 2018) dalla Dirigente Scolastica Lucia Vollaro dell’Istituto Comprensivo Virgilio IV coinvolto nella prima edizione del progetto, sono dei veri e propri “presidi di bellezza, che vogliono promuovere cultura e fare formazione, e che sono al servizio del territorio, delle famiglie e dei ragazzi”.

È evidente anche dai dati (più del 25% di dispersione scolastica) come il compito di queste scuole sia particolarmente delicato e complesso, e quindi l’importanza di un sostegno, non solo in termini economici, ma anche e soprattutto di competenze.

Il progetto, promosso dall’associazione Next-Level e realizzato grazie al finanziamento del Fondo di beneficenza di Intesa Sanpaolo e di Gesac, ha come macro-obiettivo proprio la prevenzione dell’abbandono scolastico nelle periferie più svantaggiate della città e, dopo essersi rivolto all’Istituto Comprensivo Virgilio IV di Scampia nella sua prima edizione, nella seconda edizione ha ampliato il numero degli studenti coinvolti, rivolgendosi a quattro plessi scolastici dell’Istituto Comprensivo Radice Sanzio Ammaturo situati in tre diverse municipalità di Napoli a forte criticità sociale.

Tutto ciò basterebbe a rendere interessante il progetto, lo è ancora di più per il fatto che i promotori del progetto abbiano messo al centro dello stesso, per quanto riguarda gli aspetti disciplinari, l’educazione matematica. Il lavoro sulla competenza matematica di base, sulla condivisione del senso di tale competenza per i ragazzi, visto come chiave per la lotta alla dispersione scolastica.

Per questo il progetto si è avvalso della collaborazione scientifica del gruppo di ricerca in didattica della matematica del Dipartimento di Matematica e Applicazioni “R. Caccioppoli” (DMA) dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, coordinato da Maria Mellone.

Il gruppo napoletano ha una lunga e consolidata tradizione di ricerca proprio sulle tematiche del contrasto alle difficoltà in matematica, dell’inclusione (anche culturale) e della formazione degli insegnanti: tematiche che evidentemente sono centrali per un progetto del genere e che, al di là del contesto specifico, possono essere significative per tutti coloro che sono interessati all’educazione in contesti difficili.

Per questo abbiamo chiesto a Maria di raccontarci gli aspetti principali delle scelte fatte per questo impegnativo progetto, scelte che potrebbero costituire un punto di partenza – ovviamente da adattare alle varie realtà socio-culturali – per progetti con finalità simili in altre parti del Paese.

Maria Mellone

Maria Mellone

Maria quanto siete coinvolti in un progetto così importante?

Il coinvolgimento è alto e su più livelli. Innanzitutto è coinvolto il Dipartimento con la consulenza specifica della ricerca in didattica della matematica, ma anche con la commissione terza missione coordinata dal collega Ulderico Dardano. È evidente, infatti, come gli obiettivi del progetto rientrino pienamente nell’obiettivo generale della terza missione di favorire lo sviluppo socio-economico e culturale della società, con particolare attenzione al territorio.

Per quanto riguarda poi il nostro gruppo di ricerca, da sempre c’è un interesse specifico per le difficoltà in matematica e per il rapporto stretto con la realtà scolastica (spesso difficile) del nostro bellissimo territorio. Il coinvolgimento dunque è altissimo: lavoriamo su obiettivi educativi e sociali che riteniamo importantissimi, cercando di mettere in pratica i risultati della nostra ricerca e, contemporaneamente, di fare nuova ricerca.

Con i finanziamenti del progetto siamo anche riusciti a bandire borse di studio per coinvolgere a tempo pieno giovani ricercatori in didattica della matematica che hanno l’opportunità di mettere sul campo i risultati dei propri studi e crescere scientificamente in contesti complessi e stimolanti. In particolare, Gemma Carotenuto, già coinvolta nella prima edizione ha avuto e ha un ruolo cruciale in questo progetto.

Avvertiamo dunque certamente una grande responsabilità, ma anche l’emozione positiva di affrontare una sfida stimolante: provare a mettere la nostra competenza al servizio di un progetto educativo di inclusione sociale.

I risultati del primo nostro coinvolgimento sono da una parte di incoraggiamento, dall’altra uno stimolo a cercare di fare sempre meglio.

Quali scelte organizzative e didattiche generali avete fatto per il progetto?

Il percorso didattico di matematica, che è iniziato lo scorso ottobre e terminerà il prossimo aprile, è stato pensato in 16 incontri settimanali e coinvolge più di 200 allievi. Gli allievi decidono di partecipare volontariamente agli incontri pomeridiani che prevedono attività di problem solving matematici da esplorare sia in spazi molto ampi, come i cortili scolastici o i siti storico-artistici della città, che all’interno delle aule, utilizzando materiale povero.

Infatti, oltre alla manipolazione degli artefatti, in un’ottica laboratoriale e coerentemente con i risultati di ricerca didattica, il percorso è caratterizzato dal coinvolgimento di tutto il corpo, in compiti di esplorazione matematica di luoghi e più in generale di esperienze embodied.

Quali obiettivi didattici vi siete prefissati?

Gli obiettivi matematici, riconducibili ai nuclei tematici della misura in geometria piana e delle frazioni, sono stati intrecciati all’educazione alla cittadinanza, in continuità con la prima edizione.

Per questo motivo, attraverso un espediente narrativo, gli allievi sono chiamati ad aiutare assessori e geometri della città, che propongono loro problemi matematici per cui sono necessari sopralluoghi in luoghi storicamente significativi di Napoli, come farebbero dei veri architetti.

Potresti farci un esempio?

Nella parte appena conclusa del percorso, ad esempio, agli allievi è stato chiesto di determinare quante persone potrebbero partecipare a un concerto organizzato per Capodanno nella Reggia di Capodimonte: l’assessore alla cultura ha scritto loro che vorrebbe “coinvolgere il numero massimo di cittadini e allo stesso tempo garantire la comodità e la sicurezza di tutti”. È un’attività ispirata dal progetto M@t.abel, sviluppato sulla base del progetto UMI-CIIM noto, non a caso, come “la matematica per il cittadino”, e che, oltre ad aver sviluppato un curriculum di matematica in verticale, ha messo al centro dell’innovazione e della sfida educativa la formazione in servizio degli insegnanti.

A questo proposito, quanto e come avete coinvolto gli insegnanti in questo progetto?

Come in tutti i progetti che intervengono sulle difficoltà in matematica, ci si focalizza sui cambiamenti: quali sono i cambiamenti che riteniamo necessari?

Una delle parole chiave della nostra progettazione e del nostro intervento è “senso”: dare senso a quello che proponiamo di fare ai ragazzi. Ricordiamo infatti che stiamo lavorando in contesti dove spesso c’è un rifiuto della scuola e chiediamo ai ragazzi di venire, volontariamente, il pomeriggio. È evidente dunque che il senso delle cose, che a nostro avviso dovrebbe essere sempre la stella polare dell’insegnamento matematico, in questo contesto è particolarmente importante.

La sfida dunque, in questo caso, è di cambiare radicalmente innanzitutto l’immagine della disciplina che hanno gli allievi. D’altra parte, l’immagine della disciplina è veicolata principalmente dalle pratiche didattiche e dunque, per vincere questa sfida, è necessario coinvolgere gli insegnanti, condividere con loro gli obiettivi, ma anche dare strumenti teorici e pratici per perseguire obiettivi complessi, in contesti di per sé difficili.

In questa nuova edizione, perciò, il coinvolgimento degli insegnanti è cominciato diversi mesi prima della partenza delle attività con gli allievi ed è stato articolato in regolari appuntamenti di riflessione e co-progettazione. La sostenibilità di un progetto di questa portata risiede proprio nella formazione docenti e nella reale possibilità e volontà degli insegnanti di integrare le attività innovative sperimentate durante il progetto anche nelle proposte curriculari.

Devo dire che gli insegnanti coinvolti sono eccezionali da questo punto di vista: operano in contesti veramente difficili e sono pronti per questo a mettersi continuamente in gioco. Non è facile farlo e sicuramente è molto faticoso, ma questi insegnanti dimostrano di sentire forte l’urgenza di riflettere sulle proprie pratiche e chiedono di essere aiutati a sviluppare nuovi strumenti.

Noi ce la mettiamo tutta per dare loro l’aiuto che chiedono.

Ovviamente ogni realtà “di frontiera” ha caratteristiche specifiche, ma credo che alcuni aspetti del progetto che state sviluppando possano essere la base per interventi con obiettivi simili in altre realtà: che ne pensi?

Credo anche io, e comunque penso che, sia dal punto di vista della ricerca in didattica della matematica che della pratica educativa, il confronto di competenze e esperienze sia fondamentale per sviluppare ulteriori competenze e strumenti.

Sicuramente io, e con me tutto il gruppo di ricerca in didattica della matematica che coordino, è interessato e disponibile al confronto su esperienze simili.

Grazie Maria, torneremo magari a sentirci alla fine del progetto per avere una tua valutazione complessiva delle sperimentazioni effettuate.

Certamente, molto volentieri.

Intervista a cura di Pietro Di Martino

 

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