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Il Corriere della Sera sta curando una serie di video di orientamento per l’Università. Vi proponiamo il video sulla matematica a cura di Giovanni Gaiffi, direttore del Dipartimento di Matematica dell’Università di Pisa. 

Decidere il corso di laurea è una scelta di vita: cosa si studia, quali sono le difficoltà e quali sono gli sbocchi professionali

Giovanni Gaiffi / CorriereTv

Studiare matematica vuol dire mettersi in cammino, col proprio bagaglio scolastico, un cammino in cui fin dall’inizio si incontrano molte idee e molti oggetti nuovi e si affrontano problemi complessi, sempre cercando di capire in profondità la loro struttura. In questo modo si riesce a scoprire se, al di là delle apparenze, due problemi diversi sono in realtà correlati, se le idee che hanno portato a risolverne uno si possono estendere all’altro, e si aprono nuovi scenari.

La ricerca di questa profondità caratterizza il cammino e lo rende molto impegnativo, ma anche estremamente interessante, appagante. C’è anche un risvolto molto concreto: il linguaggio nuovo che si impara è il linguaggio con cui sono scritti i modelli della nostra realtà, dalle previsioni del tempo agli algoritmi finanziari, fino alle nuove frontiere della tecnologia. In questo senso la matematica offre una chiave di lettura rigorosa e profonda per interpretare il
mondo che ci circonda.

Nei primi due anni si dà grande spazio alle basi dell’Analisi matematica, dell’Algebra e della Geometria, da cui poi ci si allarga gradualmente verso gli altri campi della matematica, come l’analisi numerica, la fisica matematica la probabilità e la statistica, e la logica. Fin dall’inizio, in questo piano molto strutturato e organizzato, si affiancano elementi di Fisica e Informatica. Il terzo anno è invece tipicamente più libero: gli studenti possono scegliere tra diversi percorsi, alcuni più teorici, altri più aperti alle applicazioni, iniziando ad affrontare problemi che provengono da svariati contesti concreti e con grande apertura verso le nuove tecnologie. I laureati triennali hanno comunque una formazione completa, e nel successivo percorso magistrale avranno ancora più libertà di indirizzare i loro studi.

Servono principalmente tre qualità. La prima è la capacità di astrazione, cioè l’attitudine a lavorare con concetti teorici, accompagnata dal desiderio di fare ragionamenti rigorosi. La seconda è la determinazione: in matematica è normale passare molto tempo su un problema prima di trovare la strada giusta, e l’esperienza dell’errore è una compagna di viaggio. Saper imparare dai propri errori, saperli accettare come occasione per crescere è fondamentale. Infine, serve lasciare spazio alla creatività. Risolvere un problema nuovo o dimostrare un teorema non è un esercizio automatico, ma richiede spesso di saper uscire dagli schemi per guardare le cose da una prospettiva diversa.

Oggi le prospettive occupazionali per i laureati in matematica sono eccellenti, con tassi di inserimento lavorativo vicini al 100%. Oltre alle strade tradizionali della ricerca e dell’insegnamento, c’è una fortissima richiesta da parte del mondo aziendale e tecnologico. I matematici lavorano per esempio nella sicurezza informatica, nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, nell’analisi dei dati, nella finanza e nella logistica. Il motivo è semplice: le aziende cercano professionisti con una forma mentis capace di affrontare e risolvere problemi inediti, studiandoli in profondità. E proprio a questo si preparano i matematici fin dai primi passi del cammino. Ho citato non a caso l’intelligenza artificiale: di fronte a questa rivoluzione, che costituisce una opportunità ma che allo stesso tempo presenta anche rischi e pone interrogativi cruciali, la profondità di visione del matematico può essere una risorsa fondamentale.

Mi ha insegnato il valore del rigore e dell’onestà intellettuale. Ho imparato anche il valore del confronto con gli altri. Infatti il cammino degli studi in matematica è un cammino da percorrere insieme. I problemi più complessi si risolvono solo attraverso il confronto e la condivisione delle idee. Si impara ad ascoltare gli altri, a mettere in discussione le proprie certezze e a contare sulla collaborazione. Si costruiscono così, già fin dagli anni degli studi, dei rapporti di fiducia e di amicizia forti che durano anche tutta la vita. Questa è la mia esperienza, ma anche i giovani laureati in matematica che oggi si inseriscono nei primi contesti lavorativi, aziendali o di ricerca, scoprono con grandissima soddisfazione di essere in grado di confrontarsi con persone provenienti da ogni parte del mondo con le più varie esperienze di formazione: del resto, fin dall’inizio si sono abituati al dialogo, e la matematica è un linguaggio universale, che fa incontrare ed unisce. Questo è un valore molto prezioso.

Roberto Natalini [coordinatore del sito] Matematico applicato. Dirigo l’Istituto per le Applicazioni del Calcolo del Cnr e faccio comunicazione con MaddMaths!, Archimede e Comics&Science.

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