Il 16 luglio scorso è stato presentato il rapporto INVALSI per il 2026. A fronte delle oltre 200 pagine del rapporto, piene di dati comparativi attraverso il territorio, le diverse annualità e anche le diverse discipline, è possibile estrarre un messaggio sintetico complessivo, magari anche solo per quanto riguarda la matematica? Chiara Giberti si è cimentata in questo compito formidabile. Vediamo cosa ne è venuto fuori.
L’apprendimento è un processo lungo e progressivo: i risultati che osserviamo oggi sono spesso il frutto di scelte e lavoro seminati anni prima. Lo sanno bene gli insegnanti che accompagnano studentesse e studenti per più anni, osservando giorno dopo giorno l’evoluzione delle proprie classi.
Negli ultimi anni, il dibattito educativo è stato dominato dall’impatto della pandemia da COVID-19. Ci siamo chiesti quali fasce d’età fossero state più colpite, se le misure emergenziali avessero accentuato le disparità tra sottogruppi della popolazione studentesca e quanto tempo sarebbe servito per recuperare il terreno perduto.
Le rilevazioni standardizzate, e tra queste le prove INVALSI, non possono fornire risposte causali dirette, ma sono un supporto fondamentale per mostrare l’evoluzione dei risultati di studenti e studentesse, porsi nuove domande e formulare ipotesi senza perdere di vista la complessità del quadro complessivo.
Questo contributo analizza alcune evidenze relative alla Matematica emerse dal nuovo Rapporto INVALSI, pubblicato a luglio 2026 e basato sulle prove svolte nella primavera dello stesso anno (INVALSI, 2026). È importante ricordare che i risultati presentati derivano dall’analisi di un campione statistico rappresentativo dell’intera popolazione studentesca per ogni grado scolastico coinvolto.
Cosa è successo dal 2019 ad oggi?
L’analisi longitudinale conferma una diminuzione dei risultati in Matematica in tutti i gradi scolastici rispetto al periodo pre-pandemico. Se nel 2024 alcuni segnali avevano alimentato l’ottimismo, i dati del 2026 portano a una riflessione più cauta: i risultati medi non mostrano miglioramenti significativi rispetto al 2025, fatta eccezione per l’ultimo anno della scuola secondaria di II grado, dove si registra un incremento rispetto al 2025, anno in cui, però, si era osservata una diminuzione rispetto al 2024.
Negli altri gradi il quadro resta più critico: in particolare in II primaria il punteggio medio ha raggiunto il valore più basso dell’intera serie storica, segnando una contrazione significativa rispetto al 2025. Un aspetto particolarmente preoccupante è l’aumento della percentuale di studenti che non raggiunge la soglia minima di competenze (fascia base), che nella scuola primaria si attesta ormai a più di un terzo dell’intero campione (36% in II e 37% in V).
Questi dati suggeriscono che l’ipotesi di un “effetto pandemico” temporaneo sia ormai insufficiente a spiegare i trend osservati. Emerge invece la necessità di indagare fattori più strutturali e di osservare con maggiore attenzione le difficoltà di studenti e studentesse, per supportare insegnanti e scuola nel complesso compito che sono chiamati ad affrontare.
Quali sono i fattori che incidono sulle prove di Matematica?
Il divario territoriale tra le regioni del Centro – Nord Italia e quelle del Mezzogiorno è uno dei nodi critici del sistema scolastico italiano. I dati mostrano che gli studenti della macro-area geografica Sud e Isole ottengono risultati inferiori rispetto ai coetanei del Centro e del Nord già in II primaria, seppure con una forte variabilità tra regioni. Il divario, per quanto in alcuni casi in lieve diminuzione rispetto al 2025, tende ad ampliarsi nel passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria, per poi ridursi nel passaggio tra la classe II e la classe V della scuola secondaria di II grado.
Un fattore particolarmente rilevante nel nostro paese è il genere: secondo le ultime rilevazioni OCSE PISA 2022 (OCSE, 2023), l’Italia è la nazione con il divario di genere in matematica più marcato in assoluto, a favore dei maschi. Le prove INVALSI confermano un divario significativo tra le performance di maschi e femmine in matematica, che emerge già nei primi anni di scuola primaria e tende ad aumentare nel passaggio tra primaria e secondaria di primo grado, mostrando poi una incidenza significativa anche sui risultati alla scuola secondaria di II grado. Per un approfondimento su questo tema rimandiamo ai contributi pubblicati su MaddMaths! nel 2025.
Anche il background migratorio esercita un impatto rilevante, sebbene con dinamiche diverse tra generazioni. Nel primo ciclo di istruzione, gli studenti di prima generazione registrano uno svantaggio marcato (-14,1 punti in II primaria), che si riduce lievemente per quelli di seconda generazione (-12,4 punti). Analogamente a quanto osservato per i divari territoriali e di genere, questo divario diminuisce alla scuola secondaria di II grado e, sorprendentemente, sembra quasi annullarsi al termine del percorso scolastico, dove lo svantaggio per la prima generazione è di soli 2,1 punti. Viene da chiedersi se questa riduzione sia un segnale positivo per il sistema scolastico o dipenda piuttosto dalle diverse scelte al termine della scuola secondaria di primo grado in quanto, al contempo, si osserva un forte impatto sui risultati dato dall’indirizzo di studio scelto.
Nella scuola secondaria di II grado, del resto, un forte impatto sui risultati in matematica è legato proprio al macro-indirizzo di studio frequentato. Il divario è profondo: nei licei scientifici l’85,4% degli studenti raggiunge i traguardi previsti al termine del percorso di studi; questa percentuale scende al di sotto del 50% negli istituti tecnici e negli altri licei, ed è particolarmente critica negli istituti professionali, dove meno di due studenti su dieci (19,6%) raggiungono questi traguardi.
Infine, emerge una trasformazione qualitativa nel peso dei fattori socio-economici. Se al termine della scuola primaria l’incidenza principale è legata al background individuale (indice ESCS), con l’avanzare del percorso scolastico diventa sempre più determinante il background scolastico, ovvero il contesto socio-culturale della scuola frequentata: al termine del secondo ciclo, l’effetto dello status della scuola risulta quasi dieci volte superiore a quello della famiglia d’origine.
Cosa ci dicono, nel complesso, questi dati?
Il quadro che emerge dal Rapporto INVALSI 2026 non può essere analizzato considerando un’unica causa ma risulta riduttivo anche considerare una somma di cause indipendenti tra loro. Territorio, genere, background migratorio e contesto socio-economico non agiscono su binari separati: si intrecciano, si rafforzano a vicenda e producono effetti diversi a seconda di come si combinano nella storia di ciascuno studente e ciascuna studentessa. Una ragazza del Mezzogiorno, di origine immigrata, che frequenta una scuola in un contesto socio-economico fragile non somma semplicemente quattro svantaggi separati: li vive come un’unica condizione, spesso più pesante della somma delle sue parti. È questa la lente dell’intersezionalità, ed è probabilmente la lente più utile per leggere numeri come questi.
A rendere ancora più centrale questo intreccio è il ruolo della scelta del percorso di studi nella secondaria di II grado, che pesa sui risultati più di ogni altro fattore preso singolarmente ma che, a sua volta, non è mai una scelta neutra: è essa stessa orientata da tutti gli altri fattori di partenza. Territorio, genere, origine e contesto familiare non si limitano a incidere sui risultati di oggi: modellano in anticipo le opportunità di domani, indirizzando verso un liceo, un tecnico o un professionale. Per questo, riflettere sui meccanismi di orientamento tra un ciclo e l’altro non basta se lo si fa un fattore alla volta. Serve una prospettiva che tenga insieme le diverse dimensioni della disuguaglianza e che orienti concretamente le scelte educative: promuovere l’inclusione non come intervento aggiuntivo per singoli gruppi, ma come criterio che attraversa la progettazione didattica, l’orientamento scolastico e le politiche educative nel loro complesso. Solo tenendo insieme questi piani si può sperare di rendere i percorsi scolastici meno vincolati dal punto di partenza di ciascuno studente — una delle sfide più aperte, e più urgenti, del sistema scolastico italiano.
Chiara Giberti
Riferimenti
- INVALSI (2026). Rapporto INVALSI 2026. Le evidenze per comprendere il presente e costruire la scuola di domani. https://www.invalsi.it/wp-content/uploads/2026/07/Rapporto-Prove-INVALSI-2026.pdf
- OCSE (2023). PISA 2022 Results (Volume I). OCSE. https://www.oecd.org/en/publications/pisa-2022-results-volume-i_53f23881-en.html









