Una mini-serie a cura di Marco Trombetti, in cui si esplorano le vite di matematici straordinari per intelletto ma controversi per scelte, azioni o destini: figure in cui la brillantezza teorica convive con l’ombra, e dove la linea che separa rigore e ossessione, isolamento e violenza, si fa inquietantemente sottile. Non per assolvere né per condannare, ma per interrogarsi su un nodo scomodo: cosa accade quando il pensiero più lucido si separa dall’etica? In questo terzo episodio porteremo alla luce il più grande furto di libri dell’Ottocento con il conte Guglielmo Libri. Trovate tutte le puntate qui.
Nomen omen, dicevano i latini: mai espressione fu più calzante per il matematico criminale di cui stiamo per raccontare la storia.
Il conte Guglielmo Brutus Icilius Timeleone Libri Carucci dalla Sommaja (1803–1869), nato a Firenze da una famiglia dell’antica nobiltà fiorentina, fu un matematico prodigio: entrò all’Università di Pisa a 14 anni (sebbene inizialmente alla facoltà di Giurisprudenza), si laureò a 17, fu apprezzato da giganti come Cauchy e Gauss e a 20 anni già insegnava presso la stessa università. La sua produzione matematica spaziava dalla teoria dei numeri alle equazioni differenziali (in questo contesto, il suo merito principale fu probabilmente l’aver per primo attirato l’attenzione dei matematici sull’analogia fra le equazioni differenziali lineari e quelle algebriche, cosa che ne ha largamente determinato lo sviluppo nel XIX secolo) e in seguito si dedicò con passione alla storia della matematica, divenendone uno dei massimi esperti italiani.

Guglielmo Libri
Esule politico a Parigi, ottenne la cittadinanza francese e fu accolto nei salotti intellettuali dell’epoca, fino alla nomina di membro presso la prestigiosa Académie des Sciences.
L’ossessione
Oltre che matematico, Libri era un bibliofilo ossessivo, ma, ossessività a parte, il vero problema di questa sua passione risiedeva nelle modalità con cui metteva insieme e arricchiva le sue collezioni. Già nel 1826, da direttore della biblioteca dei Georgofili di Firenze, era sospettato di sottrazioni. Il vizio lo seguì anche in Francia, poiché, forte della sua carica di segretario della Commissione per il catalogo dei manoscritti, non perdeva l’occasione di trafugare sistematicamente opere antiche durante le ispezioni.
Nel 1848 fu denunciato formalmente e venne spiccato un mandato d’arresto nei suoi confronti. Nel 1850 fu condannato a dieci anni di carcere, ma non scontò un solo giorno di prigionia. Allora Libri fuggì a Londra con 18 bauli pieni di refurtiva, si dichiarò vittima di persecuzione politica in quanto italiano e visse nel lusso vendendo parte della collezione. Nell’introduzione al catalogo per la vendita di parte della sua collezione, Libri presenta un’argomentazione sorprendentemente moderna a favore dello studio della storia della scienza in generale e della storia della matematica in particolare. Vale la pena riportarla di seguito.
L’introduzione al catalogo
“La collezione che sta per essere messa in vendita è composta in gran parte da opere relative alle scienze, in particolare alla matematica, e alla loro storia intesa nel senso più ampio. Essa comprende infatti anche numerosi testi di biografia, bibliografia, storia letteraria e persino di letteratura generale, utili a illuminare il percorso del pensiero umano.
Al di là di un’utilità immediata e pratica, chi desidera dedicarsi allo studio del progresso della conoscenza dovrebbe porsi un obiettivo più alto: osservando con attenzione il cammino seguito dagli studiosi, dovrebbe cercare di ricostruire, passo dopo passo, il metodo che li ha condotti alle loro scoperte. Trascurare il percorso attraverso cui l’intelletto umano è giunto a una determinata scoperta — per esempio limitarsi a un teorema matematico nella sua forma definitiva, come quella data da Lagrange o da Gauss — significherebbe comportarsi come un naturalista che studia gli insetti solo nella forma elegante delle farfalle, senza prestare attenzione ai bruchi, a quelle forme ancora imperfette che solo in seguito si trasformano negli stessi lepidotteri.
Ciò che è già stato realizzato con successo per la storia della letteratura sarà, prima o poi, compiuto anche per la storia delle scienze, un lavoro che è già stato avviato. Tuttavia, poiché sono molti di più coloro che leggono Shakespeare o Dante rispetto a quelli che comprendono Copernico o Fermat, è evidente perché l’interesse per le cosiddette “curiosità letterarie” sia più diffuso e popolare rispetto a quello suscitato da opere che segnano semplicemente un’epoca nella storia della scienza.”
La fine
Con le sue due grandi vendite del 1861, Libri fu tra i primi a richiamare l’attenzione dei collezionisti inglesi su opere importanti per la storia del pensiero matematico (queste includevano una straordinaria serie di manoscritti di Galileo, Copernico, Keplero, Cardano e altri, spesso accompagnate da lunghe note che ne evidenziavano l’importanza). Sebbene i risultati economici immediati di quelle vendite furono probabilmente sotto le aspettative, esse contribuirono comunque a dare un impulso significativo al collezionismo nel campo delle opere scientifiche.
Tornato in Italia nel 1868, morì l’anno dopo a Fiesole. Solo nel corso degli anni successivi parte dei volumi trafugati poté tornare ai legittimi proprietari e, ancora oggi, sono numerosi i manoscritti sottratti e poi venduti da Libri che, in giro per il mondo, vengono recuperati, l’ultimo di questi ritrovato nel 2010 in Pennsylvania.
Poco tempo dopo la sua morte apparve la seguente valutazione di Libri, che ben riassume tutta la sua figura: “Ammirevole nei salotti e straordinariamente affabile, flessibile, dotato di epigrammi delicati e di un umorismo sottile, capace di un’elegante adulazione, ottimo scrittore sia in francese sia in italiano, profondo matematico, geometra e fisico, conoscitore completo della storia, dotato di una mente fortemente analitica e comparativa; più esperto di un banditore o di un libraio nella scienza dei libri, quest’uomo ebbe una sola sventura: era, essenzialmente, un ladro.”
Un paio di curiosità
Quando Libri era ancora molto giovane, la qualità dei suoi primi lavori era tale che nel 1823 ottenne la cattedra di Fisica Matematica all’Università di Pisa. Tuttavia, fu un insegnante così pessimo che dopo solo un anno riuscì a ottenere un congedo permanente.
Libri vs Liouville (la vera nascita della teoria dei gruppi?)
Trasferitosi in Francia, Libri prese molto sul serio il suo ruolo all’interno dell’Accademia, ma la sua presenza suscitò anche qualche risentimento: non era francese e il suo carattere piuttosto arrogante contribuiva ad accentuare queste tensioni. Determinante per la sua carriera fu inizialmente l’amicizia con François Arago, segretario perpetuo dell’Accademia, che lo aiutò a ottenere incarichi prestigiosi. Tuttavia, questo rapporto si incrinò rapidamente: nel giro di pochi anni, i due passarono dall’essere alleati a veri e propri nemici, anche se le ragioni precise della rottura non sono note.
Essendo Arago una figura estremamente influente nella matematica francese, questa inimicizia ebbe conseguenze pesanti: molti membri dell’ambiente accademico si schierarono contro Libri. Tra questi vi era anche Joseph Liouville, che per anni si oppose a lui, arrivando a scontrarsi apertamente in diverse occasioni durante le riunioni dell’Accademia.
In realtà, Liouville era un avversario difficile da eguagliare: matematico di grande talento, riusciva spesso a formulare dimostrazioni più eleganti degli stessi risultati di Libri. L’animosità tra i due fu tale che spinse Liouville ad affermare in una lettera del 1839 indirizzata a Dirichlet che Libri stesse iniziando ad essere disprezzato almeno tanto quanto avrebbe meritato. Tale lettera fu motivata dall’aver vinto una posizione di rilievo al Collège de France battendo il collega, il quale comunque quattro anni dopo vinse una posizione simile presso la stessa istituzione (ciò risultando nelle temporanee dimissioni di Liouville in segno di protesta).
Proprio da queste tensioni nacque anche un episodio significativo.
Il casus belli
All’inizio del secolo, i matematici erano interessati a trovare soluzioni efficaci e numeriche alle equazioni (algebriche o differenziali) per risolvere problemi pratici, e ritenevano che la parte algebrica della teoria delle equazioni non fosse particolarmente utile a questo scopo. Tuttavia, di fronte alle difficoltà nel risolvere concretamente le equazioni differenziali, essi iniziarono a guardare all’algebra con occhi diversi, riconoscendovi una possibile fonte di ispirazione. Dunque, essere riconosciuti come esperti di algebra rappresentava per Liouville e Libri un modo per dimostrare ai colleghi la propria superiorità in un altro ambito centrale della ricerca matematica dell’epoca: la risoluzione delle equazioni differenziali.
In effetti, anni prima, entrambi avevano cercato di adattare i metodi e i problemi della risoluzione algebrica delle equazioni allo studio delle equazioni differenziali. Ciascuno pubblicò un lavoro al riguardo (Libri nel 1836, Liouville nel 1837) e, poiché entrambi gli articoli apparvero sul Journal di Liouville, è possibile che inizialmente avessero addirittura collaborato.
Tuttavia, la questione della priorità sull’idea di una teoria generale delle equazioni differenziali, fondata sul trasferimento di teoremi dall’ambito algebrico a quello analitico, diede origine a una disputa tra i due nel 1837-1838. L’ultimo atto di questa lunga competizione per la paternità di un nuovo campo della matematica si svolse nel 1843.
A quel tempo, Libri aveva appena tenuto al Collège de France un corso dedicato ai lavori di alcuni matematici sulla soluzione algebrica e numerica delle equazioni e sulla teoria generale delle equazioni. Liouville, invece, stava studiando i lavori di Évariste Galois, che gli erano stati affidati da Auguste Chevalier. In questo scontro finale, entrambi cercarono di far riconoscere la propria competenza algebrica nella risoluzione delle equazioni, nella speranza di essere considerati i legittimi fondatori della nuova teoria delle equazioni differenziali.
Com’è andata a finire
Fu così probabilmente in risposta a un attacco di Libri che Liouville annunciò pubblicamente l’importanza dei lavori di Évariste Galois sulla teoria delle equazioni, contribuendo così a renderli noti alla comunità scientifica.
Senza Libri, la teoria di Galois avrebbe tardato ancora di più? Non lo sapremo mai.
Nonostante la sua superiorità scientifica, Liouville non riuscì a soppiantare all’epoca il suo rivale nell’applicazione della teoria delle equazioni algebriche a quelle differenziali. I lavori di entrambi venivano spesso citati insieme nei testi e negli articoli dell’epoca che analizzavano i legami tra equazioni differenziali ed equazioni algebriche, ma era più frequentemente Libri a essere accreditato per l’idea di un’analogia tra questi due tipi di equazioni. È però evidente che la storia della matematica alla fine abbia dato ragione a Liouville: già alla fine del secolo, le opere di Libri non venivano più citate.
Referenze
- C. Ehrhard: ‘‘A quarrel between Joseph Liouville and Guillaume Libri at the French Academy of Sciences in the middle of the nineteenth century’’ 38, Issue 3 (2011), 389-414.
- J.J. O’Connor – E.F. Robertson: ‘‘Count Guglielmo Libri Carucci dalla Sommaja’’, MacTutor History of Mathematics; url: https://mathshistory.st-andrews.ac.uk/Biographies/Libri/
- A Rice: ‘‘Brought to book : the curious story of Guglielmo Libri (1803–69)’’, European Mathematical Society Newsletter 48 (2003), 12–14.

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