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I quotidiani nazionali si sono interessati nelle scorse settimane alla Coppa del Mondo di calcio, ma in contemporanea si è tenuta una finale internazionale ancora più importante: la 59 Olimpiade Internazionale di Matematica. E se i calciatori italiani non sono riusciti a raggiungere la qualificazione, i giovani matematici sono invece partiti, zaino in spalla, per Cluj-Napoca, in Romania, per sfidarsi con altri 588 ragazzi da altre 106 nazioni nella risoluzione di 6 problemi.

La squadra italiana alla cerimonia di apertura. Da sinistra: Bernardo Tarini, Matteo Palmieri, Federico Viola, Andrea Ciprietti, Saro Passaro, Fabio Pruneri, la mascotte locale, Alessandra Caraceni (Deputy Leader) e la guida.

La squadra italiana si è presentata con buone credenziali: Andrea Ciprietti, vincitore della Finale Nazionale delle Olimpiadi di Matematica tenutasi a inizio maggio a Cesenatico, aveva già partecipato all’Olimpiade Internazionale 2017, ottenendo una Menzione d’Onore, così come Bernardo Tarini; Fabio Pruneri aveva conquistato lo scorso anno la medaglia d’oro, mentre Federico Viola era alla sua terza Olimpiade, con al collo una medaglia d’argento vinta nel 2016 e una di bronzo nel 2017. A completare il sestetto Matteo Palmieri e Saro Passaro. Tutti e sei hanno conquistato uno degli agognati posti in squadra con un lungo percorso di preparazione iniziato lo scorso settembre con lo Stage Senior a Pisa e proseguito con il Winter Camp lo scorso gennaio, la Finale Nazionale di Cesenatico e conclusosi con lo stage PreIMO, svoltosi a fine maggio a Pisa.
Le Olimpiadi Internazionali di Matematica (IMO) si svolgono ogni anno dal 1959 e per questa edizione sono tornate al paese che per primo le ha ospitate 59 anni fa, la Romania. Molte cose sono cambiate, da allora, in particolare i numeri: se nel 1959 parteciparono solo 7 nazioni, tutte del “blocco sovietico”, per un totale di 53 concorrenti, di cui 6 ragazze, 59 anni dopo le nazioni partecipanti sono state 107, per un totale di 594 concorrenti, di cui 60 ragazze.
L’Italia stessa ha partecipato per la prima volta solo nel 1967, con altre due presenze nei dieci anni successivi, ma è solo dal 1983 che prende parte in modo continuativo.

La squadra italiana prende parte alla visita di una miniera.

L’Italia ha un programma di preparazione alle gare internazionali molto solido, gestito dalla Commissione Olimpiadi dell’Unione Matematica Italiana, fatto che si rispecchia, anche quest’anno, nel buon piazzamento complessivo della squadra, 17a su 107 nazioni partecipanti e seconda dell’Europa occidentale, dietro al Regno Unito. Questo risultato è stato ottenuto grazie ad un’ottima prestazione collegiale della squadra, tutti i cui membri hanno portato a casa una medaglia. Per quanto riguarda i “metalli”, argento per Bernardo Tarini, 30 punti su 42 (a solo un punto dalla medaglia d’oro), così come per Saro Passaro e Federico Viola, appaiati a 29 punti, e per Andrea Ciprietti a 26 punti; bronzo per Fabio Pruneri, 24 punti (-1 dal cutoff per l’argento) e Matteo Palmieri, 16 punti.

La squadra italiana dopo la premiazione.

Per sapere qualcosa di più sulla gara e per ottenere qualche consiglio, abbiamo intervistato due dei concorrenti italiani, Andrea Ciprietti e Bernardo Tarini.
1. Com’è stata questa IMO, come problemi e come ambiente?
Andrea Ciprietti: Parafrasando Geoff Smith [Chair dell’IMO Advisory Board, ndr] in uno dei suoi discorsi conclusivi: una buona IMO si riconosce dalla qualità dell’accoglienza, dalla qualità dei problemi e dalla qualità delle coordination; quest’anno possiamo tranquillamente checkare tutti e tre questi punti. La scelta della location non era certo delle più felici (soprattutto dopo che l’anno scorso le IMO si erano tenute a Rio) e ha avuto anche ripercussioni logistiche (di solito si tende a evitare lo sparpagliamento dei contestant in diversi hotel, ma quest’anno non è stato possibile), ma alla fine l’eccellente organizzazione romena ha più che compensato, proponendo tra l’altro due bellissime giornate di escursione. Per quanto riguarda i testi della gara, quest’anno secondo me erano di qualità invidiabile, proprio come ci si aspetterebbe da un’IMO. I cut-off più alti della norma hanno confermato le nostre impressioni post-gara di problemi un po’ più facili del solito, e per quanto ciò non sia generalmente auspicabile da un Paese mediamente forte come l’Italia, se non altro ha fatto da contraltare alla elevata difficoltà dei problemi dell’anno scorso.
Bernardo Tarini: Concordo, IMO organizzata con grande cura e attenzione (fin troppa forse, nei luoghi di gara e alle cerimonie di apertura/chiusura venivamo fatti arrivate di default due interminabili ore di anticipo), ma anche entusiasmo, testimoniato dalla miriade di manifesti che pubblicizzavano l’evento di cui era tappezzata la città. Peccato, come detto, per le sistemazioni alberghiere “spezzettate” in diversi hotel e per le condizioni meteo non esattamente favorevoli.

2. Siete soddisfatti dei vostri risultati? Bernardo, quanto brucia quel punto?
BT: Certo, sfoggiare un oro alle IMO non fa schifo a nessuno, ma al di là di quello sappiamo tutti (o forse no, solo quelli che conoscono l’ambiente olimpico) che dover definire le varie medaglie crea inevitabilmente delle distorsioni: vengono da una parte marcate le differenze di un punto sul filo del cut off e dall’altra messi sullo stesso piano un oro a 31 e uno a 42.
AC: Il colore della medaglia è quello che mi aspettavo. Francamente, non sarebbe stato impossibile aggiungere un problema a quelli risolti, ma a questo punto forse mi è andata bene così, visto che con quattro problemi pieni il rischio di rimanere delusi dai cut-off era molto alto…

3. Andrea, cosa si prova ad aver “concluso” la propria carriera olimpica, almeno da concorrente?
AC: In realtà quasi solo emozioni positive: da un lato c’è una carrellata di ricordi stupendi che mi porterò dietro per tutta la vita, insieme a tutte le amicizie createsi in questi anni; dall’altro c’è il “sollievo” di aver concluso questo percorso olimpico in modo tutto sommato soddisfacente. Un po’ di nostalgia è inevitabile, e credo che una delle cose che mi mancheranno di più sia quel particolare stato di tensione che si prova pochi minuti prima dell’inizio di una gara e sparisce subito dopo. Comunque il prossimo anno olimpico è alle porte, e se tra qualche mese, come ho in programma, mi ritroverò a Pisa a studiare matematica, sarò più che felice di ricambiare il lavoro di chi finora si è dato da fare per organizzare Cesenatico, proporre problemi, preparare le sessioni degli stage… Insomma, a questo punto mi piacerebbe vedere cosa si prova a stare dall’altra parte!

4. Bernardo, tra quanto si riparte con l’allenamento per la prossima IMO?
BT: Dipende, certo è che adesso un po’ di vacanza non potrà certo far male!

5. Andrea, hai avuto un principio d’estate abbastanza intenso: maturità e poi IMO. Ora vacanza?
AC: Diciamo che si prospetta una sorta di vacanza, intervallata da sporadiche (?) sessioni di preparazione per le IOI (Olimpiadi Internazionali di Informatica, ndr) in Giappone e per il test di ammissione in SNS (entrambe queste cose avranno luogo tra fine agosto e inizio settembre, in una strana sovrapposizione quantistica).

6. Avete un consiglio per chi a settembre inizierà il percorso olimpico con lo stage senior?
BT: Da qui a settembre almeno 9 ore di allenamento intensivo al giorno, a letto alle 20 tutte le sere, sveglia alle 7 tutte le mattine, e autoflagellazione in caso di trasgressione. A parte gli scherzi, appassionatevi (ok, non è che si possa fare a comando), perché è di gran lunga la cosa più importante sia per avere soddisfazione che per avere successo.
AC: È stato detto e ridetto, ma mi sento di ribadirlo ancora una volta: se volete auspicare a qualificarvi, un giorno, per competizioni internazionali (come immagino sia vero per molti partecipanti al Senior), impegnarsi *soltanto* agli stage non è neanche lontanamente sufficiente, ma è necessario un costante lavoro da casa. D’altra parte, l’universo olimpico è molto più che “gare”: per questo vale la pena di viverlo a 360 gradi, dando sì importanza ai risultati, ma senza farne il solo e unico scopo. Per qualcosa di più concreto e meno sentimentale: studiate i dannatissimi problemi noti! 😉

[Crossposted su olimpiadi.dm.unibo.it]

Luigi Amedeo Bianchi

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