John Nash: uno, nessuno, centomila
Direttamente da “A Beautiful Mind”, John Nash, il bizzarro individuo che inventò un equilibrio che porta il suo nome in senso ironico
John Forbes Nash (Bluefield, 13 giugno 1928) è un grande matematico
ed economista statunitense.
Ben prima, però, un architetto e un urbanista inglese del XVIII secolo,
massimo rappresentante del genere pittoresco, fu anche lui un John
Nash. E non solo. Anche suo padre si chiamava allo stesso modo. Tutto
questo gettò un velo di confusione sui primi anni del piccolo Johnny,
che non è mai riuscito, nel corso della sua vita, a ricordarsi
precisamente quale dei vari Nash fosse in realtà.
Nash, che sarà al centro di un noto film (“A Beautiful Mind”) in cui si
celebra la sua esaltante schizofrenia, già da piccolo rivela un
carattere solitario e bizzarro. Alcune testimonianze di chi lo ha
conosciuto da bambino, lo descrivono come un bambino. Altre, come un
introverso che nutriva più interesse per i libri piuttosto che per il
gioco con i coetanei. In realtà, John aveva già capito che date due
strategie poste in essere da due concorrenti, nessuno dei due può
migliorare la propria posizione adottando una strategia diversa
(Equilibrio di Nash), e quindi il rimpiattino poteva anche andare in
malora.
Nash, o chiunque credesse di essere, giunto al liceo usa la sua
superiorità intellettuale rispetto ai compagni soprattutto per ottenere
considerazione e rispetto, cose che gli tengono compagnia da solo, a
casa, la sera del ballo dell’ultimo anno. Ottiene anche una prestigiosa
borsa di studio, grazie ad un lavoro di chimica in cui vi era però lo
zampino del padre, che voleva riscattare un suo esperimento liceale di
anni prima in cui fece esplodere zampe di rana durante la ripetizione
di un noto esperimento di Galvani, prima ancora di cominciarlo.
Visto il grande interesse del padre per la chimica, John fa tutto
quello che può per andare bene in Matematica, compreso il fatto di non
instaurare rapporti di amicizia né con donne né con uomini.
Partecipa alla Putnam Mathematical Competition, un premio molto ambito,
ma lo vince il suo compagno di classe e rivale Edward Lopez. Questa
resterà per lui sempre una delusione cocente, che sarà solo in parte
mitigata dal Nobel del 1994 (che comunque Nash tentò di barattare col
Putnam, incontrando il rifiuto categorico di Lopez che nel frattempo
era diventato un cocciutissimo elettrauto).
Nel 1949, mentre studia per il dottorato, sviluppa delle considerazioni
che 45 anni più tardi gli valsero il premio Nobel. Così impara a tenere
più ordinate le sue carte.
Intanto cominciano a manifestarsi i primi segni della malattia. Conosce
anche una donna, di 5 anni più anziana di lui, e per convincersi che
non sia un’allucinazione la mette incinta. Alla nascita del figlio, i
sintomi della sua malattia stranamente peggiorano, e Nash non vuole né
aiutare economicamente la madre né riconoscere il figlio. Si impegna,
invece, a conoscere un'altra donna, Alicia Lerde, che diventerà sua
moglie. In questo periodo visita anche il Courant Institute, dove
incontra Louis Nirenberg, che lo introduce ad alcune problematiche
delle equazioni differenziali alle derivate parziali. In questo campo
ottiene un risultato straordinario legato ad uno dei famosi problemi di
Hilbert, uno di quelli che potrebbero valere la medaglia Fields, se non
fosse che Ennio De Giorgi, di cui Nash ignorava i risultati, aveva già
risolto lo stesso problema pochi mesi prima in maniera indipendente e
usando più colori.
Comincia nel frattempo a occuparsi delle contraddizioni della meccanica
quantistica cosa che probabilmente gli causò i suoi primi seri disturbi
mentali. Nash passa circa trenta anni tra i successi scientifici ed
accademici e la schizofrenia paranoide, essendo accolto in
istituti universitari prestigiosi e in ospedali psichiatrici
altrettanto prestigiosi, cercando, inutilmente, di individuare una
qualche differenza.
Durante i suoi ricoveri, si lega particolarmente ai degenti con la
sindrome di Asperger. Per la loro spiccata attenzione ai dettagli, egli
li usa mettendoli a guardia dei propri appunti mentre è occupato a
farsi attraversare il cervello da ripetute scariche di 450 volt per tre
volte alla settimana (con interessanti risultati). La terapia gli
consente comunque finalmente di isolarsi completamente (dopo
l’elettroshock chiunque aveva paura di toccarlo).
I deliri più ricorrenti riguardano le visioni di messaggi criptati
(provenienti anche da extraterrestri), il credere di essere
l'imperatore dell'Antartide, il piede sinistro di Dio, un pupazzo
interamente fatto di sushi, l'essere a capo di un governo universale,
il pensare di contare qualcosa in casa.
Dopo lunghi travagli, all'inizio degli anni Novanta, le crisi sembrano
avere fine. Anche se la moglie chiama un’ambulanza quando Nash le
comunica di aver vinto il Nobel per l’Economia.
A proposito delle sue frequenti allucinazioni, Nash disse «Quando non
riesci più a capire se chi hai di fronte è vero oppure no è un guaio.
Come fai, per esempio, a fidarti dei suoi soldi?».
Alla consegna del Nobel, nel 1994, è passato alla storia il momento in
cui Nash, nel suo discorso, ringrazia i reali di Svezia e il pubblico
presente «sempre che siate davvero tutti qui».
Oltre a finire nell’Albo d’oro degli “Schizofrenici Più Famosi del
Mondo”, Nash vinse infatti un premio Nobel per l'Economia per aver
introdotto la nozione di equilibrio oggi universalmente usata nella
Teoria dei giochi: di un comportamento, cioè, che non può essere
migliorato con azioni unilaterali, nel senso che lo si sarebbe tenuto
anche avendo saputo in anticipo il comportamento dell'avversario (a
questo punto dovrei fare una battuta, ma una volta tanto voglio che ve
la caviate da soli).
Dell’incontro con un altro genio, Albert Einstein, John Nash ricorda:
«Quando sono andato da lui, un suo assistente, John Kemeny, gli stette
sempre vicino e in silenzio, come una guardia del corpo. Probabilmente
Einstein incontrava un sacco di matti, e aveva bisogno di un minimo di
protezione. Ma nessuno può fermare l’imperatore dell’Antartide».
Durante la sua malattia, Nash sentiva anche delle voci. Ben lungi dal
farlo ritenere un veggente cristiano, le sue voci reagivano
criticamente ai suoi pensieri e talvolta gli facevano la supercazzola.
«Sono continuate per vari anni. Alla fine ho deciso di ignorarle. Ho
capito che erano solo una parte della mia mente: un prodotto del
subconscio, o un percorso alternativo della coscienza. Ehi, come si
permette di parlare così di mia madre?».
clemenza
Speriamo che ci possa perdonare, o vice-imperatore :D
Grazie Popinga! ;)
Una considerazione personale ...
Nel campo dell'immersione delle varietà, Johnny ha conseguito brillanti risultati ma non del tutto geniali come ... ci si attenderebbe da un genio. Diciamo che i suoi risultati più brillanti sono stati forniti nel campo della Teoria dei Giochi con applicazioni all'Economia. Lì sì che è stato un innovatore degno di questo nome. Rimanendo negli USA, un P. J. Cohen od un John Milnor od un Norbert Wiener (nativi USA e non importati)sono stati nettamente superiori a Nash (ma ne potremmo citare degli altri...).
Piuttosto, a mio avviso, anzichè porci quesiti su Johnny Nash dovremmo chiederci perchè non sia stata assegnata la Medaglia Fields a De Giorgi (per la sua risoluzione del XIX° problema di Hilbert a 29 anni) che se si parla di genio matematico ... ha avuto pochissimi eguali nella storia dell'umanità.

Nash