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Nel mese di giugno l’editore Altrimedia ha pubblicato un romanzo di Giovanni Calia, La congettura dell’anima, storia romanzata della vita di Grigorij Jakovlevi Perel’man, il matematico russo che ha dimostrato la congettura di Poincaré. Lo ha letto per noi Nicola Ciccoli.

Che le storie di alcuni matematici riescano, finalmente, a bucare la barriera della specialità e interessare gli scrittori per quello che sono, storie particolari di persone straordinarie, non può che far piacere. Come sappiamo bene su queste pagine, fuori dagli stereotipi più noiosi c’è una varietà e ricchezza di esperienze che aspetta di essere raccontata. A volte lo si fa con i mezzi della biografia, più o meno ben documentata, altre con quelli del romanzo, più o meno aderente al reale.

È stato così per Ramanujan, del quale possiamo leggere L’uomo che vide l’infinito o l’assai più romanzato Il matematico indiano di Leavitt. E’ stato così per il nostro Caccioppoli. A volte il protagonista di un romanzo è un matematico generico, dietro al quale riusciamo a riconoscere persone reali, come nel caso di Zio Petros e la congettura di Goldbach. Abbiamo letto di Nash e Turing e Andrew Wiles.

Ad attirare l’attenzione, va da sè, le storie più particolari, le persone contornate da un alone leggendario, le realtà più estreme. Era solo questione di tempo, quindi, affinchè qualcuno decidesse di romanzare Perel’man: la storia più romanzesca, dopotutto, della matematica degli ultimi cento anni. Una storia che sembra una sceneggiatura, nella sua affascinante coerenza. Su queste pagine abbiamo già recensito il bel libro di Masha Gessen, Perfect Rigor, che con il piglio della biografa delinea il mondo sovietico in cui Perel’man cresce e le vicende che lo portano fino alla medagli Fields rifiutata.

Nel romanzo di Giovanni Calia si sceglie una strada molto diversa. La storia di Perel’man si fa spunto di una narrazione, idea di racconto, su cui costruire una trama narrativa che non si preoccupa affatto del vero e neanche necessariamente del verosimile. Il Perel’man di questo libro, verrebbe da dire, è il Perelìman di un curioso universo parallelo che con il suo collega più famoso condivide la dimostrazione di profonde congetture matematiche e il rifiuto della gloria, del successo e dei soldi che ne potrebbero seguire. Ma vive in un mondo simile al nostro ma completamente diverso, un mondo in cui un ricco americano studia nella Unione Sovietica degli anni ’80, in cui è una storia d’amore a farla da protagonista e in cui però, i grandi eventi che scandiscono il tempo sono gli stessi del nostro: il crollo del muro di Berlino e l’eruzione del vulcano Eyjafjallajokull per dirne due che impattano sulla narrazione essendo successi davvero.

Bisogna essere disposti, da matematici, a una doppia sospensione di incredulità: bisogna essere disposti a pensare che questo Grigorij e quell’altro sono solo lontani parenti, che il professor Burago solo incidentalmente ha il nome di un noto matematico, che il nome Clay non si riferisce proprio a quel Clay. Lasciarsi trasportare da un racconto che non parla, realmente, di matematica, ma racconta una storia possibile, non interessa se plausibile. Forse il pubblico migliore per questo libro è costituito da chi di Perel’man non conosce proprio nulla e può abbandonarsi con maggiore facilità a questo sogno. Ma resta comunque un modo interessante per vedersi con occhi diversi, per sentirsi, come matematici, oggetti di un racconto, per farsi trasportare in quel terreno del fantastico dove tutto è ancora possibile.

Nicola Ciccoli

La congettura dell’anima. Storia dell’uomo che ha scoperto la forma dell’universo
Giovanni Calia
Editore: Altrimedia
Collana: I narratori
Anno edizione: 2020
In commercio dal: giugno 2020
Pagine: 136 p., Brossura
EAN: 9788869600791

 

 

 

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