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“Storia proviene dal greco historia cioè Ricerca”. Mio figlio sta ripetendo ad alta voce i suoi compiti mentre io scrivo una scaletta per “La stanza delle forme e delle storie” un breve intervento che presenterà il MuMa prima della sua apertura. Se Storia proviene da Ricerca è anche vero che la Ricerca ha una sua Storia. Non glielo dico, per non confonderlo. Lo dico a me stessa, potrei partire dalla ricerca allora.
Martedì 30 Ottobre 2018 durante l’inaugurazione del Museo della Matematica dell’Università di Bari potrei mettermi a parlare anche di velocità finita di propagazione in una equazione delle onde! Certo dovrei spiegare al pubblico come mai abbiamo delle equazioni di evoluzione, siamo curiosi di leggi che predicano cosa accadrà in un tempo lontano, quasi volessimo sottrarci alle sorprese. Dovrei far capire che l’equazione stessa diventa la sorpresa. E poi quella storia della freccia del tempo, quelle equazioni che nascondono il passato e quelle che invece non consentono di indagarlo, mentre noi comunque lo sentiamo scorrere e non tornare. E infine mi metto anche a raccontare del cono di influenza e del cono di dipendenza! Non sarebbe male, chissà se questo Museo ha la proprietà per cui la misura della zona non nulla di un fenomeno si amplia nel futuro e dipende da quella non nulla nel passato. Probabilmente sì.

Nella Sala Riunioni c’era una Collezione Campedelli, quei meravigliosi modelli in gesso, metallo e rame che negli anni cinquanta l’UMI decise di commissionare al matematico fiorentino ripartendo dalle collezioni tedesche di fine ottocento. Oggi che la divulgazione e la necessità di “vedere” la matematica sono in auge, questi modelli sono esposti e valorizzati in quei dipartimenti che ebbero la fortuna di acquistare la collezione per le lezioni e la ricerca di geometria algebrica. Anche il Dipartimento di Bari aveva questa esigenza comunicativa. Quando tre anni fa ci si interrogava su come mostrare la Collezione, l’origine dell’asse del tempo venne fissato e il supporto del museo iniziò ad allargarsi. Un armadio dopo l’altro abbiamo toccato i libri nostri antichi, solo per consistenza, mai per contenuti.

D’altronde un teorema non si coniuga se non al presente. E poi abbiamo cercato gli strumenti del seminario di Meccanica razionale. Forse è stato uno di quei pendoli pesanti che erano andati ospiti al dipartimento di Fisica ad avviare il periodo tra una iniziativa e la riflessione sul farla o meno.

La storia del calcolo ad esempio. Nel risistemare studi e uffici ecco riapparire calcolatori in parallelo, acquistati con progetti importanti che hanno consentito ricerche pionieristiche. Insieme si è creato anche il racconto dei vari supporti di memoria dei dati: dalle schede perforate alle piccole usb, quanta matematica ha richiesto la compressione delle informazioni!

Non basta un patrimonio per fare un museo. Il museo è un luogo dinamico, di nuovo una parola delle equazioni di evoluzione! Con il contributo del Piano Lauree Scientifiche abbiamo realizzato una work-station testata nei laboratori con le scuole da cui emergono forme moderne, superfici realizzate con la stampante 3D o esplorate con programmi di grafica, video che accompagnino le visite.  Questa moderna revisione delle idee matematiche serve a sottolineare quel legame Matematica/Natura, Matematica/Arte a cui è dedicato uno spazio in qualche modo creativo. Gli studenti del Corso di Studi hanno collaborato con alcune tesi a preparare modelli didattici, a recuperare informazioni sul nostro patrimonio, ad associare forme a formule. Il museo diverrà pian piano anche una stanza in cui sperimentare la matematica, raccontarla e ovviamente scoprirla, il MoMath di New York ha questa concezione che ci indirizza. Gli insegnanti, gli studenti di scuola e di università e i curiosi ci chiedono un luogo per questo e adesso abbiamo una stanza piena di storie, inclusa quella della sua nascita e delle mille idee che ancora più contenere. Tra queste una ci sta a cuore, essere imitati. Le scuole sono piene di laboratori ricchi di storia e potrebbero rifare questo percorso di riscoprire il proprio patrimonio scientifico per passare da Storia a Ricerca e viceversa. 

Ma questo è il futuro, ora bisogna continuare a preparare l’evento di apertura con la conferenza del Prof. Umberto Bottazzini e il taglio di un nastro molto particolare. Per sapere cosa questa stanza-museo diventerà bisognerebbe calcolare forse la sua equazione e la pendenza del cono di influenza, ma entro martedì non riusciremo a farlo… anzi non lo faremo mai, ci lasceremo sorprendere dalla sua evoluzione.

Sandra Lucente

Per informazioni e visite scrivere a  museo.matematica@uniba.it oppure contattare un membro del Comitato Scientifico del MuMa: Silvia Romanelli (Presidente), Vito Onofrio Crismale, Roberto La Scala, Luciano Lopez, Antonio Lotta, Sandra Lucente, Antonella Montone, Lidia Palese.

Sito provvisiorio: http://www.dm.uniba.it/~lauree_scientifiche/lauree_scientifiche/muma-uniba/

 

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