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Maurizio Codogno, meglio noto in rete come .mau., racconta come lui vede la matematica, con la scusa di non doverla insegnare né crearne di nuova. Ma voi pensate davvero che ai matematici piaccia fare i calcoli, o almeno lo trovino una cosa naturale? Vi assicuro che non è così.

Qualche giorno fa il matematico britannico Rob Eastaway ha raccontato su Bluesky di avere visto una ragazza che si preparava per gli esami GCSE, che se non ho capito male sono quelli che si fanno alla fine delle superiori se non si pensa di continuare con una carriera universitaria. Per allenarsi esiste una piattaforma informatica che si chiama Sparx Maths; la domanda che era stata posta alla ragazza era di espandere il polinomio \((3x + 5)^4\); inoltre, per verificare che non barasse con l’intelligenza artificiale, doveva non solo scrivere la risposta corretta ma anche tutti i passaggi che aveva fatto per arrivarci. Il commento di Eastaway è stato “Mi spiace: questa non è matematica, ma sono cinque minuti di inutili calcoli”. (Letteralmente, “Sorry, this isn’t maths, it’s five minutes of pointless number-crunching.”)

Come dargli torto? È la stessa cosa che penso io quando i miei figli arrivano a chiedere aiuto con delle espressioni da risolvere che non hanno nessuno scopo se non togliere qualunque interesse nei riguardi della matematica. A voler essere generosi possiamo dire che un po’ di utilità ce l’hanno: costringono il povero risolutore a imparare a fare attenzione nei singoli passaggi, e non perdere per strada un segno o un coefficiente. Ma a questo punto tanto vale insegnare a fare merletti oppure assemblare un Lego: la necessità di attenzione è simile, ma almeno il risultato finale è più piacevole alla vista e porta più soddisfazione. (D’accordo, probabilmente un merletto fatto da me non rientrerebbe in questa categoria e assomiglierebbe più al tipico risultato che si ottiene la prima volta che si tenta di svolgere un’espressione particolarmente complicata: ma il principio resta).

Non sono contrario a priori a far fare qualcuno di questi esercizi, ma solo per prendere la mano con le operazioni: una volta compresi quali sono le (poche, in realtà) regole del gioco possiamo tranquillamente darle per scontate e passare ad altro. In questo caso io ricordo a memoria la formula per la quarta potenza di un binomio, perché i coefficienti sono la riga corrispondente del triangolo di Tartaglia; conosco anche le prime potenze di 3 e 5 e potrei fare tutti questi conti, ma non ne vedo appunto l’utilità. Una volta spiegato cosa si deve fare, tutti i prodotti si possono fare con una calcolatrice, senza dover consumare inutilmente neuroni nel “pointless number-crunching”. Quello che trovo davvero difficile è spiegarlo agli insegnanti… tanto non sono cose che arrivano all’esame di maturità, e quindi si può anche andare leggeri su questi esercizi.

Ma la storia ha anche un seguito, che però si trova sull’ex Twitter. Eastaway scrive che al primo tentativo la ragazza ha avuto una distrazione e quindi ha dato una risposta sbagliata. Al secondo tentativo, scocciata, ha effettivamente chiesto all’IA la soluzione e l’ha riportata termine per termine sul proprio foglio di carta: \(x^4 + 540x^3 + \cdots \; \) E qui casca l’asino. Come dicevo, per me non è così importante mettersi a fare questo tipo di conti: ma un sedicenne dovrebbe sapere che non deve farli fare a un LLM, almeno per il momento, perché esso non ha nessuna idea di cosa sta facendo e cerca solo di mettere insieme termini sintatticamente coerenti ma che non hanno senso semantico. Quello che la ragazza avrebbe dovuto fare era per esempio usare Wolfram Alpha e vedere qual è il risultato corretto; è vero che i chatbot spiegano la rava e la fava di come loro sono arrivati alla “soluzione” e quindi lo si può copiare, ma se arrivano alla soluzione sbagliata serve a poco.

Ciò detto, io sono notoriamente malfidente e ho chiesto a ChatGPT “espandi il polinomio (3x + 5)^4”, e mi ha dato la risposta corretta. Magari Eastaway voleva prenderci in giro? Oppure la ragazza si è dimenticata di copiare il primo coefficiente quando ha inserito la risposta? La cosa avrebbe senso, e tra l’altro sarebbe la controprova che non sono gli inutili calcoli a essere importanti, ma l’attenzione a quello che si sta facendo…

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Maurizio Codogno, noto online come .mau., è nato a Torino nel 1963, e si è laureato in matematica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e successivamente in informatica a Torino. Autore di numerosi libri di divulgazione scientifica, tra cui “Matematica in pausa caffè” e “Chiamatemi Pi Greco”, ha il suo blog “Notiziole di .mau.” dall’inizio del millennio ed è stato curatore della collana di libri Matematica di Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera.

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