Nel mese del May 12, festa delle donne matematiche, la storia di Sophie Germain diventa l’occasione per ricordare quanto a lungo il suo nome sia stato nascosto prima di essere finalmente inciso nella storia. Ce ne parla Sofia Di Vito, filosofa della scienza e divulgatrice.
Il 26 gennaio 2026, la sindaca di Parigi Anne Hidalgo ha annunciato una novità che, a ben vedere, arriva con un leggero ritardo, diciamo all’incirca un secolo e mezzo. Sulla Torre Eiffel, dove dal 1889 si trovano i nomi di importanti ingegneri e scienziati francesi, verranno finalmente incisi anche quelli di 72 scienziate. Ad alcuni verrebbe da dire “Era ora!”. La sindaca, e il comune di Parigi, hanno dichiarato l’intento di onorare la memoria di grandi donne del passato per ispirare le bambine di oggi, le scienziate del futuro. Tra i nomi che compariranno nel 2027 ce n’è uno particolarmente interessante per il mondo della matematica: quello di Marie Sophie Germain. O meglio solo Sophie, come lei preferiva farsi chiamare. Matematica e fisica, Germain è riuscita in qualcosa che per quali due secoli aveva fatto scervellare generazioni di matematici: dimostrare un caso importante dell’Ultimo teorema di Fermat. La cosa più incredibile è che ha raggiunto questo risultato superando molte avversità, in anni in cui alle donne non era concesso studiare matematica.
La sua storia ha inizio a Parigi, all’alba della Rivoluzione francese quando tutto sembrava destinato a cambiare. Tutto, tranne la vita della giovane Sophie. Mentre fuori le piazze si riempivano di persone in rivolta, lei restava chiusa in casa: troppo pericoloso uscire per una ragazzina. E così, quasi per caso, qualcosa è successo. In quella sorta di isolamento forzato, Sophie mise le mani sui libri di matematica della biblioteca del padre. E non li lasciò più: la matematica diventò in fretta la sua grande passione, la sua compagna. Caduta la monarchia, i francesi inneggiavano alla “liberté”: libertà sì, ma non proprio per tutte le persone. Se fuori si festeggiava, in casa Germain la situazione era un po’ diversa: i genitori di Sophie fecero di tutto per impedirle di studiare. Nel tentativo di scoraggiarla, le tolsero le candele, le lampade, perfino i vestiti pesanti per la notte. Sophie non si lasciò abbattere e continuò a studiare di nascosto, al freddo, e con qualche candela clandestina per farsi luce. Non era esattamente l’ambiente ideale per fare matematica ma, a quanto pare, bastò. La sua determinazione e il suo talento alla fine convinsero i genitori a lasciarla fare, anche se non l’approvarono mai davvero.
È significativo il fatto che il nome di Sophie Germain finisca inciso sulla Torre Eiffel: in vita, infatti, Sophie quel nome aveva sempre dovuto nasconderlo. Per poter lavorare e discutere di matematica, usava uno pseudonimo maschile: August Antoine LeBlanc. Con l’identità di August Antoine scriveva a matematici del calibro di Carl Friedrich Gauss e Joseph-Louis Lagrange. Quando Lagrange scoprì chi c’era davvero dietro quelle lettere, la reazione non fu quella che ci si potrebbe aspettare per l’epoca: sorpresa, certo, ma anche grande rispetto. Non tutti i matematici del tempo, però, erano così ben disposti: nonostante Sophie sia stata la prima donna a vincere il prestigioso Grand Prix des sciences mathématiques, Siméon-Denis Poisson, il cui nome è già inciso sulla Torre Eiffel, non le fece mai pubblicamente i complimenti. Non c’è da meravigliarsi: la maggior parte degli uomini, non solo nell’ambito della matematica, faticarono a riconoscere il talento di Germain, perfino il suo stesso padre.
I pregiudizi verso le donne hanno fatto sì che il nome di Sophie venisse dimenticato per secoli e che il suo ricordo continuasse a resistere solo nella matematica. Esiste, infatti, una classe di numeri che porta il suo nome: ogni numero primo \(p\) per cui \(2p+1\) è ancora un numero primo. Prendiamo ad esempio il numero \(2\): \(2\times 2+1=5\). Il numero \(5\) è esso stesso un numero primo, il \(2\), quindi, è un numero di Sophie Germain.
Germain si è avvalsa di questa classe speciale numeri per risolvere una parte dell’ultimo teorema di Fermat, il quale afferma che l’equazione \(x^n+y^n=z^n\) non ha soluzioni intere non nulle quando \(n\) è maggiore di \(2\). Un enunciato semplice, ma rimasto senza dimostrazione per più di tre secoli. L’idea di Sophie Germain fu strategica: invece di cercare di risolvere il problema numero per numero, come fino ad allora avevano fatto altri matematici, decise di concentrarsi su certi esponenti particolari: proprio i numeri primi che portano il suo nome. La scienziata suddivise l’analisi del problema in due casi: nel primo nessuno dei numeri \(x\), \(y\) o \(z\) è divisibile per l’esponente n; nel secondo, invece, almeno uno lo è. Germain si concentrò sul primo caso applicando il metodo dei resti. Invece di calcolare le potenze di \(x\), \(y\) e \(z\), studiò cosa “avanzava” dividendo questi numeri per certi numeri particolari; in tal modo riuscì a dimostrare che, per i suoi numeri speciali, i resti di \(x^n\) e \(y^n\) non possono mai sommarsi per formare il resto di \(z^n\). È la prova che l’uguaglianza cercata da Fermat era impossibile da ottenere. Questo metodo fu la chiave per dimostrare che l’ultimo teorema di Fermat non aveva soluzioni per nessun numero primo inferiore a 100. Non si tratta della dimostrazione completa del teorema, ma è un importante passo in avanti. Era il progresso più significativo sull’argomento dai tempi di Fermat stesso. È ancora più straordinario pensare che questo risultato sia frutto di calcoli e studi svolti in uno studio privato, in casa di Sophie, dato che in quanto donna non le era concesso accedere all’università o accademie.
La storia di Germain è fatta di coraggio, una vera dimostrazione di forza e tenacia, ma non può che lasciarci con l’amaro in bocca se pensiamo che in vita non ha mai avuto il riconoscimento che meritava. Il lieto fine, però, è arrivato, anche se con due secoli di ritardo. Dal 2027 il nome di Sophie Germain sarà insieme a quello di tante importanti scienziate, inciso sulla torre più importante di Francia. Se ci pensiamo c’è qualcosa di emblematico in questa storia: per tutta la vita Sophie ha dovuto aggirare ostacoli, trovare strade alternative, quasi chiedere il permesso per fare matematica e nascondere il suo nome. Adesso, invece, sarà proprio questo nome a trovarsi sotto gli occhi di tutti, inciso sulla Torre Eiffel, e nessuno potrà più dimenticarlo.
Sofia Di Vito
Immagine di copertina: rielaborazione digitale ottenuta da Gemini









