Come far funzionare l'insegnamento della matematica

Sol Garfunkel, direttore del Consortium for Mathematics and Its Applications, e David Mumford, medaglia Fields, professore emerito di matematica alla Brown University, hanno posto un paio di mesi fa sulle pagine del New York Times, il problema di cosa fare per migliorare l'insegnamento della matematica nelle scuole superiori americane. Il loro intervento, ignorato dalla mezzi di comunicazioni italiani, è stato ripreso in seguito da Le Monde e dal sito del CNRS francese Images des Mathématiques. La ricetta che propongono è abbastanza rivoluzionaria, e non siamo nemmeno sicuri che sia effettivamente fattibile nei termini da loro proposti. Ma ci sembra un approccio stimolante e concreto da cui partire per cominciare a ripensare tutta la didattica della matematica.

di SOL GARFUNKEL e DAVID MUMFORD

C'è un allarme diffuso negli Stati Uniti sulla condizione dell'insegnamento della matematica. Questo allarme può essere ricondotto all'analisi dei risultati piuttosto scarsi degli studenti americani in vari test internazionali (PISA), ed è ora incorporato nella legge “Nessuno resti indietro” introdotta da George W. Bush, che richiede agli studenti della scuola pubblica di sostenere dei test standardizzati a partire dal 2014 e penalizza le scuole e gli insegnanti nel caso in cui questo non avvenga.

Tutta questa preoccupazione, tuttavia, è basata sull'ipotesi che ci sia un unico corpus ben determinato di conoscenze matematiche che ognuno dovrebbe avere per essere preparato a svolgere un mestiere del XXIesimo secolo. Questa ipotesi è sbagliata. La verità è che ci sono diversi insiemi di conoscenze matematiche che sono utili per affrontare diversi mestieri, e che l'insegnamento della matematica dovrebbe cambiare per rispecchiare questo fatto.

Oggi, le scuole superiori americane offrono un successione composta da algebra, geometria, ancora più algebra, gli inizi dell'analisi matematica e poi l'analisi vera e propria (o una versione “riformata” in cui questi argomenti sono mescolati). Questo è stato codificato dal Curriculum Comune Statale di Base, recentemente adottato da più di 40 stati. Questo curriculum altamente astratto, semplicemente non è il modo migliore di preparare la maggior parte degli studenti delle superiori alla loro vita futura.
Per esempio, quando mai capita a un adulto di trovarsi in una situazione in cui si debba risolvere un'equazione quadratica? O gli serva di sapere che cosa sia un “gruppo di trasformazioni” o un “numero complesso”? Certamente per i matematici professionisti, i fisici o gli ingegneri è necessario sapere tutto questo, ma per la maggior parte dei cittadini sarebbe meglio studiare come si stabilisce il costo dei mutui, come si programma un computer e come si devono leggere i risultati statistici di un esame medico.

Un programma di matematica che si incentrasse sui problemi della vita reale, potrebbe ancora far conoscere agli studenti gli strumenti astratti della matematica, e in particolare la manipolazione di quantità incognite. Ma c'è una differenza abissale tra l'insegnare la matematica “pura”, al di fuori di ogni contesto, e insegnare alcuni problemi rilevanti che porteranno gli studenti ad apprezzare come una formula matematica possa modellare e chiarire le situazioni del mondo reale. Il primo metodo è quello seguito dai corsi di algebra attuali, che introducono la misteriosa variabile x, che molti studenti faticano a capire. Al contrario, un approccio contestuale, come quello usato dagli scienziati, introdurrebbe delle formule come abbreviazioni di quantità semplici – per esempio come nella famosa equazione di Einstein E=mc2, dove E sta per l'energia, m per la massa e c per la velocità della luce.
Immaginate di sostituire la successione di algebra, geometria e analisi, con una composta da finanza, dati numerici e ingegneria di base. Nel corso di finanza gli studenti imparerebbero la funzione esponenziale, a usare le formule in un foglio di calcolo e a studiare i bilanci finanziari di persone, società e governi. Nel corso di dati numerici, gli studenti metterebbero insieme i propri insiemi di dati e imparerebbero come, in settori diversi come lo sport o la medicina, campioni più grandi diano una migliore stima delle medie. Nel corso di ingegneria di base, gli studenti imparerebbero come funzionano i motori, le onde sonore, i segnali televisivi e i computers. All'inizio, le varie scienze e la matematica sono state scoperte insieme, e anche adesso sarebbe meglio impararle insieme.
I tradizionalisti obietteranno che il curriculum di studi attuale insegna una cosa fondamentale come il ragionamento astratto, anche se le capacità specifiche non sono immediatamente utili nella vita quotidiana successiva. Una generazione fa, i tradizionalisti sostenevano anche che studiare il latino, benché non avesse applicazioni pratiche, aiutasse gli studenti a sviluppare delle straordinarie capacità linguistiche. Noi crediamo che studiare matematica applicata, così come studiare lingue vive, fornisca al tempo stesso una conoscenza immediatamente utilizzabile e la capacità di astrazione.

In matematica, quello di cui abbiamo bisogno è di una “alfabetizzazione quantitativa,” ossia l'abilità di fare connessioni quantitative ogni volta che la vita lo richieda (come per esempio quando ci troviamo davanti a risultati medici contrastanti e dobbiamo decidere se sottometterci o meno ad un certo trattamento), e di “modellistica matematica,” ossia l'abilità di passare concretamente dai problemi quotidiani alle loro formulazioni matematiche (come quando decidiamo se è meglio comprare o noleggiare una macchina nuova). I genitori, le commissioni statali per l'insegnamento e le scuole hanno una scelta importante da compiere. La successione tradizionale di argomenti matematici della scuola superiore non è la sola via alla competenza matematica. È vero che il profitto dei nostri studenti, misurato con gli standard tradizionali, è sceso rispetto a quello degli studenti di altri paesi, ma crediamo che il modo migliore per gli Stati Uniti di porsi nella competizione globale sia quello di battersi per l'alfabetizzazione quantitativa di tutti: insegnare argomenti che abbiano senso per tutti gli studenti e possano essere usati nel corso della loro vita.

È attraverso le applicazioni della vita reale che la matematica è emersa nel passato, è fiorita per secoli ed è connessa oggi alla nostra cultura.

Sol Garfunkel è il direttore del Consortium for Mathematics and Its Applications. David Mumford, medaglia Fields, è professore emerito di matematica alla Brown University. L'articolo originale è apparso il 28 agosto 2011 nel New York Times ed è apparso successivamente il 14 settembre 2011 su Le Monde. È stato inoltre pubblicato sul sito Images des Mathématiques nella traduzione di Jean‐Michel Kantor. Tradotto dall'inglese da Roberto Natalini.

Articolo "Come far funzionare l'insegnamento della matematica"

Posted by Paolo Freschi at 2011-11-01 14:49
Premetto che i miei studi non hanno toccato la matematica, ma che trovo appassionante il vostro sito. Non sono neanche un esperto di didattica della matematica, quindi non posso esprimere un parere motivato, tuttavia ho il sospetto che una riforma simile potrebbe dare buoni risultati; siccome, tuttavia, non è esclusa la possibilità di ottenere più danni che benefici, credo che la soluzione migliore sarebbe una sperimentazione su un limitato numero di istituti. Il problema, se mai, sarà come definire questi nuovi curricola e come misurare le competenze matematiche acquisite in tal modo. Il diavolo, ricordiamo, abita (anche) nei particolari :-)
Cordiali saluti

Come migliorare l'insegnamento della matematica

Posted by LP at 2011-11-01 22:26
E se pensassimo di far sostenere l'esame di Matematica Generale a tutti gli studenti universitari durante il primo anno di qualsiasi facoltà o dipartimento!? Che sò magari sugli argomenti trattati da Bruno de Finetti nel suo libro degli anni quaranta "Matematica logico intuitiva" forse tra una decina d'anni avremo degli insegnanti validi e competenti qualsiasi materia insegnino, anche matematica. LP

Insegnare matematica

Posted by Elena at 2011-11-02 21:32
Grazie per la segnalazione, ho letto con piacere l'articolo originale.

Elena

Insegnamento della matematica

Posted by Antonietta Fadda at 2011-11-02 21:32
L'articolo che avete pubblicato contiene spunti di riflessione interessanti, ma allo stesso tempo mi lascia anche un po' perplessa.
Si parla di scuola in generale, ma secondo me occorre precisare a quale tipo ci si riferisce: scuola primaria (elementare),
secondaria di primo grado (media), secondaria di secondo grado (superiore)?
E nel caso di scuole superiori, di quali stiamo parlando? Il nostro sistema scolastico contempla istituti professionali, tecnici e licei...
La distinzione non è oziosa, perchè sono diversi gli obiettivi dell'insegnamento in generale e dell'insegnamento della matematica in particolare.
Ciò sulla carta, ma ancora di più nella realtà quotidiana, perchè in linea di massima lo studente sceglie il tipo di scuola a seconda delle proprie
inclinazioni e dei propri interessi.
E' già previsto che debbano essere affrontate anche le applicazioni pratiche, quando è possibile, dei diversi argomenti di matematica trattati.
Esistono già curricula di matematica specificatamente legati alle applicazioni pratiche nella vita reale:
a titolo d'esempio, ricordo soltanto che in alcuni tipi di istituti tecnici si studia matematica finanziaria ed attuariale.
Se dalla scuola vera e propria ci spostiamo all'università il discorso è in qualche misura analogo:
nei diversi percorsi di laurea sono diversi gli obiettivi dell'insegnamento.
Una cosa è perchè e come si studia matematica nel corso di laurea in matematica, altra cosa è perchè e come la si studia in altri corsi di laurea.
Ed è giusto che sia così.
Inoltre forse ci siamo dimenticati di quando eravamo giovani studenti, di come eravamo noi o i nostri compagni di classe o
i ragazzi che frequentavano altre scuole.
Anch'io me ne ero dimenticata e consideravo assurde certe cose finchè non sono nuovamente entrata in contatto con il mondo giovanile.
Uno studente è una persona ancora in evoluzione, per cui è inevitabile che ancora incappi in situazioni che noi consideriamo paradossali
come quella del "problema sull'età del capitano".
E' normale.
Compito della scuola è aiutarlo in questa evoluzione agendo opportunamente nella sua zona di sviluppo prossimale.
Vorrei fare un'ultima osservazione sulla matematica in sè.
C'è chi seguendo Hardy ne apprezza esclusivamente l'estetica e la sua struttura teorica,
c'è chi la ritiene interessante soltanto nella misura in cui è utile nella pratica.
A me non piacciono le divisioni manichee: le due anime della matematica convivono e non sono necessariamente in opposizione tra loro.
Di volta in volta si può far riferimento al'uno o all'altro dei due aspetti a seconda dei casi.
Ciò vale anche per il suo insegnamento nella scuola.

Re:

Posted by Roberto Natalini at 2011-11-02 21:43
@Antonietta Fadda. La proposta si riferisce chiaramente ai Licei americani (high-school), anche se non chiarisce in modo particolare a quali indirizzi. Personalmente non so se un'applicazione "integrale" di queste idee possa veramente funzionare. Ma l'idea che la matematica possa essere insegnata a partire dalle "motivazioni"(=cosa ha portato a sviluppare una certa matematica) e non dai risultati finali, a me sembra interessante. L'approccio estetico e anche quello ludico possono anche funzionare, ma molto dipende dagli obiettivi e dal contesto. Sicuramente però in molte situazioni didattiche sembra (dico sembra, perché non lo so con certezza) prevalere l'approccio normativo, che è quello che temo funzioni di meno. Insomma il cuore dell'argomentazione è questo: per astrarre dobbiamo partire dal concreto, in situazioni realistiche. E questo segue lo sviluppo storico della matematica. La x, prima di chiamarsi x, si chiamava "cosa"...

Necessità del ricorso al concreto

Posted by Maria Cristina da Matematicandoinsieme at 2011-11-04 15:59
La frase di Roberto Natalini "per astrarre dobbiamo partire dal concreto, in situazioni realistiche", mi offre lo spunto per affermare, con il convincimento 40 anni di carriera come insegnante di matematica, che la necessità del ricorso al concreto nell'insegnamento della matematica è fondamentale soprattutto nella fascia d'età compresa fra la scuola primaria e il biennio della secondaria di secondo grado."Il concreto" nella metodologia d'insegnamento della matematica, ha, a mio avviso, il duplice scopo di esercitare le facoltà sintetiche e quelle analitiche dell'alunno; le facoltà che consentono di arrivare al complesso attraverso "l'elemento", ossia costruire e le facoltà che conducono a discriminare in un oggetto, in un "globale", gli elementi che lo costituiscono e che portano dunque ad analizzare l'oggetto stesso.
L'uso del materiale, il cui carattere è operativo in entrambe le facoltà, ha trovato largo uso nel passato: la letteratura ci suggerisce quanto proposto dalla Montessori e da Decroly fino ad arrivare alla didattica innovativa di Emma Castelnuovo.L'uso del materiale operativo, individuale e/o collettivo che sia, è il mezzo per risolvere problemi ed assume per l'alunno un valore enorme: " si passa dall'elemento alla sintesi degli elementi, il metodo sintetico è all'inizio, poi si torna indietro, si scompone e quindi si analizza." In buona sostanza concretizzare non è dequalificare, manipolare e costruire, osservare e pensare, trasformare per continuità, tutto ciò per facilitare il passaggio dal concreto all'astratto.(da http://matematicandoinsieme.wordpress.com)

mulo-elementare o gambero-complesso?

Posted by GaeSpes at 2011-11-06 18:52
Mi viene in mente quando era un po' una moda il leggere il quotidiano in classe: poteva essere l'occasione per parlare di grammatica, storia, geografia, letteratura e quant'altro; però poteva anche essere fonte di saettamenti di autoeclatantizzanti opinioni espresse con un tale rumore (in senso comunicazionale) che alla fine nessuno sapeva cosa stava dicendo lui stesso.
A mio avviso si può partire dal contestuale e specifico per andare a ritroso verso il criteriale e il generale, ma vanno presi in considerazione sia il fatto che la percezione della cosa è diversa se vista da chi - docente o più o meno sedicente docente di docenti che sia - ha già fatto un certo percorso direzionato al contrario e chi (gli studenti) se la vede sciornare davanti come cascata informazionale didattica, sia le condizioni fisiche della didattica, in cui si alternano "one man shows" del più o meno simpatico o più o meno carismatico docente a casotti da panico fondati sul principio di equilivellizzare in parallelo teste che ricevono e trasmettono su lunghezze d'onda completamente differenti, sia che l'apprendimento è basato sulla decostruzione almeno quanto sulla costruzione, sia - banalmente, ma forse non tenuto in conto a sufficienza - che l'insegnate non è un tuttologo.
Ma esisteranno pure delle strategie intermedie tra il sintetizzare procedendo "platonicamente" senza guardarsi intorno e l'analizzare retrocedendo "di spalle" verso un "indietro" che rischia di farci perdere la bussola!

re:

Posted by Maddmaths! at 2011-11-06 20:18
Caro Gae Spes, credo di capire le perplessità che poni. E che non sono solo di preparazione del docente, ma anche molto pratiche di dinamica della classe. Per questo abbiamo proposto questo intervento premettendo il fatto che non siamo sicuri al 100% che possa funzionare. E in primo luogo perché le persone che fanno questo sito non hanno nessuna esperienza di formazione al di sotto del livello universitario (sic!) se non come studenti, e sarebbe quindi improprio da parte nostra avere delle certezze. Ma il punto principale per cui ci piace l'intervento di Mumford&Garfunkel è che, anche a livello universitario e anche nella nostra personale pratica della matematica, le cose che si vedono si capisco meglio. Poi, una volta capite, è facile astrarre. Ma partire, in modo sistematico, da definizioni, regole, problemi astrusi, sappiamo già, per esperienza, che non funziona. E non funziona nemmeno nei corsi di Dottorato. Quello che vediamo noi, quando i ragazzi arrivano alla fine del Liceo, è una grande difficoltà e fatica nel destreggiarsi con la nomenclatura e con concetti che sembrano non avere senso (e parliamo di disuguaglianze trigonometriche) e tipicamente anche il problema più scemo crea ondate di panico nei primi anni di qualsiasi facoltà in cui ci sia un corso di matematica. Magari sapremo anche calcolare le soluzioni delle equazioni di secondo grado (e non sempre, e parliamo di esperienze personali nei corsi di Istituzioni di Matematica), ma la cosa più grave è il fatto di non saperle nemmeno riconoscere nella formulazione di un problema. Quando questo succede vuol dire che c'è qualche cosa che non va e il metodo di insegnamento deve partire su nuove basi. QUalcuno nei commenti ha parlato delle esperienze di Emma Castelnuovo e non posso che essere d'accordo. Non è possibile insegnare senza spiegare cosa si sta facendo e di cosa si sta parlando veramente. Altrimenti il rischio è che la scorciatoia sia di imparare quattro regole in croce, senza riuscire però mai a capirle. Per fare un esempio pratico. Pensate al metodo dei minimi quadrati nel caso della regressione lineare, ossia un tipico strumento matematico molto utile in tante situazioni. Dal punto di vista matematico ricavare i parametri della regressione è un esercizio molto facile di analisi I, che si potrebbe credo(=non lo so...) fare anche al liceo. Eppure, in media, nelle facoltà come Economia o Biologia dove questo tipo di stimatori sono ancora più importanti, si usa semplicemente imparare i coefficienti a memoria (e in ogni modo sono sui libri). Secondo me, capire bene una volta per tutte come si fa a ottenerli sarebbe più utile. Che ne pensate?

perfettamente d'accordo con Maddmaths

Posted by Ft at 2011-12-23 01:56
Sono perfettamente d'accordo con Maddmaths. Ho avuto modo di insegnare alle superiori, e precisamente in un istituto tecnico industriale.
Lì c'è già in parte quanto proposto da Mumford e Garfunkel. Ad esempio, il vecchio indirizzo Abacus ha 3 anni di calcolo in cui si insegna 1. probabilità discreta, 2. probabilità continua, 3. analisi statistica e stime (c'è anche Progr. lin. ma non si riesce mai a fare).

Il risultato è che sebbene gli studenti siano più interessati nella spiegazione visto gli esempi e le applicazioni, poi alla fine quando fanno gli esercizi confondono le formule e non sanno cosa voglia dire omogeneità di grandezze, fanno molti errori di conto (non ne viene uno giusto), e infine non sono neanche minimamente interessati a dimostrare una formula.

Così non si ragiona e il risultato è insegnare solo a fare applicare a qualche programma (perchè a mano loro non lo sanno fare, appunto gli serve almeno excel) qualche formula.


Il problema non è solo il contenuto, ma la quantità di tempo che si dedica per impararlo, il fare esercizi, i conti, lo sviluppare una certa autonomia. Gli studenti di oggi sono molto più distratti, non riguardano nulla a casa, e dimenticano quindi con la stessa facilità con cui hanno imparato per la verifica.

Sta qui, non nei contenuti, la differenza. Certo, hanno altre abilità (saper installare programmi, inviare email, usare facebook, videogiochi e altro) ma non affrontano con sistematicità e serietà gli argomenti proposti.

La stessa cosa si può dire per tutte le altre discipline:
ad esempio, per imparare la musica, suonare rock o pop o jazz non è poi così diverso che musica classica:
l'importante è suonare...finchè un pezzo non viene fluido, imparare a cantare le melodie e a concentrarsi sul risultato e non sui gesti da fare per ottenerlo.
La difficoltà tecnica del pezzo può esserci in qualsiasi genere. Solo l'esercizio può farla superare.

Ho pensato alla didattica della matematica da molto tempo:
non basta stimolare l'interesse per poter sviluppare didatticamente un bell'argomento di fronte a un audience vasta.
Quando la difficoltà supera un certo livello rispetto all'audience o si taglia o si perde l'audience. Barare con excel o i computer aiuta ma fino a un certo punto.

Articolo interessante

Posted by Laurent at 2011-11-09 17:28
Ho appena finito di leggere il testo Garfunkel-Mumford. L'idea di adattare l'insegnamento della matematica alla vita di ogni giorno e' molto interessante a parere mio (pero questo andrebbe fatto per tutte le materie, non soltanto la matematica!). E' un punto di vista pragmatico, che farebbe quasi pensare alla polemica sulla "Princesse de Clèves" scattenanta in Francia dal Presidente Sarkozy (probabilmente involontariamente). Un grosso problema e' legato alla formazione di un tale corpo insegnante perche prima di modificare dei programmi scolastici, bisogna tener conto di cio che si puo' fare con il personale disponibile ... Quanti professori di liceo sarebbero in grado di dare un corso di finanza ? Insomma, sebbene l'idea mi sembra quasi ottimale in termini dei obbiettivi, non penso che sia applicabile nei nostri paesi a corto/medio termine.

tutto inutile

Posted by Eugenio at 2011-12-13 19:22
che ci sia qualcosa che non va è evidente! ma chi l'ha detto che le cause sono nel tipo di approccio? magari fosse così. Basterebbe cambiare metodo di insegnamento per fare diventare tutti bravi in matematica. rispondere alla logica utilitaristica sempre e comunque è sbagliato! (e non a mio modo di vedere ma è un dato di fatto oggettivo :) ) e ricorrere alla storia per giustificare questo atteggiamento lo è ancora di più! nel passato progressi in campo matematico li si sono ottenuti nell'ozio e per gioco (spesso agonismo). Euclide porgeva sarcasticamente monetine a chi avesse avuto da ridire "ma a cosa serve la matematica?". E poi la matematica non la si è fatta solo per dare risposta ai punti interrogativi delle altre discipline ma soprattutto per risolvere i propri problemi interni. E' ovvio che nella spasmodica ricerca di collegare tutto il "programma" alla "realtà" si finisce per rinunciare al "programma" stesso. Ma poi "l'infinito" di Leopardi a cosa serve? solo perchè una siepe la conoscono tutti (da qualsiasi giardiniere in giù o in su)? si pensa che sia collegata al "mondo reale"? Lo studio (e tutto quello che ci gira intorno: scuola, insegnanti, studenti ecc ecc) è stato privato del proprio valore, perchè effettivamente di valore non ne ha ! e parlo del valore inteso come immediato ritorno economico. Volete farmi spiegare solo l'utile funzione del profitto??? preferisco sempre il bellissimo teorema di Pitagora...ciao

Re:

Posted by Roberto Natalini at 2011-12-13 19:40
Caro Eugenio, non credo che Munford&Garfunkel siano tipi da non capire la bellezza della matematica di per sé (e nel nostro piccolo anche noi di Maddmaths! ci sforziamo...). Ma non è vero che i maggiori progressi della matematica si sono ottenuti nell'ozio e per gioco: non giocavano o oziavano Newton e Gauss e nemmeno Eulero (e nemmeno Hilbert o Connes o Tao), tutti ben sapevano/sanno che stavano creando gli strumenti della scienza moderna. Il problema è un altro, ed è quello di insegnare in modo che i ragazzi capiscano. Capire vuol dire riuscire a ragionare, e soprattutto a usare quello che si impara.
Non stiamo parlando di utilitarismo, ma di alfabetizzazione. Capire che cos'è un logaritmo o una percentuale, cos'è un'area o un tasso di crescita o una media statistica. Oggi (ma anche ieri), la maggior parte degli studenti che escono dalla scuola superiore queste cose non le sanno, e se le sanno se le dimenticano in breve tempo. Prova a dare un'occhiata ai risultati dei test di ingresso a Informatica (non guardiamo la maturità che arriva alla fine di un grande ripasso finale).
Per cui i problemi interni della matematica li risolveranno forse i matematici (anche quelli applicati), ma certo non gli studenti che stanno cercando ancora di formarsi un linguaggio.
Insomma, io prendo la proposta di Munford&Garfunkel come una provocazione (e in questo senso l'abbiamo pubblicata), ma il problema reale di un apprendimento a volte astruso (più che astratto) rimane, e ben vengano le iniziative che mirano a spogliare la matematica di pratiche inutili e formali (dalla razionalizzazione alla regola del tre). Forse attraverso questi cambiamenti un po' di bellezza arriverà. Oggi non ne arriva punta. r

"non so se mi spiego" disse l'insegnante-paracadute

Posted by Eugenio at 2011-12-16 13:00
volevo solo dire che, a mio modo di vedere, il problema dei cattivi risultati in matematica non è detto che sia nella scelta degli argomenti e dei metodi ! l'alfabetizzazione è messa male anche nelle altre discipline. I ragazzi che scelgono le materie umanistiche non sanno scrivere in italiano ! le statistiche dicono anche questo ! questo dice, almeno a me, che il problema è ad un altro livello : quello sociale ! in didattica si parla del fatto che l'insegnante debba creare la motivazione del proprio alunno a studiare ! l'insegnante ovviamente ci può mettere del suo, ma se la realtà socio-economica marcia contro, l'azione dell'insegnante non può che ridursi ad una mera velleità idealistica ! tra l'altro non sono partigiano dell'estetica come principio ispiratore delle programmazioni dei ragazzi. in questi casi la migliore strategia è contemplare il maggior numero di prospettive e percorsi! ma nello stesso tempo il "problema del mutuo" è più lontano del "postulato delle parallele" rispetto alla vita di un ragazzo di 15 anni, che oggi deve sperare che la casa ce l'abbiano almeno i genitori ! e la stessa cosa vale per i referti medici che speriamo siano riservati ai loro nonni. Poi si parla di "inutili formalismi"...il formalismo lo associo al calcolo ! se togliamo il calcolo e della geometria non facciamo alcun cenno cosa ci rimane? ciao

Condivido!

Posted by Chris Sorrentino at 2012-09-14 21:00
L'ho letto con grande piacere e profonda approvazione.
Chris

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