Come far funzionare l'insegnamento della matematica
Sol Garfunkel, direttore del Consortium for Mathematics and Its Applications, e David Mumford, medaglia Fields, professore emerito di matematica alla Brown University, hanno posto un paio di mesi fa sulle pagine del New York Times, il problema di cosa fare per migliorare l'insegnamento della matematica nelle scuole superiori americane. Il loro intervento, ignorato dalla mezzi di comunicazioni italiani, è stato ripreso in seguito da Le Monde e dal sito del CNRS francese Images des Mathématiques. La ricetta che propongono è abbastanza rivoluzionaria, e non siamo nemmeno sicuri che sia effettivamente fattibile nei termini da loro proposti. Ma ci sembra un approccio stimolante e concreto da cui partire per cominciare a ripensare tutta la didattica della matematica.
di SOL GARFUNKEL e DAVID MUMFORD
C'è un allarme diffuso negli Stati Uniti sulla condizione dell'insegnamento della matematica. Questo allarme può essere ricondotto all'analisi dei risultati piuttosto scarsi degli studenti americani in vari test internazionali (PISA), ed è ora incorporato nella legge “Nessuno resti indietro” introdotta da George W. Bush, che richiede agli studenti della scuola pubblica di sostenere dei test standardizzati a partire dal 2014 e penalizza le scuole e gli insegnanti nel caso in cui questo non avvenga.
Tutta questa preoccupazione, tuttavia, è basata sull'ipotesi che ci sia un unico corpus ben determinato di conoscenze matematiche che ognuno dovrebbe avere per essere preparato a svolgere un mestiere del XXIesimo secolo. Questa ipotesi è sbagliata. La verità è che ci sono diversi insiemi di conoscenze matematiche che sono utili per affrontare diversi mestieri, e che l'insegnamento della matematica dovrebbe cambiare per rispecchiare questo fatto.
Oggi, le scuole superiori americane offrono un successione composta da
algebra, geometria, ancora più algebra, gli inizi dell'analisi
matematica e poi l'analisi vera e propria (o una versione “riformata”
in cui questi argomenti sono mescolati). Questo è stato codificato dal
Curriculum Comune Statale di Base, recentemente adottato da più di 40
stati. Questo curriculum altamente astratto, semplicemente non è il
modo migliore di preparare la maggior parte degli studenti delle
superiori alla loro vita futura.
Per esempio, quando mai capita a un adulto di trovarsi in una
situazione in cui si debba risolvere un'equazione quadratica? O gli
serva di sapere che cosa sia un “gruppo di trasformazioni” o un “numero
complesso”? Certamente per i matematici professionisti, i fisici o gli
ingegneri è necessario sapere tutto questo, ma per la maggior parte dei
cittadini sarebbe meglio studiare come si stabilisce il costo dei
mutui, come si programma un computer e come si devono leggere i
risultati statistici di un esame medico.
Un programma di matematica che si incentrasse sui problemi della vita
reale, potrebbe ancora far conoscere agli studenti gli strumenti
astratti della matematica, e in particolare la manipolazione di
quantità incognite. Ma c'è una differenza abissale tra l'insegnare la
matematica “pura”, al di fuori di ogni contesto, e insegnare alcuni
problemi rilevanti che porteranno gli studenti ad apprezzare come una
formula matematica possa modellare e chiarire le situazioni del mondo
reale. Il primo metodo è quello seguito dai corsi di algebra attuali,
che introducono la misteriosa variabile x, che molti studenti
faticano a capire. Al contrario, un approccio contestuale, come quello
usato dagli scienziati, introdurrebbe delle formule come abbreviazioni
di quantità semplici – per esempio come nella famosa equazione di
Einstein E=mc2, dove E sta per l'energia, m per la massa e c
per la velocità della luce.
Immaginate di sostituire la successione di algebra, geometria e
analisi, con una composta da finanza, dati numerici e ingegneria di
base. Nel corso di finanza gli studenti imparerebbero la funzione
esponenziale, a usare le formule in un foglio di calcolo e a studiare i
bilanci finanziari di persone, società e governi. Nel corso di dati
numerici, gli studenti metterebbero insieme i propri insiemi di dati e
imparerebbero come, in settori diversi come lo sport o la medicina,
campioni più grandi diano una migliore stima delle medie. Nel corso di
ingegneria di base, gli studenti imparerebbero come funzionano i
motori, le onde sonore, i segnali televisivi e i computers. All'inizio,
le varie scienze e la matematica sono state scoperte insieme, e anche
adesso sarebbe meglio impararle insieme.
I tradizionalisti obietteranno che il curriculum di studi attuale
insegna una cosa fondamentale come il ragionamento astratto, anche se
le capacità specifiche non sono immediatamente utili nella vita
quotidiana successiva. Una generazione fa, i tradizionalisti
sostenevano anche che studiare il latino, benché non avesse
applicazioni pratiche, aiutasse gli studenti a sviluppare delle
straordinarie capacità linguistiche. Noi crediamo che studiare
matematica applicata, così come studiare lingue vive, fornisca al tempo
stesso una conoscenza immediatamente utilizzabile e la capacità di
astrazione.
In matematica, quello di cui abbiamo bisogno è di una “alfabetizzazione quantitativa,” ossia l'abilità di fare connessioni quantitative ogni volta che la vita lo richieda (come per esempio quando ci troviamo davanti a risultati medici contrastanti e dobbiamo decidere se sottometterci o meno ad un certo trattamento), e di “modellistica matematica,” ossia l'abilità di passare concretamente dai problemi quotidiani alle loro formulazioni matematiche (come quando decidiamo se è meglio comprare o noleggiare una macchina nuova). I genitori, le commissioni statali per l'insegnamento e le scuole hanno una scelta importante da compiere. La successione tradizionale di argomenti matematici della scuola superiore non è la sola via alla competenza matematica. È vero che il profitto dei nostri studenti, misurato con gli standard tradizionali, è sceso rispetto a quello degli studenti di altri paesi, ma crediamo che il modo migliore per gli Stati Uniti di porsi nella competizione globale sia quello di battersi per l'alfabetizzazione quantitativa di tutti: insegnare argomenti che abbiano senso per tutti gli studenti e possano essere usati nel corso della loro vita.
È attraverso le applicazioni della vita reale che la matematica è emersa nel passato, è fiorita per secoli ed è connessa oggi alla nostra cultura.
Sol Garfunkel è il direttore del Consortium for Mathematics and Its Applications. David Mumford, medaglia Fields, è professore emerito di matematica alla Brown University. L'articolo originale è apparso il 28 agosto 2011 nel New York Times ed è apparso successivamente il 14 settembre 2011 su Le Monde. È stato inoltre pubblicato sul sito Images des Mathématiques nella traduzione di Jean‐Michel Kantor. Tradotto dall'inglese da Roberto Natalini.
Come migliorare l'insegnamento della matematica
Insegnare matematica
Elena
Insegnamento della matematica
Si parla di scuola in generale, ma secondo me occorre precisare a quale tipo ci si riferisce: scuola primaria (elementare),
secondaria di primo grado (media), secondaria di secondo grado (superiore)?
E nel caso di scuole superiori, di quali stiamo parlando? Il nostro sistema scolastico contempla istituti professionali, tecnici e licei...
La distinzione non è oziosa, perchè sono diversi gli obiettivi dell'insegnamento in generale e dell'insegnamento della matematica in particolare.
Ciò sulla carta, ma ancora di più nella realtà quotidiana, perchè in linea di massima lo studente sceglie il tipo di scuola a seconda delle proprie
inclinazioni e dei propri interessi.
E' già previsto che debbano essere affrontate anche le applicazioni pratiche, quando è possibile, dei diversi argomenti di matematica trattati.
Esistono già curricula di matematica specificatamente legati alle applicazioni pratiche nella vita reale:
a titolo d'esempio, ricordo soltanto che in alcuni tipi di istituti tecnici si studia matematica finanziaria ed attuariale.
Se dalla scuola vera e propria ci spostiamo all'università il discorso è in qualche misura analogo:
nei diversi percorsi di laurea sono diversi gli obiettivi dell'insegnamento.
Una cosa è perchè e come si studia matematica nel corso di laurea in matematica, altra cosa è perchè e come la si studia in altri corsi di laurea.
Ed è giusto che sia così.
Inoltre forse ci siamo dimenticati di quando eravamo giovani studenti, di come eravamo noi o i nostri compagni di classe o
i ragazzi che frequentavano altre scuole.
Anch'io me ne ero dimenticata e consideravo assurde certe cose finchè non sono nuovamente entrata in contatto con il mondo giovanile.
Uno studente è una persona ancora in evoluzione, per cui è inevitabile che ancora incappi in situazioni che noi consideriamo paradossali
come quella del "problema sull'età del capitano".
E' normale.
Compito della scuola è aiutarlo in questa evoluzione agendo opportunamente nella sua zona di sviluppo prossimale.
Vorrei fare un'ultima osservazione sulla matematica in sè.
C'è chi seguendo Hardy ne apprezza esclusivamente l'estetica e la sua struttura teorica,
c'è chi la ritiene interessante soltanto nella misura in cui è utile nella pratica.
A me non piacciono le divisioni manichee: le due anime della matematica convivono e non sono necessariamente in opposizione tra loro.
Di volta in volta si può far riferimento al'uno o all'altro dei due aspetti a seconda dei casi.
Ciò vale anche per il suo insegnamento nella scuola.
Re:
Necessità del ricorso al concreto
L'uso del materiale, il cui carattere è operativo in entrambe le facoltà, ha trovato largo uso nel passato: la letteratura ci suggerisce quanto proposto dalla Montessori e da Decroly fino ad arrivare alla didattica innovativa di Emma Castelnuovo.L'uso del materiale operativo, individuale e/o collettivo che sia, è il mezzo per risolvere problemi ed assume per l'alunno un valore enorme: " si passa dall'elemento alla sintesi degli elementi, il metodo sintetico è all'inizio, poi si torna indietro, si scompone e quindi si analizza." In buona sostanza concretizzare non è dequalificare, manipolare e costruire, osservare e pensare, trasformare per continuità, tutto ciò per facilitare il passaggio dal concreto all'astratto.(da http://matematicandoinsieme.wordpress.com)
mulo-elementare o gambero-complesso?
A mio avviso si può partire dal contestuale e specifico per andare a ritroso verso il criteriale e il generale, ma vanno presi in considerazione sia il fatto che la percezione della cosa è diversa se vista da chi - docente o più o meno sedicente docente di docenti che sia - ha già fatto un certo percorso direzionato al contrario e chi (gli studenti) se la vede sciornare davanti come cascata informazionale didattica, sia le condizioni fisiche della didattica, in cui si alternano "one man shows" del più o meno simpatico o più o meno carismatico docente a casotti da panico fondati sul principio di equilivellizzare in parallelo teste che ricevono e trasmettono su lunghezze d'onda completamente differenti, sia che l'apprendimento è basato sulla decostruzione almeno quanto sulla costruzione, sia - banalmente, ma forse non tenuto in conto a sufficienza - che l'insegnate non è un tuttologo.
Ma esisteranno pure delle strategie intermedie tra il sintetizzare procedendo "platonicamente" senza guardarsi intorno e l'analizzare retrocedendo "di spalle" verso un "indietro" che rischia di farci perdere la bussola!
re:
perfettamente d'accordo con Maddmaths
Lì c'è già in parte quanto proposto da Mumford e Garfunkel. Ad esempio, il vecchio indirizzo Abacus ha 3 anni di calcolo in cui si insegna 1. probabilità discreta, 2. probabilità continua, 3. analisi statistica e stime (c'è anche Progr. lin. ma non si riesce mai a fare).
Il risultato è che sebbene gli studenti siano più interessati nella spiegazione visto gli esempi e le applicazioni, poi alla fine quando fanno gli esercizi confondono le formule e non sanno cosa voglia dire omogeneità di grandezze, fanno molti errori di conto (non ne viene uno giusto), e infine non sono neanche minimamente interessati a dimostrare una formula.
Così non si ragiona e il risultato è insegnare solo a fare applicare a qualche programma (perchè a mano loro non lo sanno fare, appunto gli serve almeno excel) qualche formula.
Il problema non è solo il contenuto, ma la quantità di tempo che si dedica per impararlo, il fare esercizi, i conti, lo sviluppare una certa autonomia. Gli studenti di oggi sono molto più distratti, non riguardano nulla a casa, e dimenticano quindi con la stessa facilità con cui hanno imparato per la verifica.
Sta qui, non nei contenuti, la differenza. Certo, hanno altre abilità (saper installare programmi, inviare email, usare facebook, videogiochi e altro) ma non affrontano con sistematicità e serietà gli argomenti proposti.
La stessa cosa si può dire per tutte le altre discipline:
ad esempio, per imparare la musica, suonare rock o pop o jazz non è poi così diverso che musica classica:
l'importante è suonare...finchè un pezzo non viene fluido, imparare a cantare le melodie e a concentrarsi sul risultato e non sui gesti da fare per ottenerlo.
La difficoltà tecnica del pezzo può esserci in qualsiasi genere. Solo l'esercizio può farla superare.
Ho pensato alla didattica della matematica da molto tempo:
non basta stimolare l'interesse per poter sviluppare didatticamente un bell'argomento di fronte a un audience vasta.
Quando la difficoltà supera un certo livello rispetto all'audience o si taglia o si perde l'audience. Barare con excel o i computer aiuta ma fino a un certo punto.
Articolo interessante
tutto inutile
Re:
Non stiamo parlando di utilitarismo, ma di alfabetizzazione. Capire che cos'è un logaritmo o una percentuale, cos'è un'area o un tasso di crescita o una media statistica. Oggi (ma anche ieri), la maggior parte degli studenti che escono dalla scuola superiore queste cose non le sanno, e se le sanno se le dimenticano in breve tempo. Prova a dare un'occhiata ai risultati dei test di ingresso a Informatica (non guardiamo la maturità che arriva alla fine di un grande ripasso finale).
Per cui i problemi interni della matematica li risolveranno forse i matematici (anche quelli applicati), ma certo non gli studenti che stanno cercando ancora di formarsi un linguaggio.
Insomma, io prendo la proposta di Munford&Garfunkel come una provocazione (e in questo senso l'abbiamo pubblicata), ma il problema reale di un apprendimento a volte astruso (più che astratto) rimane, e ben vengano le iniziative che mirano a spogliare la matematica di pratiche inutili e formali (dalla razionalizzazione alla regola del tre). Forse attraverso questi cambiamenti un po' di bellezza arriverà. Oggi non ne arriva punta. r

Articolo "Come far funzionare l'insegnamento della matematica"
Cordiali saluti