[#14] Iciam 2011: un romano a Vancouver
Cosa può fare un romano a Vancouver? Beh, per esempio, può partecipare alla conferenza International Council for Industrial and Applied Mathematics (Iciam). E scoprire che i mezzi pubblici canadesi....
Ogni 4 anni i matematici applicati di tutto il mondo si ritrovano
alla conferenza ICIAM, una delle più grandi conferenze di matematica.
Quest'anno la conferenza si è svolta al convention center "Canada
Place" di Vancouver, Canada.
Cominciamo col dire che 9 ore di fuso orario non sono proprio uno
scherzo... anche chi si vanta di non avere problemi nei viaggi nella
east coast stavolta non ha potuto nascondere qualche difficoltà quando
si è svegliato alle 4 di mattina. Per tutti noi italiani i primi giorni
sono iniziati con belle passeggiate mattutine e attese davanti a bar
chiusi per fare colazione.
La conferenza si è aperta con uno spettacolo di un sedicente
discendente dei nativi della British Columbia, che ha cantato canzoni
tipiche accompagnato da 6 donne che facevano poco. Le canzoni erano
molto antiche e più o meno tutte uguali. Comunque sia, ho smesso di
ascoltarle quando ho capito che per canzoni "molto antiche" intendeva
canzoni scritte da suo nonno.
Finita la cerimonia di apertura è iniziata la girandola di talk tipica
delle megaconferenze. Il libro con gli abstract era lungo 719 pagine
(212 il libro con solo il programma) e fortunatamente ci è stato
consegnato solo in pdf. Martedì i lavori della conferenza sono iniziati
alle 7,30 e sono finiti alle 21,00. Al mio primo ICIAM cui ho
partecipato (Zurigo 2007), ho passato più tempo a decidere cosa seguire
piuttosto che a seguire qualcosa. Stavolta invece ho sfruttato al
massimo tutte le relazioni scientifiche acquisite negli ultimi 4 anni:
ho pensato che se una persona che conoscevo organizzava un
minisimposio.... beh... ci sarei dovuto andare per forza... e quindi
avrei potuto scartare automaticamente gli altri 62 (!) minisimposi
paralleli. Questo mi ha semplificato non poco la vita...
Il centro
convegni è semplicemente fantastico. Potete farvene un'idea dalla prima
foto di questo articolo. Per altre immagini vi rimando alle foto
ufficiali del convegno www.iciam2011.com e al sito
del Canada Place. Le pareti sono tutte in legno e ci sono vari
mappamondi che scendono dai soffitti altissimi. L'organizzazione è
stata superba, il personale gentilissimo. Ho rilevato una sola pecca:
la mancanza di prese elettriche per ricaricare i computer portatili.
Orde di persone si aggiravano con la spina in mano alla ricerca di un
po' di elettricità. In realtà quello che ho scritto non è proprio vero:
le prese c'erano, ma erano state ben nascoste sotto al pavimento da
qualche architetto troppo amante dell'eleganza...
Quando la gente ha cominciato a trovarle la voce si è sparsa come in
un formicaio sotto attacco. Ed è stato a quel punto che le orde di cui
sopra hanno cominciato a movimentare i divanetti a destra e sinistra,
come in un grande "gioco della sedia". Chi rimaneva senza non poteva fa
altro che sedersi per terra... (vedere foto per credere).
La città è molto bella, pulita, piena di giardini, organizzata
bene. Non c'è bisogno che vi parli dei mezzi pubblici: quando l'autobus
comincia ad essere pieno (cioè potrebbero entrare altre 30 persone), il
conducente scrive sul display "bus full" e non fa entrare più nessuno.
Scommetto che a Roma il suddetto conducente sarebbe impiccato sulla
pubblica piazza. Scommetto anche che nessun conducente di Vancouver ha
mai visto una persona trovare posto negli scomparti per i bagagli sopra
i sedili negli autobus extraurbani. La città è anche ricca di soluzioni
architettoniche particolari, che testimoniano un'attenzione invidiabile
nell'amministrare i soldi pubblici. Vi allego una foto di una splendida
scalinata dove i gradini normali e la rampa per i disabili si fondono
l'una con l'altra. Ogni 6 gradini i normodotati devo camminare su
un tratto di rampa, inclinata ogni volta in una direzione diversa. La
zona del porto è meravigliosa, non si può fare a meno di farsi una
lunga passeggiata tra i grattacieli e il mare, magari fermandosi a
mangiare in un ristorante a forma di nave dei pirati. Attenzione, la
disponibilità dei tavoli è segnalata dalle bandiere issate dai
camerieri sull'albero maestro.
Cibo e clima: e qui arrivano le note dolenti... in 10 giorni non ho
trovato un posto dove mangiare decentemente a poco prezzo. Kebab,
hamburger, pizza, panino, le ho provate tutte. Forse sarà l'olio che
usano, più simile a quello per le macchine che a quello d'oliva. Per
quanto riguarda il clima... diciamo che era un novembre romano... a
vole' esse' bboni!
Arrivederci a Beijing nel 2015!
di Emiliano Cristiani
