Snorre Christiansen
Questo mese intervistiamo Snorre Christiansen: nato nel 1975, è dal 2006 professore al Dipartimento di Matematica dell’Università di Oslo. Recentemente ha vinto il prestigioso premio Stephen Smale
1) Come ti sei avvicinato alla matematica? Eri considerato una sorta
di bambino prodigio?
Sin da quando ero bambino sono sempre stato interessato alla
matematica. Mi ricordo che dopo aver imparato a moltiplicare i numeri,
con il riporto e tutto il resto, ero sorpreso constatando che il
risultato era lo stesso anche quando, per sbaglio, invertivo l’ordine
dei fattori. La mia maestra non era invece sorpresa, ma io avevo
l’impressione che succedesse qualcosa di “particolare” dietro le
quinte, qualcosa che fosse meritevole di ulteriori indagini.
Ero un buon studente, non un prodigio. Avevo un discreto intuito a
proposito di come le cose si combinassero insieme e mi piaceva
ritornare sulle cose a lavorarci a modo mio. Con abbastanza tempo
potevo portare a casa qualche buon risultato, e mi piaceva!
2) Quanto è importante la giovinezza, in matematica?
Ci sono esempi di matematici che hanno creato qualcosa di grande valore
a tutte le età. Ma
Il particolare “sapore” dei risultati potrebbe effettivamente essere
influenzato dall’età. La figura romantica del giovane genio incompreso
– alla Galois, per intenderci – è stuzzicante, ma il rovescio della
medaglia è una visione tetra dell’invecchiamento che potrebbe diventare
una profezia che si auto-avvera. Almeno questo è quello che suppongo
ora ;-)
3) In Italia ci sono pochi giovanissimi in alti ruoli di responsabilità
. La situazione è diversa nel tuo paese?
Le assunzioni sono state irregolari con lunghi periodi di stop.
Una situazione dovuta al fatto che la Norvegia è una piccola nazione.
Ultimamente, ci sono più assunzioni dovute a una ondata di
pensionamenti. Spero, per il bene del settore, che sia inventata
qualche soluzione politica che tenga aperti gli spazi per i talenti in
modo regolare. La Norvegia può permetterselo. In effetti io direi che
non possiamo non permettercelo.
4) C’è qualche matematico che ammiri, in particolare, o a cui ti
ispiri?
Trovo che la storia della sia molto piacevole da leggere, per esempio
le note di Bourbaki, ma se mi si chiede di scegliere un particolare
matematico sono in difficoltà. Il solo articolo “antico” che ho letto
per intero è stato uno di Abel sulla convergenza delle serie, Note sur
le mémoire de Mr. L. Olivier". Non solo lui contesta i risultati
mostrati da Mr. Olivier, ma mostra, con molta eleganza, che nessun
risultato di quel tipo era possibile. Povero Mr. Olivier…
5) Qual è il tuo campo di studi?
L’analisi numerica. Studio e introduco algoritmi per trovale soluzioni
approssimative alle equazioni differenziali alle derivate parziali. Amo
legare gli elementi finiti a altri metodi, in particolare tratti dalla
fisica matematica.
6) Qual è il risultato che ti ha dato più soddisfazioni finora?
La nuova versione della teoria di gauge su reticolo ottenuta con Tore
Halvorsen. Nel metodo di Wilson, che risale agli anni Settanta, i
blocchi costitutivi di base dello spazio erano dei cubi, mentre adesso
noi abbiamo introdotto anche dei tetraedri, senza sacrificare le ottime
proprietà d’invarianza. Abbiamo trovato un punto di vista nuovo per un
metodo vecchio, e la cosa ci ha portato a un nuovo algoritmo e a
qualche nuovo elemento di analisi. Sono particolarmente felice degli
ottimi esiti di questa fusione delle due tecniche.
7) Tu ti sei appena aggiudicato il Stephen Smale Prize (complimenti!)
che viene conferito ai giovani matematici che, tra l'altro, danno un
contributo anche per "colmare la separazione fra matematica pura e
applicata". Cosa puoi dirci di questa divisione fra matematica pura e
applicata?
Molti campi della matematica contribuiscono ad “aumentare” la
separazione, in particolare quello delle equazioni differenziali alle
derivate parziali. I vecchi campi di matematica pura, come la teoria
dei numeri, hanno trovato invece sorprendenti applicazioni e nuove
ispirazioni nei problemi legati alla crittografia. Sono necessari molti
“trucchi” per fare calcoli numerici in modo efficiente, qualcuno
“sporco” e altri “innocenti”. Per cui se c'è veramente uno spazio
intermedio, allora è un posto interessante!
8) Parlaci delle ricerche per cui ti hanno conferito questo
premio.
I tools della geometria differenziale sono diventati molto importanti
per i metodi di discretizzazione, sia come linguaggio dell’analisi sia
per disegnare nuovi metodi. La maggior parte delle equazioni alle
derivate parziali della “natura” hanno una sorta di struttura che
garantisce il fatto che siano ben poste. Imitare queste strutture nella
discretizzazione è importante come ottenere buoni risultati. Io sono
stato coinvolto in molti sviluppi che adattano l’algebra omologica a
problemi di analisi numerica. Gli elementi finiti duali utili in
ingegneria elettrotecnica sono stati ottenuti pensando in questi
termini. Per l'analisi è importante per alcuni operatori di
soddisfare sia dei diagrammi di commutazione che di essere
uniformemente limitati in norme appropriate. Sto inoltre lavorando
sulle equazioni di Yang-Mills delle particelle fisiche. Sono non
lineari, ma hanno una struttura geometrica molto ricca che mette al
riparo da un comportamento troppo anomalo.
È qui che la teoria di
gauge su reticolo interviene. L'algebra omologica è anche importante
per queste equazioni, ma dobbiamo aggiungere alcune idee sui gruppi di
Lie alla cassetta degli attrezzi.
9) C'è un risultato scientifico a cui stai puntando, in questo
momento?
Continuo a interessarmi di problemi legati alla curvatura, come le
Yang-Mills e la relatività generale. Ho anche una struttura generale
per spazi di elementi finiti su forme differenziali in cui molti dei
metodi esistenti possono essere assorbiti. Mi piacerebbe includere in
questa struttura delle funzioni speciali adattate a specifiche
equazioni alle derivate parziali. Per esempio per i problemi delle onde
si potrebbe volere una discretizzazione dello spazio che contenga
qualche curva piana, non solo a tratti polinomiale.
10) Noi ci occupiamo della divulgazione della matematica attraverso la
matematica applicata. Cosa pensi di questo approccio?
Ci sono molti “elementi” che possono servire a illustrare cosa fa la
matematica attualmente, oltre ad aver avuto una ricca eredità. Alcuni
possono portare rapidamente e esclusivamente alla cosiddetta matematica
pura in un modo molto suggestivo per il grande pubblico, per esempio i
nodi (vedi Colin C. Adams' "The knot book" e "The symmetries of things"
di John H. Conway e collaboratori).
Si tratta di argomenti che hanno un concreto punto di partenza, dal
quale poi inerpicarsi sulla scala dell’astrazione. Naturalmente molte
tecnologie che ci circondano sono basate sulla matematica avanzata e
questo è un punto importante. Non solo la consapevolezza di questo
fatto dovrebbe assicurare livelli appropriati di finanziamenti, ma
molte soluzioni uniranno utilità e eleganza. Un po' dappertutto
possiamo trovare esempi efficaci che danno il senso di un lavoro che
progredisce e di una bellezza che si rinnova.

Congrats to Snorre!