Poincaré: prodigi e arance
E’ ora di rivelare al mondo i retroscena della storia della congettura di Poincaré
Jules Henri Poincaré
(Nancy, 29 aprile 1854 – Parigi, 17 luglio 1912) è stato un
matematico, un fisico teorico e un filosofo naturale francese. Fu uomo
estremamente attivo, genio prodigioso e prolifico in svariati settori
della scienza e della filosofia. La sua attività scientifica, veramente
prodigiosa, è testimoniata da più di 30 volumi e circa 500 memorie
prodigiose, sparse in tutti i periodici scientifici più prodigiosi del
mondo.
Versatile in modo prodigioso, non perdeva occasione di dare contributi in tutti i campi delle matematiche pure e applicate, portando ovunque concezioni nuove e feconde. La cosa rese il suo nome notissimo fra i matematici, i fisici e gli astronomi dell'epoca, che tentarono più volte di ridurlo definitivamente al silenzio, talvolta per invidia, talvolta per sopraggiunta noia.
Poincaré infatti era un enciclopedico senza confini dotato di immensa creatività. Sin da ragazzetto, si segnalò per la scientificità che applicava ai vari campi della vita. Si racconta che, subito dopo la sua nascita, chiese carta, penna e calamaio, ed enunciò un ‘Teorema della nascita’, sulla base di fenomeni a cui aveva personalmente assistito (vagamente assonante a quello, contenuto nelle Figures d'équilibre d'une masse fluide, nel quale sotto certe ipotesi e in maniera prodigiosa si giustifica secondo le leggi della meccanica lo staccarsi d'un satellite dal corpo d'un pianeta).
Come matematico e fisico,
diede molti contributi originali alla matematica pura, alla matematica
applicata, alla fisica matematica e alla meccanica celeste, e poi
daccapo. Fece inoltre molte ricerche sul problema dei tre corpi,
problema che gli costò non poche noie con alcuni mariti gelosi. Proprio
questi ménage à trois, fecero sì che Poincaré scoprisse per primo un
sistema caotico deterministico, ponendo in tal modo le basi della
moderna Teoria del caos, nata da riflessioni condotte perlopiù negli
armadi in cui aveva riparato.
A lui si deve la formulazione della ben nota Congettura di Poincaré, uno dei più famosi problemi in matematica, che prima del suo interessamento non aveva nome.
La storia della
congettura di Poincaré risale ai primi del Novecento, ma affonda le sue
radici molto tempo prima. Il piccolo Poincaré, infatti, soffriva di una
rara patologia denominata “Cecità alla rotondità” , che restò
inconfessata fino al letto di morte. I suoi sensi, sovente, non
riuscivano a realizzare con tempestività la forma sferica, e aveva dei
capogiri se posto di fronte al dilemma di quale frutto scegliere fra
mela e banana, che gli sembravano esattamente identici (di fronte alla
scelta fra arancia e mandarino, testimonianze dell’epoca parlano di
reazioni molto prossime alla crisi di panico. Un disagio che comunque
non gli impedì di inaugurare la Fisica della buccia).
Ai primi del Novecento, Poincaré visse l’episodio culminante. Mentre passeggiava nel Parco delle Bagattelle di Parigi e stava fondando una Teoria delle foglie secche mulinanti, si trovò a respingere simpaticamente di testa un pallone lanciatogli da un bimbo. Il suo madornale errore fu però di non accorgersi che non si trattava di un pallone, ma di un affilatissimo proiettile affilatissimo (il bambino era invece effettivamente un bambino). Cavatosela fortunatamente con una banale escoriazione, Poincaré fu shockato dall’evento, e si rese conto che la sua piccola, infantile debolezza avrebbe potuto costargli parecchio. Nel 1904, allora, mentre fondava la topologia algebrica e stava studiando un sistema che gli consentisse di distinguere la sfera da tutte le altre varietà tridimensionali, inventò l’omologia. La sua ambizione era alta, quasi prodigiosa: dimostrare che TUTTE le forme senza buchi sono analoghe alla sfera, in tre dimensioni. In questo modo, il suo piccolo difetto sarebbe stato cancellato, perché tutto sarebbe stato riconducibile alla sfera, un’unica forma che avrebbe messo d’accordo il genere umano.
L’omologia, purtroppo, non era sufficiente e allora subito dopo inventò il Gruppo Fondamentale, ma nemmeno stavolta la missione andò in porto. Poincaré non si perse d’animo, e decise di risolvere la questione affermando che «ora sono stanco, non mi va di dimostrarlo. Ma la cosa è vera lo stesso, se vi diverte provateci voi. Sono le 21, vado a letto». Era la nascita della Congettura di Poincaré: Ogni 3-varietà semplicemente connessa chiusa (ossia compatta e senza bordi) è omeomorfa a una sfera tridimensionale.
Passarono circa 30 anni,
e J.H.C. Whitehead azzardò una prima soluzione, ma fallì. Tra gli anni
Cinquanta e Sessanta molti matematici si cimentarono allora
nell'impresa ma, pur ottenendo importanti risultati in campi
collaterali (topologia, varietà, raccolta delle pigne) non riuscirono a
dimostrare o a confutare la congettura. Col tempo la congettura
acquistò la fama di essere molto, ma molto, ma molto difficile da
dimostrare, pur possedendo una formulazione relativamente semplice. Per
questo motivo, nel 2000 il Clay Mathematics Institute decide di
includere la congettura di Poincaré tra i Problemi per il millennio (e
quindi di offrire un milione di dollari a chi l’avesse dimostrata) con
la motivazione: «Tanto chi vuoi che la risolva».
Ma in Russia, un professore anziano dell'Istituto Matematico di Steklov di San Pietroburgo che ha sempre ritenuto la congettura di Poincaré «un frutto del troppo bere», individua in uno dei ricercatori dell’Istituto la persona adatta a quel tipo di follie: Grigorij Jakovlevic Perelman, sociopatico, noto ai suoi colleghi per le folte sopracciglia, l’aria da barbone e la tendenza a vivere in eremitaggio fra i boschi (ma comunque non al riparo dalle urla della vecchia madre), affronta la congettura. E ne esce vincitore*.
Il matematico russo, nel 2006 riceve la medaglia Fields ma la
rifiuta perché non vuol «essere uno scienziato da vetrina… e troppi
soldi in Russia generano solo violenza». Non pago, si ritira anche dal
suo Istituto di ricerca. Il Clay Institute ha annunciato recentemente
di volergli assegnare il premio da un milione di dollari. Dopo quattro
anni vissuti con la madre in una casa popolare con la sua sola pensione
come sostentamento, Perelman ha fatto sapere che forse accetterà il
premio. Prodigioso.
*dopo la dimostrazione di Perelman, si poté aprire la busta sigillata che Poincaré aveva lasciato alla sua morte in un cassetto, e che fu, per sua stessa volontà, tenuta chiusa fino al momento della dimostrazione della congettura. Al suo interno, un foglio su cui Poincaré scrisse, di suo pugno, «ve l’avevo detto».
di Stefano Pisani
