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Il questionario proposto da UMI e MaddMaths! ha raccolto una significativa adesione (323 compilati) e, pur non costituendo una precisa analisi statistica permette di fare qualche considerazione sulle sensazioni, a volte sulle preoccupazioni, che hanno attraversato la comunità al momento di tirare le somme, di valutare gli studenti, al termine dell’ultimo, difficile,  semestre. Una sintesi dei risultati la trovate in questo post. Qui trovate un commento a cura di Nicola Ciccoli

Precisiamo, anzitutto, che una larga maggioranza dei rispondenti insegna corsi nelle lauree triennali e circa 2/3 insegnano in corsi di laurea diversi dal corso in Matematica. Una larghissima maggioranza di chi ha risposto si è trovata a modificare le prove di esame rispetto alle modalità solite.

La soluzione prevalente è stata quella di svolgere sia uno scritto che un orale, l’utilizzo dei test è stato minoritario, una quota non trascurabile ha svolto l’esame solo in modalità orale. E’ probabile che nella casella “altro” si trovino le scelte più complesse svolte in itinere o culminate nella esperienza della presentazione di progetti.

È significativo notare che una quota rilevante di commenti aperti sulle difficoltà si è concentrata su alcuni aspetti tecnici specifici delle prove scritte: la difficoltà nel controllo degli studenti durante le prove scritte a distanza, compresa la difficoltà di alcune piattaforme di visualizzare tanti studenti contemporaneamente (con la soluzione scelta di uno spezzettamento in sottogruppi), e i tempi e le difficoltà nel caricare gli elaborati da parte degli studenti. Per ciò che riguarda le prove orali il problema principale, come prevedibile, è stata la difficoltà nel visualizzare ciò che gli studenti scrivevano. È più marginale la quota di chi ha trovato difficoltà nelle procedure di identificazione. Complessivamente la gestione delle verifiche a distanza ha richiesto una quota di tempo significativamente più alta. È possibile che in prospettiva, con questa esperienza alle spalle, tale tempi si riducano, ma sembra rilevante doverne tenere conto qualora gli esami dovessero essere svolti in remoto anche nei prossimi appelli.

Nel merito del problema più discusso in sede pubblica, quello sulla possibilità di comportamenti ingannevoli da parte degli studenti, sembra esserci una divisione tra chi non ha trovato una differenza significativa con ciò che succede in presenza e chi invece ha sia implementato soluzioni tecniche atte a scoraggiarli, sia incontrato grosse difficoltà in una implementazione capace di garantire la correttezza delle prove. Va però detto che solo 1/5 dei rispondenti ritiene che la modalità di esame a distanza sia capace, in sé, di incoraggiare scorrettezze o lo ritiene il problema principale. Dai commenti aperti si conferma l’impressione di una sostanziale divisione tra una parte del corpo docente molto preoccupata (a tratti scoraggiata) e un’altra che ha puntato maggiormente su di un rapporto di fiducia.

Per ciò che riguarda gli orali: la soluzione più gettonata è stata quella di invitare gli studenti a scrivere su di un foglio da mostrare se richiesti, o quella di far puntare la webcam direttamente sul foglio. In qualche caso è stato usato un tablet come tavola grafica, soluzione apparsa come la più efficace, ma che sposta l’onere della dotazione tecnologica sugli studenti. Non sempre questa soluzione si è mostrata efficace, perlopiù per problemi di connessione, scarsa qualità dell’immagine o dell’audio, problemi di sincronismo e di rumori ambientali. E’ stata comunque spesso sottolineata la maggiore inefficacia della comunicazione mediata dalla rete.

Per ciò che riguarda l’atteggiamento degli studenti non sono segnalate particolari criticità, se non, a volte, la difficoltà da parte loro di risolvere anche i problemi tecnici. Sembra comunque importante sottolineare che dalle risposte emerge, sostanzialmente, una sensazione di reciproca disponibilità.

Un discorso a parte riguarda la privacy (vedi qui per i commenti fatti). Abbiamo messo un paio di domande a proposito proprio per cercare di identificare se il problema costituisse un aspetto rilevante. Non si tratta, parrebbe, di una questione molto grave. In chi lo segnala, però, emerge spesso il racconto di situazioni d’esame compromesse dalla presenza di terzi, rumori ambientali, spazi inadatti e dunque una certa fatica e difficoltà da parte dei ragazzi nel “difendere” uno spazio con quelle caratteristiche di quiete e assenza di interazioni necessario alla concentrazione. Quello spazio che circa la metà dei docenti si è preoccupato di costruire per difendere la propria privacy e la propria concentrazione.

Per concludere: la maggior parte di noi non vede l’ora che questa esperienza emergenziale si avvii alla sua conclusione. È però fonte di ottimismo rilevare che 1/3 circa di chi risponde pensa che anche da questa difficile esperienza sia sorta una riflessione utile sulle caratteristiche degli esami.

Di seguito una selezione di alcuni commenti liberi che crediamo di interesse per tutti (tutti i commenti li trovate qui):

Non credo che il problema di eventuali comportamenti scorretti sia risolubile in modo efficiente con accorgimenti tecnici; a mio parere la via è piuttosto puntare sulla maturità, senso di responsabilità, senso dell’onore degli studenti. Ho quindi accordato totale fiducia. Per il corso che ho tenuto assegno un compito scritto da riconsegnare in pdf a fine giornata, con l’indicazione “non consultare libri, appunti, siti internet, altre persone”. Se qualcuno vuole imbrogliare lo farebbe comunque, ma almeno non ne andrà troppo fiero; per chi recepisce il messaggio spero sia un segnale positivo in questo frangente.

Impossibile impedire che gli studenti imbroglino. Ho provato vari sistemi, ma inutilmente: anche provando a evitare che usino altri sistemi, il fatto che uno studente abbia una persona dietro lo schermo che suggerisca è facile da intuire ma impossibile da dimostrare. L’esame scritto è stato spezzato in 7 test durante il corso contenenti ciascuno una dozzina di domande per una trentina di studenti. La raccolta degli elaborati, la loro correzione e l’invio degli elaborati corretti è stato un po’ farraginoso anche per via di materiale tecnico non ottimale e mia iniziale impreparazione.

La maggior parte degli studenti non riesce a rispettare con i mezzi di cui dispone, le linee guida dell’ateneo relative alla postazione della prova scritta rendendo molto difficile controllare che non ci siamo aiuti esterni. Inoltre sovente i collegamenti sono pessimi.

La piattaforma, sostanzialmente imposta, è assolutamente inadeguata; è decisamente peggiore delle diverse piattaforme di videoconferenza che ho usato per altri scopi (riunioni, seminari ed altro).

La strumentazione a disposizione, le piattaforme utilizzate e soprattutto la spesso inadeguata stabilità di connessione non garantiscono la possibilità di erogare un esame scritto in piena serenità né per il docente né soprattutto per lo studente. Convertire esami che sono basati fortemente su prove scritte in soli colloqui orali rende difficile una adeguata valutazione delle competenze acquisite.

Non sempre gli studenti dispongono di buoni dispositivi per la connettività di rete. Molti studenti durante gli esami scritti richiedono chiarimenti sulle modalità di consegna, l’avvenuta ricezione del testo d’esame o la consegna degli elaborati, la possibilità di allontanarsi dal posto. Inoltre, dovendo lasciare i loro microfoni aperti durante le prove d’esame, si genera molto rumore.

È semplicemente impossibile fare esami a distanza.

Sintetizzo: credo che dobbiamo cambiare mentalità. In un mondo ormai accessibile per intero e quasi istantaneamente, sfiorando il telefonino, mi sembra che il vero problema sia stabilire come lo studente comprende, organizza e utilizza il materiale a cui ha accesso, piuttosto che stabilire cosa ricorda di quel materiale, se l’accesso ad esso viene artificiosamente impedito. Ho detto ai miei studenti: usate pure libri appunti e rete, io parto dal presupposto che li stiate usando, e valuto che uso fate dell’informazione che avete trovato.

Alcuni studenti hanno connessioni e attrezzature non appropriate, certi genitori non si rendono conto che il figlio sta facendo un esame e non è in Skype con l’amico, in alcuni casi ho rilevato poco rispetto nei confronti del fatto che appunto lo studente stia sostenendo un esame che è qualcosa di importante per il suo percorso di studi.

Per quanto si cerchi di avere un atteggiamento professionale, necessariamente si vede tutto ciò che è alle spalle del candidato, spesso la sua camera da letto, con un buon numero di effetti personali, per un periodo molto lungo, specialmente durante gli scritti in cui si fa solo assistenza. È una violazione della privacy troppo pesante. Se dovesse perdurare chiederò agli studenti di avere possibilmente alle spalle una parete spoglia.

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