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Ieri, 18 dicembre, ci ha lasciati Pietro Greco, grande maestro della comunicazione della scienza. Pur non avendo alle spalle studi matematici, Pietro è sempre stato molto vicino alla nostra disciplina. Di seguito i ricordi di Sandra Lucente e Roberto Natalini. 


L’errore

Ciao Pietro, cominciamo dalla fine. Ho letto la tua introduzione di Mezzogiorno di Scienza e la tua frase finale è “Capace sia di ricevere che di dare nel grande ecosistema cognitivo globale.” Ci siamo sentiti su questo e ti ho detto che al mio paese l’incipit “Capace” significa “Vi è la possibilità”. Mi hai spiegato che quel costrutto senza principale era la porta alla provocazione del lettore. Spiegare, togliere pieghe, rendere seta la comprensione. Era il tuo mestiere, ti schernivi, era invece la tua dote più evidente. Oggi rileggo quella frase e sento che la capacità di ricevere e dare non è di tutti, era la tua. Negli ultimi due anni avevo imparato molte cose da te, più di tutto la sorpresa dell’ascolto per chiunque. Sebbene fossi su tante cattedre e palchi, l’incontro con te era sempre su di un unico piano umanissimo. Ci siamo incontrati ad una mensa durante un festival scientifico, confrontati in un teatro, salutati nel bar di un altro festival. Ogni volta mi colpiva il tuo garbo, ad ogni domanda, ad ogni proposta, ad ogni idea per comunicare la scienza, tu prestavi attenzione. Come si misurava il tuo tempo? Riuscivi a scrivere cose bellissime, tante. Ad avere lo sguardo profondo su temi diversi. Tenevi tantissime conferenze, tutte ben preparate. Una volta dopo un pranzo di lavoro hai parlato del leggere e scrivere nei treni. Doveva essere quello il segreto, le parole e le idee fluivano insieme ai chilometri. E quella rete percorsa senza sosta tra un impegno e l’altro creava reti di amicizia e collaborazioni. L’altra rete che hai percorso è tra le tante aree della scienza. La chimica, la matematica, la fisica, la biologia ma anche l’arte e la politica. Le parole per scrivere e per leggere il mondo ce le hai donate tutte, ordinate come i libri della tua casa, perché oggi possiamo ritrovarle e continuare a raccontare l’uomo “Capace sia di ricevere che di dare nel grande ecosistema cognitivo globale.” Oggi proprio no, oggi abbiamo una gran voglia di fermarci a contemplare il dettaglio incredibile che hai messo in questo ecosistema cognitivo. C’è un tuo libro che sta sul mio comodino ad aspettare la tua firma. Si chiama Errore. Con il tuo garbo hai mescolato lì le verità della scienza e i fallimenti degli scienziati. Sappiamo che è non possibile evitarli, ma noi vorremmo davvero che fosse solo un errore questa brutta giornata.

Sandra Lucente


“È la matematica l’elemento culturale unificante” disse Pietro Greco

Per molto tempo sono stato un accanito lettore dell’Unità e uno dei motivi per cui la compravo erano gli articoli di Pietro Greco. Per uno scienziato “specialistico” come me, era fondamentale poter scoprire altri settori della scienza e quanto la scienza potesse essere importante per la nostra società. Non mi occupavo di divulgazione e nemmeno di comunicazione della scienza, però organizzavo dei seminari all’IAC, l’Istituto del Cnr per cui lavoravo e lavoro tutt’ora, e mi avventurai a chiedere via email a questo Pietro Greco, che non conoscevo di persona, se era disponibile a venire da noi per parlare di comunicazione della scienza. Inaspettatamente accettò di venire. Dopo il seminario rimase a parlare con vari ricercatori, informandosi tra l’altro della situazione in cui si trovava il Cnr in quel momento. L’allora ministra Moratti aveva infatti deciso di fare l’ennesima riforma dell’Ente, e nella nuova organizzazione non si capiva ancora il posto che avrebbe avuto la matematica.

Qualche giorno dopo sulla prima pagina dell’Unità vedo questo trafiletto:

Ritaglio dalla prima pagina dell’Unità del 5 maggio 2003

Inizio a leggere e mi rendo conto che stava parlando proprio di noi, del mio istituto, della matematica ancora una volta dimenticata dalla politica. E mi accorgo che mentre in sala caffè si chiacchierava del più e del meno, Pietro ascoltava e prendeva nota e si preparava a farci questa sorpresa.
L’articolo completo lo trovate qui

unita_2003-05-05.pdf

Scriveva: “Ma com’è possibile dimenticare la matematica? E com’è possibile, per un Ente che il ministro Moratti vorrebbe dedicato alla scienza applicata, dimenticarsi dei saperi specialistici necessari, appunto, alle applicazioni concrete della matematica? Le domande, naturalmente, sono del tutto retoriche. Per chiunque si occupi di scienza, dimenticare la matematica «applicata» così come la matematica «pura» non è semplicemente possibile. Perché oggi la matematica è più che mai, per dirla con lo scozzese Eric Temple Bell, regina e serva di tutte le scienze. E perché l’Italia in questo campo, che governa e insieme offre strumenti a tutte le discipline, vanta una comunità e una tradizione di valore assoluto. La matematica è serva di tutte le scienze. Prendete il caso dell’istituto diretto da Michiel Bertsch [NdR: allora direttore dell’IAC]. Qui si coltiva matematica applicata ai più vasti settori delle attività scientifiche (si realizzano modelli utili in biologia, medicina, geologia, scienza dei materiali, scienze ambientali), tecnologiche (modelli per la robotica e i sistemi di produzione) e sociali (modelli applicati alla finanza, alle reti di comunicazioni).” E poco più in là continuava: “Certo, la serva matematica, a causa del suo carattere multidisciplinare, potrebbe sciogliersi nelle altre dimensioni della scienza (e della tecnica) e fecondarli. Fuor di metafora: si potrebbe ipotizzare che i due istituti di matematica applicata del Cnr vengano disgregati e disseminati nelle grandi e controverse macro aree immaginate dal ministro Moratti. Ma, forse, non sarebbe una grande idea. Proprio per i motivi indicati: in questi Istituti è la matematica l’elemento culturale unificante. Disperderlo significa di sperdere, appunto, una cultura. (…) dimenticare la matematica più astratta significherebbe per tutte le altre scienze rinunciare a descrivere il mondo fisico. Ovvero, rinunciare alla propria missione. Ebbene, la matematica più astratta, la matematica pura, non è affatto un corpo di verità già codificate. Ma è un sistema in continua evoluzione. Un sistema che produce, in continuazione, nuova conoscenza. Un paradosso italiano è che in questo paese vantiamo una delle comunità matematiche di più alto livello al mondo, con una delle tradizioni più solide e ricche, e non ce ne accorgiamo. E continuamente ce ne dimentichiamo. (…) dobbiamo al matematico Vito Volterra la creazione e lo sviluppo delle prime attività del Consiglio Nazionale delle Ricerche, prima che fosse cacciato via per motivi politici da Benito Mussolini. Dobbiamo al matematico Guido Castelnuovo il rilancio del Cnr dopo il fascismo. E dobbiamo a Mauro Picone la lungimirante creazione nel 1927, in seno al Cnr, di un Istituto per le applicazione del calcolo con il compito di «sussidiare le scienze sperimentali». Dimenticare tutto questo, come troppo spesso facciamo, significa arrecare un grosso danno alla nostra cultura, ma anche alle applicazioni della nostra cultura. Chiederci perché in Italia ci dimentichiamo della «nostra» matematica, prima e più di altre dimensioni culturali, significa almeno avviare a riparazione questo danno.

Ovviamente mi ricordavo del seminario, della chiacchierata e dell’articolo che ne era seguito, ma fino a oggi mi ero quasi completamente dimenticato del testo che avete appena letto, che infatti sono dovuto andare a ritrovare su Internet Archive. O meglio, all’epoca lo lessi e lo digerii così bene e metabolizzandolo completamente, che poi nei successivi 17 anni non ho fatto altro che andare in giro a raccontare le stesse cose dove e quando mi capitava. Certo, la decisione di occuparmi di comunicazione della scienza la stavo maturando proprio in quel periodo, accorgendomi di quanto in Italia troppo spesso ci si dimenticasse dell’importanza della matematica. Però gli argomenti, l’approccio, il linguaggio che avrei usato negli anni seguenti erano già tutti lì, e persino Volterra! (fino a quando non ho riletto questo articolo non riuscivo a ricordarmi chi me ne avesse parlato per primo dal punto di vista storico). In pratica Pietro Greco mi aveva spiegato cosa pensavo e le parole per dirlo.

È stato bello conoscerlo durante tutti questi anni ed è una grande tristezza che non ci sia più.

Roberto Natalini


 

 

 

Roberto Natalini [coordinatore del sito], è dirigente di ricerca del CNR, e lavora a Roma presso l’Istituto per le Applicazioni del Calcolo “Mauro Picone”. I suoi principali interessi scientifici riguardano lo studio analitico e numerico delle equazioni alle derivate parziali (in particolare quelle iperboliche e paraboliche) e le loro applicazioni che comprendono, tra le altre, la biologia, la conservazione dei monumenti, il traffico e la gasdinamica.

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