Gerardo Morsella: Io, la teoria quantistica dei campi e Numb3rs
Cosa fa un doppiatore italiano quando gli arriva davanti l’incomprensibile testo in ‘anglo-matematichese’ del telefilm Numb3rs? Chiama in aiuto il matematico Gerardo Morsella…
Qual è il suo percorso di studi?
In realtà non sono veramente un matematico, perché mi sono inizialmente laureato in Fisica, ma avendo fatto una tesi di fisica matematica su argomenti piuttosto concettuali, ed in cui si utilizzavano metodi di analisi funzionale abbastanza astratti, mi sono poi ritrovato a fare il dottorato di ricerca in Matematica. In seguito sono stato circa sei mesi per un post-doc all'istituto di Fisica Teorica dell'università di Goettingen, che è il posto dove è praticamente nata la Meccanica Quantistica, e poi di nuovo in Italia, tra la Sapienza, Tor Vergata, l'Indam e la Normale, per altri quattro anni abbondanti di precariato universitario. Infine ho avuto un posto da ricercatore in Analisi a Tor Vergata.
Qual è il suo settore di ricerca?
Mi occupo di applicazioni della
teoria delle algebre di operatori (algebre di von Neumann e C*-algebre)
alla teoria quantistica dei campi, che è la teoria matematica della
fisica delle
particelle
elementari. In particolare mi interesso del limite di piccole scale
spazio-temporali
della teoria, che
è uno strumento molto importante nella formulazione perturbativa, non
rigorosa, della teoria, ma che da un punto di vista matematico e
concettuale richiede ancora
il chiarimento di
molti aspetti.
La sua opinione sulla qualità dei telefilm in cui entra, anche marginalmente la scienza?
Purtroppo non credo di essere
un buon giudice in una questione del genere, perché in realtà
amo poco i
telefilm "tout-court": trovo che siano un genere in cui le logiche di
mercato abbiano un peso eccessivo e costringano gli sceneggiatori, che
devono trovare idee per un numero di puntate indeterminato - finché la
serie ha successo - a invenzioni sempre più incredibili e, quel che mi sembra peggio, a sviluppare le storie in modo
poco pianificato, squilibrato, essenzialmente casuale, non sapendo mai
quando e come possono "chiuderle". In particolare, ho visto solo
qualche puntata delle prime serie del Dr. House, e ha abbastanza
confermato il (pre)giudizio che ho scritto sopra. Tra i pochi telefilm
che ho veramente amato quando ero bambino, però, devo assolutamente
citare Star Trek (la serie classica), Spazio 1999 e l'Uomo da sei
milioni di dollari. Sarei stato ore a guardarli.
Possono effettivamente servire alla divulgazione scientifica?
Direi che possono probabilmente contribuire a creare una consapevolezza del fatto che ormai la scienza ha un ruolo fondamentale in quasi tutti i campi dell'azione umana, e magari a rendere la scienza un po' più attraente rispetto alle noiose e ripetitive nozioni che si imparano a scuola (quando va male). D'altra parte c'è anche il rovescio della medaglia, ovviamente: a causa della necessaria spettacolarizzazione, si corre il rischio di far passare l'idea che la scienza risolva facilmente tutti i problemi. Per quanto riguarda la divulgazione scientifica vera e propria sono invece un po' dubbioso: probabilmente sono molto più utili trasmissioni come Quark e Radiotre Scienza o riviste come Le Scienze, realizzate da divulgatori professionisti, che capiscono non solo superficialmente di cosa stanno parlando e non cercano solo di fare spettacolo.
Come è venuto in contatto con Numb3rs? Ci raccontaci la sua esperienza come consulente
La mia collaborazione
all'edizione italiana di Numb3rs è nata in modo del tutto casuale: alla
società che si occupava dell'edizione italiana della prima serie (dalla
quarta l'edizione italiana è curata direttamente dalla Rai) si erano
resi conto che gli adattatori dei dialoghi avevano serie difficoltà a
tradurre le parti, chiaramente piuttosto numerose, in cui si parlava di
matematica, ed avevano quindi deciso di assumere un consulente. Una
delle adattatrici mi conosceva per altri motivi, e quindi mi ha
proposto di farlo ed io ho accettato, incuriosito dalla novità. Il mio
lavoro si svolge essenzialmente così: gli adattatori mi mandano i
copioni originali ed i loro adattamenti italiani, io confronto le parti
"matematiche" e propongo loro, eventualmente, delle modifiche dove mi
sembra che il senso dell'originale non sia stato reso in modo
sufficientemente fedele, o dove l'uso della terminologia matematica non
è conforme alla terminologia italiana comunemente accettata. Poi sta a
loro ed al direttore del doppiaggio accettare o meno le modifiche che
propongo, soprattutto in considerazione della compatibilità con i
movimenti labiali, i tempi, le inquadrature... Questo ha anche creato
inizialmente qualche problema perché per gli adattatori questa cosa del
labiale è chiaramente molto importante, mentre magari sono disposti a
sacrificare la precisione delle nozioni matematiche, anche pensando di
fare un favore al pubblico. Mentre io la vedevo un po' all'opposto,
anche perché
mi sembrava che
nell'originale all'esattezza della terminologia ci avessero badato
abbastanza,
forse anche con
l'idea che un linguaggio "esoterico" potesse avere un qualche fascino
sul
pubblico e
contribuisse a delineare i personaggi. Mi ricordo ad esempio una
discussione piuttosto accesa sulla traduzione dell'espressione "brute
force calculation", che io ci tenevo
venisse resa con
qualcosa del tipo "approccio di forza bruta", che gli adattatori
trovavano ridicolo. Ma alla fine credo di averla spuntata...
Numb3rs offre uno spaccato realistico del mondo della matematica? Ha qualche lato debole?
Credo che sia abbastanza
apprezzabile il modo in cui sono stati tratteggiati i personaggi
scienziati: si è fatto ovviamente ricorso a tutta una serie di luoghi
comuni (il matematico socialmente imbranato, il fisico teorico fuori
dal mondo che in ogni situazione vede l'aspetto astratto e
filosofico...), ma sono fortunatamente stati dosati con mano leggera,
così che i personaggi risultano non dico realistici, ma quantomeno
accettabili. Anche i rapporti tra loro, come l'amicizia mista a sottile
rivalità che lega il mentore al giovane geniale, o l'ambiente di lavoro
accademico rilassato e un po' giocoso in contrasto con quello frenetico
dell'FBI mi sembra che siano raccontati in modo credibile. Sul fronte
della credibilità delle applicazioni della matematica ai casi
polizieschi direi che anche per Numb3rs succede la cosa che dicevo
prima dei telefilm in generale: inizialmente le idee mi sembravano
abbastanza verosimili, seppure un po' esagerate, ed avevo anche letto
che erano spesso ispirate a reali applicazioni della matematica
elaborate da esperti dell'FBI. Un esempio per tutti: la puntata della
prima serie in cui Charlie, per capire il perché della morte sospetta
di un giovane studente di ingegneria, scopre che il grattacielo di una
corporation è stato costruito in modo non conforme al progetto e
rischia di cadere in presenza di particolari sollecitazioni dovute al
vento è ispirata alla vera storia del grattacielo della Citigroup a New
York. Andando avanti con la serie mi pare però che le applicazioni
della matematica siano diventate via via più fantasiose. E ovviamente
su tutto c'è la mirabolante facilità con cui Charlie risolve problemi
complicatissimi slavagnando
come un pazzo nel
suo garage (c'è da dire, scrivendo cose che spesso hanno almeno a prima
vista matematicamente senso, nonché vagamente a che fare con il
problema di cui si parla), o implementando in mezz'ora algoritmi che ai
comuni mortali richiederebbero mesi di lavoro...
Cosa dicono i suoi colleghi matematici di questa sua attività 'particolare'?
Normalmente la cosa li incuriosisce abbastanza, e finora le reazioni sono state quasi tutte positive, mentre io all'inizio temevo che sarei stato travolto dalle critiche per la scarsa accuratezza della traduzione, o magari proprio del telefilm in sé (cosa che certo non è di mia responsabilità). Comunque mi è capitato più di una volta che mi dicessero "ah, tu sei quello che fa il consulente di Numb3rs" perché avevano visto il mio nome nei titoli di coda, ma che magari invece non conoscessero il mio lavoro di ricerca. Il che non so se mi fa piacere...
