Claudia La Chioma: la matematica e il rischio finanziario
“Far di conto” è attività comune alla matematica e all'economia. Lo sa bene Claudia La Chioma, classe 1976, dottorato in matematica applicata alla Finanza, che attualmente lavora per Unicredit dopo... aver pubblicato un articolo scientifico sui numeri primi con Matteo Arpe.
Da dove nasce la passione della
matematica?
mi sono iscritta a Matematica all’università di L’Aquila perché… era la
cosa più naturale. La passione per la Matematica è innata:
ricordo sparsi per casa i libri di mia madre, insegnante di Matematica
di scuola superiore. Io ero affascinata dal simbolo di integrale,
questo serpentello dritto, dietro al quale si allineavano tutti i
numeri in maniera ordinata, rispettosa… quando poi mi sono trovata a
studiarlo sembrava già un vecchio amico.
Ci racconti il suo percorso
universitario.
Forse per questa “familiarità” mi sono sempre più sentita portata verso
l’Analisi e anche la scelta della materia nella quale scrivere la tesi
è stata quasi ovvia, così come lo è stato la prosecuzione degli studi e
della ricerca con il dottorato. Il prof. Marcati e il suo gruppo mi
hanno accompagnato in questo mondo essendo sempre un punto di
riferimento. Gli anni universitari sono trascorsi tranquillamente e
velocemente, quasi troppo. Ricordo con particolare affetto un esame del
primo anno che in tutta la facoltà era considerato uno scoglio
insormontabile: Algebra. Dopo un po’ di titubanza trovai il coraggio
per frequentare costantemente lo studio del prof. Baccella per
chiedergli continui chiarimenti. In quelle occasioni ho cominciato a
capire la bellezza del lavoro in collaborazione, seppure in embrione.
Capire come due cervelli che lavorano insieme possono raggiungere
livelli di astrazione non immaginabili in altro modo. Dopo
quest’esperienza ho apprezzato molto di più l’Algebra. e di questo non
smetterò mai di ringraziare il professore.
E il post-universitario?
Fino al momento della Laurea ero abituata ad un ambiente universitario
molto raccolto, quasi familiare, tutto il contrario di quello che ho
poi trovato a La Sapienza durante il dottorato. In quel momento però ho
avuto la fortuna di essere in contatto con il prof. Natalini che mi ha
permesso di respirare l’aria della ricerca all’interno del CNR, in un
istituto più raccolto, e di proseguire lì gli studi di dottorato.
Abbiamo scelto un argomento che in quegli anni richiedeva molti
contributi da parte dei ricercatori ed era in espansione: le
applicazioni della Matematica alla Finanza.
In quei quattro anni ho avuto la possibilità di conoscere persone molto
importanti, anche vincitori di Medaglie Fields, e di discutere con
loro, quasi da pari a pari, tematiche molto in voga. Il primo contatto
con il mondo dei cosiddetti pratictioner l’ho avuto quando il Ministero
dell’Economia e delle Finanze, chiese all’IAC-CNR di creare un modello
per l’emissione ottimale del debito pubblico. Il lavoro coinvolse tutto
l’istituto. Io contribuii in parte sul modello sull’evoluzione dei
tassi di interesse, argomento che cominciai a studiare in quel periodo,
insieme al prof. Piccoli.
Negli ultimi anni di dottorato ho cominciato a fare il giro d’Italia
per i concorsi da Ricercatore, ma la fila di persone in attesa di un
posto era davvero lunga ed io ero sempre la più giovane. Così, dopo
quattro anni a Roma sono andata in Norvegia, ad Oslo, a lavorare presso
il CMA (Centre of Mathematics for Applications) con il prof. Karlsen,
che avevo conosciuto sempre all’IAC. Lì sono stata per sei mesi con una
borsa di ricerca europea che faceva parte di un progetto per la
mobilità dei ricercatori in Europa il cui scopo era appunto favorire il
contatto tra ricercatori di varie nazioni e quindi la ricerca
stessa.
Che differenza c'è fra il mondo della
ricerca italiano e quello norvegese?
Ad Oslo ho trovato un ambiente molto diverso da quello italiano, sia
dal punto di vista sociale che da quello universitario. Non cambierei
mai il sole, il clima e il calore degli italiani con la cordialità
norvegese, però in Norvegia il singolo cittadino è molto più coccolato
dallo Stato. Ci sono molte borse di studio per gli studenti, non solo
alla prima laurea, ci sono asili per i bambini delle ragazze madri e
per le lavoratrici, esistono i permessi di paternità (e sono utilizzati
dai padri!), le donne sono equiparate agli uomini nel lavoro e si
garantisce che in qualsiasi ufficio ci sia equilibrio le donne e
uomini.
Tuttavia, per sei mesi l’anno si vive di notte, o quasi, e per i
rimanenti si vive con la luce del sole sempre accesa. E può diventare
alienante, dopo l’entusiasmo dei primi tempi. In tutto questo, il
lavoro che ho svolto nel dipartimento di Matematica è stato proficuo.
La cosa che più mi ha colpito è che in Norvegia le risorse sono
apprezzate, trattate con grande attenzione e ritenute davvero preziose.
Per ogni piccolo risultato ottenuto c’era un riscontro positivo,
totalmente inaspettato se confrontato a come ero abituata. Inoltre
prima della fine del mio contratto ho ricevuto la visita che più mi ha
sorpreso durante quei sei mesi: il direttore amministrativo del
dipartimento, d’accordo con il preside, venne ad offrirmi una posizione
proprio al CMA. Mi comunicò che nel dipartimento il mio lavoro era
stato molto apprezzato, era dispiaciuto del fatto che inizialmente
poteva offrirmi solo una borsa di ricerca ma a breve avrei potuto avere
altre opportunità. Mi disse che volevano una risorsa con le mie
caratteristiche e che per questo mi offrivano quella posizione. Dopo la
nostra discussione, affinché rimanesse traccia di quella discussione,
mi scrisse una email in cui era ripetuto quanto avevamo discusso. Era
una cosa cui non ero abituata e mi rese molto orgogliosa, mi fece molto
piacere: in fondo come ricercatrice non ero proprio male.
Purtroppo per la Norvegia io avevo troppa voglia di tornare in Italia.
Già dai primi tempi di incertezza in Italia avevo cominciato a
guardarmi intorno e avevo fatto domanda per diventare Ufficiale in
Ferma Prefissata nell’Arma dei Carabinieri e al rientro da Oslo andai
direttamente a Velletri, per cominciare il tirocinio.
Com'è stata l'esperienza nei
carabinieri?
Già dall’anno della laurea avevo pensato ad arruolarmi nell’Arma:
proprio nel 1999 avevano aperto l’arruolamento femminile, ma a partire
dall’Accademia. Ero molto combattuta: andare a fare un lavoro utile per
la società, che avesse un riscontro concreto e che facesse del bene
agli altri, ricominciando però con gli studi universitari, oppure
proseguire già nella strada della ricerca, che mi sembrava più
connaturata e nel percorrere la quale mi divertivo molto? In quel
momento avevo preferito la ricerca, ma a distanza di quattro anni ho
avuto una nuova possibilità e questa volta ho deciso di coglierla al
volo.
Dopo il giuramento sarei stata assegnata al gruppo dei RIS e sarei
tornata agli studi degli ultimi anni di università.
Nel frattempo però un’altra opportunità che si era aperta durante la
mia permanenza ad Oslo si è concretizzata: un lavoro presso il gruppo
dei Quantitativi nella Finanza di Capitalia. I Tenenti Narducci e
Coassin mi hanno aiutato a scegliere serenamente la mia strada.
Com'è avvenuto l'ingresso nel mondo
delle banche?
Sono stata contattata dai ragazzi del team quantitativo a seguito
dell’esperienza con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Inoltre
in quegli anni studiavo i processi di Lévy che venivano molto
utilizzati nel pricing degli strumenti complessi nel mercato azionario,
così dopo qualche colloquio e una non breve attesa sono stata assunta.
Per poter cogliere però quest’occasione avevo dovuto lasciare i
Carabinieri, essendo molto combattuta internamente e non senza un
grande dispiacere. A volte penso ancora cosa sarebbe stata la mia vita
se quel giorno avessi preso una decisione diversa.
Ci racconti l'incontro con Matteo
Arpe. A quali risultati 'scientifici' ha portato?
In ogni caso il mio primo giorno in Capitalia è stato molto
particolare: l’Amministratore Delegato, Matteo Arpe, aveva letto il mio
curriculum e mi aveva fatto convocare nel suo ufficio per discutere un
progetto sul quale voleva lavorassi. Sembrava uno scherzo. Io all’epoca
non avevo idea delle gerarchie della banca e nessuno dei colleghi
sembrava credere che fosse possibile. Mi sono accorta che era vero
quando sono entrata nel suo studio e abbiamo cominciato a
parlare.
Era un mondo proprio diverso da quelli cui ero abituata: uno studio
immenso in uno dei palazzi storici di Roma, la stanza affrescata, con
arredi antichi che contrastavano con la modernità dei pc con le
schermate di Bloomberg sui mercati. E poi le foto dei figli.
Ho lavorato con lui per circa tre mesi a stretto contatto: abbiamo
lavorato su di una sua intuizione sui numeri primi dopo la lettura di
un libro, tra i best sellers di quell’anno. Il ricordo più bello di
quel periodo non è circostanziabile ad un momento, ma a una serie di
episodi in cui le intuizioni di Matteo Arpe erano quelle tipiche di un
ricercatore.
A seguito di quella collaborazione è stato scritto un articolo con
alcuni risultati sulla sequenza dei numeri primi.
E poi, dentro Capitalia, il suo lavoro
come è continuato?
Dopo Arpe, sono tornata a lavorare nel team dei quantitativi: il nostro
lavoro era a servizio dei desk di front office, principalmente, e poi a
qualsiasi altro ufficio lo ritenesse necessario. Dalle loro richieste
venivano sviluppati i primi prototipi in Matlab che venivano testati a
fianco dei trader e aggiustati secondo le loro indicazioni e di quelle
del mercato. Quando il modello risultava soddisfacente veniva
implementato nei sistemi della banca in modo che fosse integrato con i
sistemi di tesoreria, controllo di gestione e segnalazione. Il team era
costituito da uno “zoccolo duro” di quattro matematici e un
informatico, ai quali poi si aggiungevano altri ragazzi, quasi sempre
matematici, ma abbiamo anche avuto un fisico teorico, per periodi di
stage dopo il master. Un gruppo davvero affiatato al quale sono tuttora
molto legata. Nei primi mesi del 2007 e in concomitanza della
fusione con UniCredit ho cominciato a studiare la modellistica del
mercato del credito e così... mi sono trasferita a Milano
Attualmente, di cosa si
occupa?
Attualmente lavoro in un team di Credit Portfolio Management
all’interno dell’unità Group Credit Treasury della Holding. La
principale attività del team consiste nella gestione del rischio di
credito del banking book della banca. Per poter svolgere quest’attività
è necessario un tool per il monitoraggio del profilo di rischio del
portafoglio, una profonda conoscenza del mercato del credito e delle
direttive comunitarie sulla misurazione del capitale e dei coefficienti
patrimoniali (Basilea II) e sulle metriche dell’erogazione del credito.
In questi due anni ho partecipato alla strutturazione di alcune
operazioni e alla chiusura di un’operazione, mentre negli ultimi tempi
mi sto occupando principalmente di attività progettuali per
l’implementazione nei sistemi interni di un modello di portafoglio e
dell’automazione di alcune procedure per la riduzione del rischio
operativo nelle attività connesse alle attività di segnalazione cui è
tenuta la banca.
Qual è il contributo effettivo, le
potenzialità, della matematica nei confronti del mondo dell'economia?
Secondo lei, l'attuale crisi avrebbe potuto essere in qualche modo
'ammortizzata' dalla matematica?
Il ruolo della matematica è davvero difficile da misurare e,
soprattutto, da remunerare. Della matematica si potrebbe dire “due
volte nella polvere / due volte sull’altar”… anzi, questo ciclo
potrebbe essere infinito.
Dalla mia esperienza ritengo fondamentale il contributo della
Matematica nel mondo dell’economia e della finanza. Il contributo della
Matematica è richiesto anche dagli stessi regolatori che richiedono
misure sempre più affinate dei rischi che la banca prende in carico
nella sua operatività. Il rischio di cadere nella polvere è quello che
la scienza ha sempre incontrato nella sua storia: ogni riduzione della
realtà a formule è sempre la riduzione ad un modello, con delle ovvie
semplificazioni. L’utilizzatore poi deve saper interpretare i risultati
del modello avendo bene in mente quali sono le ipotesi in cui è stato
disegnato il modello in esame. Purtroppo a volte la velocità dei
mercati non va molto d’accordo con il perfezionismo del ricercatore che
vorrebbe consegnare un risultato affinato e il più possibile aderente a
tutte le richieste fatte.
Le semplificazioni cui si attengono alcuni modelli ne permettono
l’utilizzo nei momenti di stabilità dei mercati, ma nei momenti di
stress, come quello che si è recentemente vissuto, proprio le variabili
che erano state trascurate risultano fondamentali.
Ritengo quindi che si dovrebbe lasciare un po’ più spazio ai matematici
per sviluppare i modelli con la meticolosità che richiedono, avendo
precedentemente rilasciato modelli utilizzabili che costituiscano una
buona approssimazione alla realtà. Il lavoro di confronto, di
affinamento e di conoscenza dovrebbe essere progressivo e continuo e
non si dovrebbe mai interrompere il colloquio tra i sistemi di front e
i quantitativi.
E' soddisfatta di come sta
'applicando' le sue conoscenze matematiche?
In questo ultimo periodo sto utilizzando le mie conoscenze per
supportare l’operatività quotidiana del mio gruppo ovviando alla
mancanza di strumenti quantitativi consolidati. Il mercato del credito
e le metriche ad esso collegate si stanno sviluppando negli ultimi anni
e dalle direttive comunitarie giungono delle indicazioni che devono
essere trasformate in metriche vere e proprie. In questa attività
riesco ad applicare i miei studi. Se sono soddisfatta? E' una domanda
molto impegnativa...
Essendo nata a L'Aquila, cosa ne
pensa della situazione attuale dell'Ateneo aquilano?
Conoscendo profondamente il carattere degli aquilani, caparbi e
determinati, credo che le attività dell’università non subiranno alcuna
interruzione. Dovranno affrontare molte difficoltà logistiche, ma
salendo sulle spalle della scienza (permettetemi questo gioco: le prime
riunioni di ateneo si sono tenute proprio nella facoltà di scienze dove
ho studiato perché le strutture avevano retto al terremoto),
riusciranno a risorgere.
Mi auguro che gli studenti fuori sede che hanno cominciato a muovere i
passi della loro vita adulta a L’Aquila, che hanno conosciuto la
preparazione dei nostri professori, la qualità dell’insegnamento, ma
anche le bellezze della città, il carattere dei cittadini, la purezza
dell’aria, la città a misura d’uomo, ma anche gli stessi aquilani che
da bambini hanno passeggiato sotto i portici, hanno giocato al Parco
del Sole e hanno attraversato la Porta Santa non abbiano paura a
tornare in città per proseguire gli studi. L’Aquila secondo me
diventerà la culla per sviluppare nuove tecniche di costruzione, un
cantiere a cielo aperto dove poter studiare sul campo anche la
geologia. I giovani potranno davvero fare il futuro. E quello che
potranno imparare in questi luoghi li renderà ambasciatori di
conoscenza e sviluppo in altri luoghi d’Italia che hanno le stesse
caratteristiche a rischio della nostra terra.
Andando a lavorare lontano da casa ho sempre sentito il richiamo alle
origini, ma mai più di ora vorrei essere di aiuto costruttivo, vorrei
fare anche io per aiutare la città a rinascere così come la
ricordo.
Cosa consiglierebbe ai matematici che
vogliono entrare nel campo economico?
Beh, che dire, io ci sono entrata quasi per caso… anche se avevo scelto
un indirizzo di studi, nel dottorato, verso la finanza. Direi che
l’unico vero consiglio, che indirizzo anche agli insegnanti e non solo
agli studenti, è di favorire il contatto con il mondo del lavoro,
confrontarsi con chi è davvero sul campo. Tenersi sempre aggiornati su
quello che succede nel mondo dell’economia, cominciando dal leggere Il
Sole 24 Ore: il mondo che si svolge sui mercati è un mondo che si
evolve ad una velocità impressionante e per viverlo e per capirlo non
basta studiarlo sui libri.
In ogni caso credo che il metodo, il rigore, ma anche la creatività che
si impara in un corso di laurea in matematica permette ai suoi laureati
di affrontare qualsiasi difficoltà e qualsiasi interlocutore.
Un unico consiglio: non sperate sempre che un economista vi capisca ;)
per i matematici il rigore conta per primo, per gli economisti conta
prima l’istinto :)
