Il curricolo dei Nuovi Licei Riflessioni e i modelli matematici
Il 15 Marzo 2010 sono state rese note le indicazioni nazionali sui programmi per i nuovi indirizzi delle scuole secondarie di secondo grado. Di fronte ad un aumento del numero di ore di Matematica nella maggior parte degli Istituti le pretese di raggiungere determinati obiettivi cozzino con la disponibilità oraria del docente. Soffermandoci sull’importanza della Matematica nella descrizione di moltissimi fenomeni di vita quotidiana in senso stretto e lato, non è ben chiaro quali siano i metodi e tempi per la trattazione dei modelli.
Il 15 Marzo 2010 sono state rese note le indicazioni nazionali sui programmi per i nuovi indirizzi delle scuole secondarie di secondo grado.
Leggendo attentamente tali indicazioni è evidente come, di fronte ad un
aumento del numero di ore di Matematica nella maggior parte degli
Istituti, alcune delle quali devono essere dedicate all’insegnamento
dell’Informatica, le pretese di raggiungere determinati obiettivi
cozzino con la disponibilità oraria del docente.
Soffermandoci sull’importanza della Matematica nella descrizione di
moltissimi fenomeni di vita quotidiana in senso stretto e lato, non è
ben chiaro quali siano i metodi e tempi per la trattazione dei
modelli.
Nelle indicazioni si vuole che i discenti raggiungano i seguenti
obiettivi:
• Conoscere il concetto di modello matematico
• Possedere elementi di modellizzazione
matematica
• Costruire semplici modelli matematici anche
mediante gli strumenti informatici
Il processo di modellizzazione matematica è il risultato attento di
osservazioni mirate e puntuali e dell’uso di procedure che negli
allievi, almeno in una prima fase, non sono affatto naturali.
Infatti, non è spontanea per essi la determinazione di una relazione
matematica tra variabili significative e che ben rappresentino la
porzione della realtà che s’intende studiare.
Tale difficoltà nasce dal fatto che:
• è necessario saper distinguere quali variabili sono
rappresentative del fenomeno che si sta studiando e una tale capacità
critica, spesso – ovviamente – non sviluppata negli alunni proveniente
dalla scuola secondaria di primo grado, va “indotta” dal docente;
• il concetto di relazione/funzione, fondamentale
nello studio dei modelli matematici, spesso non viene approfondito
nella giusta maniera nel corso di studi precedente;
• bisogna spesso lavorare “in astratto”, in quanto
non si hanno sempre a disposizione delle strutture utili per i processi
di osservazione;
• i docenti si trovano spesso a dover reinventare una
nuova didattica in grado di far convivere la modellizzazione con la
classica prassi didattica;
• quasi tutti i libri di testo non sono impostati per
la trattazione dei modelli.
Negli ultimi anni alcuni autori di manuali scolastici hanno cercato di
dare un’impostazione per modelli della matematica. Tale impostazione
permette inoltre al discente di cogliere i cosiddetti “aspetti utili”
della disciplina e agevola il docente nel processo di applicazione ai
vari contesti.
A tal proposito è inoltre utile far riferimento ad alcune attività
didattiche proposte dall’UMI per un nuovo curricolo di Matematica e
nelle quali si cerca di dare una svolta applicativa al classico e
spesso sterile nozionismo.
Non mancano, nel primo biennio della scuola secondaria di secondo
grado, gli strumenti operativi della matematica utili per la
trattazione di determinati modelli. Infatti non bisogna pensare ai
modelli come ad un qualcosa che richiede necessariamente l’uso delle
equazioni differenziali et similia, ma esistono modelli molto più
semplici che possono essere proficuamente trattati dai docenti. Ne sono
esempi i modelli di crescita o decrescita, che i discenti dovrebbero
conoscere sin dalla scuola secondaria di primo grado, rappresentabili
mediante delle leggi di proporzionalità. L’impegno dell’insegnante
dovrà essere quello di presentare l’argomento partendo da una
situazione problematica e non limitandosi ad offrire soltanto una
definizione formale che chiami in gioco prodotti o rapporti che si
mantengono costanti. Si sottolinea che deve essere proprio l’insegnante
a fare un sforzo per progettare dei percorsi basati sulla
problematizzazione di situazioni reali, utilizzando termini quali
“modello lineare” anziché retta e “modello quadratico” anziché
parabola.
Allo stato attuale è bene interrogarsi e dar risposta ad alcune domande
del tipo:
1. quanto tempo dedicare alla modellistica
matematica?
2. quali supporti alla prassi didattica?
3. quanto è importante il lavoro in sinergia con le
altre discipline?
Ponendo l’attenzione sull’ultima domanda, la risposta appare a tutti
scontata: tutti ammettono che il sapere non deve essere costruito a
compartimenti stagni, ma le conoscenze devono rientrare in una
struttura logica coerente e fatta di adeguate interconnessioni. Tale
costruzione deve anche essere supportata da una collaborazione dei
docenti di varie discipline, per non lasciare gli alunni da soli nel
processo di scoperta dei legami tra i vari rami del sapere.
Ma quante sono le persone disposte a mettersi in gioco, lavorando con
zelo, per la realizzazione di interessanti profili interdisciplinari? È
poco realistico negare che l’approccio per modelli richiede un maggiore
sforzo perché bisogna inventarsi una “nuova” didattica, a volte lontana
dalla vecchia impostazione. Non tutti sono disposti a farsi carico di
un tale sforzo, perché solamente una forte curiosità personale e
l’interesse reale per la disciplina insegnata porta il docente a
mettersi costantemente in discussione, al fine di aprire il proprio
pensiero verso ciò che è nuovo, senza pensare ad esso come ad un
“lavoro in più” da svolgere.
di Erasmo Modica
Erasmo Modica è Docente di Matematica e Fisica all’Istituto
Provinciale di Cultura e Lingue "Ninni Cassarà"
Cefalù (PA), ed è amministratore unico del blog Matematica
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