E diceva di non essere un matematico!
Recentemente, ci ha lasciati Martin Gardner. Un ricordo di Pino Rosolini
Compravo Scientific American/Le Scienze solo per leggere la sua
rubrica di Giochi Matematici. Smisi di comperarla due numeri dopo che
quella rubrica venne sostitutita con Temi Metamagici (Metamagical
Themas in inglese, anagramma del titolo originale Mathematical Games),
arrabbiato come una bestia.
Era stato amore a prima vista: l'articolo sugli esaflexagoni mi colpì
dritto. Ricordo ancora la fatica per costruire il primo esemplare, e la
delusione ogni volta che l'esagono di carta si tagliava dopo poche
torsioni. (Ora ho imparato a farli con il cartoncino.) Aspettavo che la
rivista uscisse allo stesso modo di come aspettavoLinus, rivista di
fumetti--di quella leggevo ogni pagina, però.
Fu leggendo quelle rubriche che capii che la matematica era una cosa
completamente diversa da quella che mi insegnavano a scuola. Quasi ogni
numero proponeva una storia, all'apparenza personale, e proponeva
chiaramente problemi. Ma questi non si inquadravano mai in nessuna
delle materie che stavo imparando: era matematica quella? In poche
pagine, riusciva a far immaginare al lettore una teoria, partendo da
esempi concreti per farli diventare strutture (matematiche?!?),
proponendo problemi (certamente matematici, allora anche la struttura
astratta lo era!) lungo il percorso narrativo.
Giocavamo
insieme, mio padre ed io, o meglio uno contro l'altro. Leggevamo
ciascuno Giochi Matematici e lasciavamo i problemi a frullarci nella
testa. Quando uno li risolveva, comunicava all'altro di esserci
riuscito. Lui era nettamente migliore: sperimentava soluzioni su carta,
si distraeva dal problema (cioè andava a lavorare), tornava a provare,
trovava la soluzione. Io ero incostante, oggi giudicherei il metodo con
cui ottenevo le soluzioni, quando le ottenevo, "casuale". Spesso,
aspettando che io giungessi alla soluzione, mio padre modificava i
problemi, cercava strade risolutive diverse, me le raccontava: fu la
mia prima esperienza di matematica attiva.
L'autore della rubrica Giochi Matematici era Martin Gardner, dichiarava
di non essere un buon matematico: come si sbagliano, a volte, le
persone!
Per finire, vorrei proporre un problema, che forse sarebbe piaciuto a
Martin Gardner, sui sillogismi, parola forse complicata, che Aristotele
usava per descrivere le regole del ragionamento. Un sillogismo
coinvolge due premesse e una conclusione. Molto spesso, al giorno
d'oggi, si traggono conclusioni sbagliate da premesse accettabili
perché si usano forme errate di sillogismo.
Le affermazioni coinvolte in un sillogismo possono essere di quattro
tipi:
* universali affermative ("Ogni A è B")
* universali negative ("Nessun A è B")
* particolari affermative ("Qualche A è B")
* particolari negative ("Qualche A non è B").
Un esempio di sillogismo corretto è:
I mammiferi allattano i piccoli.
Qualche mammifero vive in mare.
DUNQUE, qualche animale che vive in mare allatta i piccoli.
Codifichiamo i quattro tipi di affermazioni usando segni grafici
così:
* universali affermative: A → B
* universali negative: A → @ ← B
* particolari affermative: A ← @ → B
* particolari negative: A ← @ → @ ← B
L'esempio di prima diventa
mammifero → allatta i piccoli
mammifero ← @ → vive in mare
Seguendo il cammino delle due frecce che si inseguono troviamo
che
vive in mare ← @ → allatta i piccoli
che è la rappresentazione grafica della conclusione che avevano già
trovato: qualche animale che vive in mare allatta i piccoli.
Sillogismi errati producono trascrizioni grafiche inconcludenti: ad
esempio,
Tutti gli uccelli depongono uova.
Qualche mammifero depone uova.
DUNQUE, qualche uccello è mammifero.
Graficamente si scrive:
uccello → depone uova
mammifero ← @ → depone uova
ma non ci sono cammini da seguire da uccello a mammifero o al
segno
@, anzi non c'è proprio nulla da seguire:
uccello → depone uova ← @ → mammifero
Il problema che voglio proporvi è il seguente: quali sono i sillogismi
corretti che non si riescono a calcolare usando il metodo grafico
schematizzato sopra?
