Michele Benzi

On January 8, 2013

Questo mese risponde al nostro Test di Proust Michele Benzi, titolare della Samuel Candler Dobbs Chair in Mathematics and Computer Science presso la Emory University di Atlanta. Dopo la laurea in matematica a Bologna e il dottorato negli Stati Uniti, ha occupato vari posti di ricercatore a Bologna, al CERFACS di Tolosa, e al Los Alamos National Laboratory, per poi trasferirsi ad Atlanta nel 2000. I suoi interessi scientifici riguardano principalmente l’analisi numerica, il calcolo scientifico e, in tempi più recenti, lo studio delle reti complesse.

a. Il test di Proust [math reloaded]

1. Il tratto principale del mio essere matematico: La curiosità .

2. La qualità che desidero in un matematico: L’apertura mentale.

3. La qualità che preferisco nella matematica: La precisione del linguaggio.

4. Quel che apprezzo di più nei miei colleghi matematici: La cultura e l’ampiezza di vedute.

5. Il mio principale difetto come matematico: La lentezza.

6. La mia lettura matematica preferita: Courant – Hilbert.

7. Il mio sogno come matematico: Quello di lasciare almeno un contributo duraturo, per quanto piccolo sia.

8. Qual è la principale debolezza della matematica: La tentazione di isolarsi dalla realtà e dalle altre scienze, cui non sempre sa resistere.

9. Il matematico che vorrei essere: Gauss.

10. Il paese dove vorrei vivere: Un’America senza la pena di morte e la mania delle armi.

11. L’esercizio matematico che preferisco: Gli sviluppi in serie.

12. Il teorema che amo: Tra i tanti, quello di Perron-Frobenius, per l’eleganza dell’enunciato ma anche per la varietà incredibile delle applicazioni.

13. L’applicazione della matematica che preferisco: Il modello matematico di von Neumann della meccanica quantistica. Ma anche le equazioni di Maxwell e quelle della fluidodinamica.

14. I matematici che mi hanno indirizzato: In Italia Sandro Graffi (mio professore di Meccanica Razionale e di Fisica Matematica a Bologna). Negli USA Carl Meyer e Gene Golub.

15. I matematici che mi hanno dissuaso: Dopo l’insegnante di matematica al liceo classico, nessuno.

16. Il nome della variabile che preferisco: Lambda.

17. Il tipo di calcolo che preferisco: Quelli fatti dai miei allievi.

18. Il tipo di calcolo che utilizzo di più: Quello matriciale.

19. Il tipo di calcolo che mi annoia maggiormente: Quello corretto ma che non getta luce sulla questione.

20. I nomi che preferisco (teorema, corollario, lemma…): Osservazione.

21. Quel che detesto più di tutto: La disonestà .

22. I matematici che disprezzo di più: Quelli arroganti.

23. L’impresa scientifica che ammiro di più: La rivoluzione scientifica del XVII secolo in Europa.

24. La riforma culturale che apprezzo di più: L’Illuminismo.

25. Il dono di natura che vorrei avere: Una memoria di ferro.

26. Da matematico, come vorrei essere ricordato: Con indulgenza.

27. Stato attuale dei miei studi: Tanti progetti, troppo poco tempo.

28. Gli errori che mi ispirano maggiore indulgenza: Quelli aritmetici.

29. Il mio motto: Si vive una volta sola.

 

b. Luoghi comuni, curiosità et alia

1. Perché la matematica dovrebbe descrivere l’universo? Perché è stata creata a tal scopo.

1b. Lei ha descritto l’universo? E cosa in particolare? No, al massimo ho contribuito a perfezionare alcuni metodi e risultati che possono essere utili per calcolare e spiegare alcuni (pochissimi) aspetti della realtà fisica.

2. Perché la ricerca matematica è uomo? Questa domanda è in ritardo sui tempi di qualche decennio.

2b. Dove sono finite le donne? Sono dappertutto!

3. La matematica applicata cresce alla stessa velocità dei software matematici? No, molto più rapidamente.

3b. Quale funzione potrebbe modellizzare la crescita del settore della matematica di cui si occupa? Forse una parabola.

4. Quanto conta lo studio nella risoluzione di grosse questioni matematiche? Moltissimo.

5. Quanto conta il formalismo? Parecchio. Senza un formalismo adeguato, si fa molta fatica.

6. Matematica e grammatica sono legate? Nel mio caso, sicuramente.

6b. Lei parla “matematica” correttamente? Direi di sì.

7. Quanto bisogna essere portati per riuscire in matematica? Un po’, ma senza passione, tenacia, e capacità di lavoro non basta.

7a. Per fare cosa bisogna avere meno di trenta anni? Suppongo che la domanda sia relativa alla sfera professionale... In tal caso, per non riuscire a dormire dall’eccitazione causata da un’idea o da un problema matematico.

7b. Lei è portato? E da quando? Non particolarmente, e comunque solo da un’età relativamente avanzata.

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