Ma chi se ne frega della matematica

On July 4, 2011

Ma come si fa a pensare alla matematica con questo caldo? E poi perché? Non sono forse finiti anche gli esami?

 

Lo so, siete tutti in vacanza o quasi, e della matematica non ve ne frega un bel nulla, sia essa pura o applicata o anche fosse a pallini. Avete svoltato anche gli esami di fine anno, di terza media o di maturità  e manca poco alla fine di quelli universitari (magari è successo tanti anni fa o anche quest'anno, ma stando dall'altra parte, nelle vesti di professori). Vi state sicuramente chiedendo, leggendo queste righe (e se non le state leggendo ovviamente il problema non si pone, ma controllate bene di stare leggendole per sbaglio), ma perché mai dovreste sudare a risolvere l'ennesima equazione, o a porvi un altro problema di logica, per quanto divertente possa essere. o anche soltanto a ragionare (perché, fateci caso, ragionare FA sudare).

E poi arriva Michel Gove, il Ministro all'Educazione britannico, un collaboratore stretto di Cameron, e in un discorso alla Royal Society dice che è la matematica che fa la storia. Non il denaro, o il sesso, o la Provvidenza (con la P maiuscola), e non è nemmeno "la gente che fa la storia", ma proprio lei, la tanto vituperata matematica. Dice Gove "the truth, as I suspect everyone in this room knows, is that history is driven, above all, by mathematics and the power it gives us to understand, predict and control the world" (la verità, come credo sappiano tutti in quest'aula, è che la storia è guidata, soprattutto, dalla matematica e dal potere che ci dà di capire, predire e controllare il mondo). Non so se il Ministro britannico abbia ragione (per saperlo  dovreste leggervi il suo testo, che trovate qui, che è mooolto più lungo di questo ed è in inglese, e io eviterò accuratamente di togliervi il piacere di farlo senza indebite anticipazioni (*)). Va bene, se siete un ingegnere, o un fisico, o un banchiere, o anche un musicista, forse ve ne sarete già accorti. Se siete un biologo o un medico, se non ve ne siete già accorti, ve ne accorgerete molto presto. Ma se state leggendo queste righe (sperando siate una frazione consistente di quelli che si stavano chiedendo qualcosa circa il sudare qualche riga prima) e non rientrate in nessuna delle categorie precedenti, vorrei dirvi una cosa.

La matematica sta veramente, e in modo insopportabile, dappertutto. Non è "il tutto", e nemmeno puo' fare "tutto". Ma in ogni cosa esiste e vale la pena di considerare il punto di vista che ci può dare. Che è quando vi sedete a pensare a qualche cosa e per farlo rendete più astratto il problema e lo vedete meglio.  Quando mettete in connessione due cose apparentemente lontane. Quando sentite di aver trovato una cosa che chiunque vi stesse ad ascoltare (ma spesso non lo troverete questo qualcuno) sarebbe d'accordo con voi. Quando trovate una forma o un ritmo, o sentite che c'è un disegno che unisce alcuni fatti. Quando fate considerazioni quantitative o quando semplicemente classificate. Quando date i nomi alle cose e cercate di capire cosa distingua veramente cose dai nomi diversi. Tutte queste cose non sono la Matematica, ma sono la base psicologica che la rende possibile. Dal momento in cui una persona ha cominciato a seguire e classificare i movimenti celesti, per poter navigare, cacciare, seminare, o anche solo per ritrovare una regola in una cosa misteriosa e un po' paurosa come il cielo notturno (che fateci caso, nonostante 10.000 anni di osservazioni, continua ad essere misterioso e un po' pauroso) e sentirsi così rassicurato, la matematica è entrata nelle nostre vite. Pensateci la prossima volta che andata a passeggio di notte.

                                                                                                     di Roberto Natalini

(*) ok, in grandissima sintesi. Se prima la matematica era importante, ora lo è ancora di più. Le sfide economiche e tecnologiche del futuro si giocheranno sull'istruzione matematica e i paesi asiatici se ne sono accorti da tempo.  Va bene, questa è la versione di un  tory, ma insomma,  magari la Gelmini  riuscisse, non dico a scrivere, ma a leggere un discorso di questo livello.

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