La matematica dentro

On November 16, 2009

Con l’aggiornamento di novembre vi proponiamo una piccola novità: la prima puntata della serie di video “Math inside”, la matematica all'interno, realizzata in collaborazione con Uniroma.tv... di Roberto Natalini.

 

"La verità è che noi incontriamo dei matematici dappertutto, ogni giorno, ma difficilmente ce ne accorgiamo... Semplicemente non ci viene in mente che il nostro amministratore bancario possa avere una laurea in matematica, o che quelli che hanno inventato o prodotto i lettori DVD o MP3 abbiano tra i loro impiegati un gran numero di matematici, o che la tecnologia che trasmette quelle stupefacenti immagini delle lune del pianeta Giove si basi così pesantemente sulla matematica. Spesso penso che la maniera migliore di cambiare il modo con cui la gente guarda alla matematica, sarebbe di incollare un'etichetta rossa su ogni cosa che usi la matematica. “Math Inside”, Matematica all'interno. Ci sarebbe un'etichetta su ogni computer, certamente... Ma dovremmo anche mettere un adesivo rosso matematico su ogni biglietto aereo, ogni telefono, ogni automobile, ogni aeroplano, ogni semaforo, ogni ortaggio …Internet  … il sistema GPS. Tutta la vostra vita galleggia come una barchetta su di un vasto oceano di matematica. Ma difficilmente qualcuno lo nota. E questo è una vergogna. La gente pensa che la matematica non serva a niente, che non c'entri niente, che sia solo un gioco intellettuale senza alcun significato. Questo è il motivo per cui mi piacerebbe vedere questi adesivi rossi. In realtà, la miglior ragione per non usarli è che coprirebbero  la maggior parte del pianeta.”

Ian Stewart, Com'è bella la matematica. Lettere a una giovane amica 2006, Bollati Boringhieri.

 

 

Con l’aggiornamento di novembre vi proponiamo una piccola (per noi non così tanto) novità: la prima puntata (il pilot?) di una serie di video dal titolo “Math inside”, la matematica all'interno, che realizziamo in collaborazione con Uniroma.tv .

 

Il tema è da sempre al centro della nostra esperienza di divulgazione, ossia quello di fare in modo che un po' tutti, noi in primo luogo, cominciamo a renderci conto che la matematica non è solo una scienza bella ma senza scopo, un divertissement per un'élite fortunata. Un lusso che forse non possiamo permetterci in questi momenti di crisi. Che la matematica è già qui, ora, e vive insieme a noi, in tanti, se non tutti, gli oggetti che ci circondano.

 

In alcuni casi è molto evidente, per esempio nella protezione crittografica delle transazioni via Internet. In altri casi oramai non la vediamo più (ma c'è), come nell'ecografo, nel codice a barre o nei CD musicali, nelle nostre automobili, nel decoder del televisore, nel televisore. Senza la matematica non potremmo vedere i video su Internet. Non avremmo Internet. Non avremmo i computer. Non stareste nemmeno leggendo questo testo.

 

Eppure, in una qualsiasi conversazione casuale con non matematici, la matematica emerge come simbolo  dell'astrazione (che c'è, ma viene fraintesa), della lontananza dalla vita reale, e a volte si parla della sua inutilità (insieme con la sua difficoltà di comprensione, che spesso causa i pregiudizi precedenti).

 

E allora proviamoci ancora, facciamo conoscere a tutti, e in primo luogo scopriamo anche noi, i tanti posti in cui la matematica si nasconde. Avremo parecchie sorprese e forse, per noi che la matematica la pratichiamo per mestiere, sarà più semplice farsi capire.

 

E proprio per tentare di farsi capire, apriamo in questo numero anche una nuova sezione dedicata alla riflessione collettiva: DI’ LA COSA GIUSTA. Una piccola piazza in cui i nostri lettori potranno confrontarsi, esprimendo la loro opinione, di volta in volta, su una diversa tematica. Questo mese, parliamo dell’eterno tema dell’insegnamento della matematica a scuola: Quanto possono effettivamente aiutare le applicazioni della matematica nell'insegnamento della materia?

 

La matematica va (ri)scoperta perché è dentro ognuno di noi, come ci ricorda il Menone platonico. E senza questa Math Inside, ci sentiremmo probabilmente tutti un po’ più incompleti.

 

di Roberto Natalini

 

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