John Nash: uno, nessuno, centomila

On August 18, 2011

Direttamente da “A Beautiful Mind”, John Nash, il bizzarro individuo che inventò un equilibrio che porta il suo nome in senso ironico.

di Stefano Pisani [Pubblicato per la prima volta il 20 Dicembre 2010].

John Forbes Nash (Bluefield, 13 giugno 1928) è un grande matematico ed economista statunitense. Ben prima, però, un architetto e un urbanista inglese del XVIII secolo, massimo rappresentante del genere pittoresco, fu anche lui un John Nash. E non solo. Anche suo padre si chiamava allo stesso modo. Tutto questo gettò un velo di confusione sui primi anni del piccolo Johnny, che non è mai riuscito, nel corso della sua vita, a ricordarsi precisamente quale dei vari Nash fosse in realtà.

Nash, che sarà al centro di un noto film (“A Beautiful Mind”) in cui si celebra la sua esaltante schizofrenia, già da piccolo rivela un carattere solitario e bizzarro. Alcune testimonianze di chi lo ha conosciuto da bambino, lo descrivono come un bambino. Altre, come un introverso che nutriva più interesse per i libri piuttosto che per il gioco con i coetanei. In realtà, John aveva già capito che date due strategie poste in essere da due concorrenti, nessuno dei due può migliorare la propria posizione adottando una strategia diversa (Equilibrio di Nash), e quindi il rimpiattino poteva anche andare in malora.

Nash, o chiunque credesse di essere, giunto al liceo usa la sua superiorità intellettuale rispetto ai compagni soprattutto per ottenere considerazione e rispetto, cose che gli tengono compagnia da solo, a casa, la sera del ballo dell’ultimo anno. Ottiene anche una prestigiosa borsa di studio, grazie ad un lavoro di chimica in cui vi era però lo zampino del padre, che voleva riscattare un suo esperimento liceale di anni prima in cui fece esplodere zampe di rana durante la ripetizione di un noto esperimento di Galvani, prima ancora di cominciarlo.

Visto il grande interesse del padre per la chimica, John fa tutto quello che può per andare bene in Matematica, compreso il fatto di non instaurare rapporti di amicizia né con donne né con uomini. Partecipa alla Putnam Mathematical Competition, un premio molto ambito, ma lo vince il suo compagno di classe e rivale Edward Lopez. Questa resterà per lui sempre una delusione cocente, che sarà solo in parte mitigata dal Nobel del 1994 (che comunque Nash tentò di barattare col Putnam, incontrando il rifiuto categorico di Lopez che nel frattempo era diventato un cocciutissimo elettrauto).

Nel 1949, mentre studia per il dottorato, sviluppa delle considerazioni che 45 anni più tardi gli valsero il premio Nobel. Così impara a tenere più ordinate le sue carte. Intanto cominciano a manifestarsi i primi segni della malattia. Conosce anche una donna, di 5 anni più anziana di lui, e per convincersi che non sia un’allucinazione la mette incinta. Alla nascita del figlio, i sintomi della sua malattia stranamente peggiorano, e Nash non vuole né aiutare economicamente la madre né riconoscere il figlio. Si impegna, invece, a conoscere un'altra donna, Alicia Lerde, che diventerà sua moglie. In questo periodo visita anche il Courant Institute, dove incontra Louis Nirenberg, che lo introduce ad alcune problematiche delle equazioni differenziali alle derivate parziali. In questo campo ottiene un risultato straordinario legato ad uno dei famosi problemi di Hilbert, uno di quelli che potrebbero valere la medaglia Fields, se non fosse che Ennio De Giorgi, di cui Nash ignorava i risultati, aveva già risolto lo stesso problema pochi mesi prima in maniera indipendente e usando più colori.

Comincia nel frattempo a occuparsi delle contraddizioni della meccanica quantistica cosa che probabilmente gli causò i suoi primi seri disturbi mentali. Nash passa circa trenta anni tra i successi scientifici ed accademici e la schizofrenia paranoide, essendo accolto in  istituti universitari prestigiosi e in ospedali psichiatrici altrettanto prestigiosi, cercando, inutilmente, di individuare una qualche differenza. Durante i suoi ricoveri, si lega particolarmente ai degenti con la sindrome di Asperger. Per la loro spiccata attenzione ai dettagli, egli li usa mettendoli a guardia dei propri appunti mentre è occupato a farsi attraversare il cervello da ripetute scariche di 450 volt per tre volte alla settimana (con interessanti risultati). La terapia gli consente comunque finalmente di isolarsi completamente (dopo l’elettroshock chiunque aveva paura di toccarlo). I deliri più ricorrenti riguardano le visioni di messaggi criptati (provenienti anche da extraterrestri), il credere di essere l'imperatore dell'Antartide, il piede sinistro di Dio, un pupazzo interamente fatto di sushi, l'essere a capo di un governo universale, il pensare di contare qualcosa in casa.

Dopo lunghi travagli, all'inizio degli anni Novanta, le crisi sembrano avere fine. Anche se la moglie chiama un’ambulanza quando Nash le comunica di aver vinto il Nobel per l’Economia. A proposito delle sue frequenti allucinazioni, Nash disse «Quando non riesci più a capire se chi hai di fronte è vero oppure no è un guaio. Come fai, per esempio, a fidarti dei suoi soldi?».

Alla consegna del Nobel, nel 1994, è passato alla storia il momento in cui Nash, nel suo discorso, ringrazia i reali di Svezia e il pubblico presente «sempre che siate davvero tutti qui».

Oltre a finire nell’Albo d’oro degli “Schizofrenici Più Famosi del Mondo”, Nash vinse infatti un premio Nobel per l'Economia per aver introdotto la nozione di equilibrio oggi universalmente usata nella Teoria dei giochi: di un comportamento, cioè, che non può essere migliorato con azioni unilaterali, nel senso che lo si sarebbe tenuto anche avendo saputo in anticipo il comportamento dell'avversario (a questo punto dovrei fare una battuta, ma una volta tanto voglio che ve la caviate da soli). Dell’incontro con un altro genio, Albert Einstein, John Nash ricorda: «Quando sono andato da lui, un suo assistente, John Kemeny, gli stette sempre vicino e in silenzio, come una guardia del corpo. Probabilmente Einstein incontrava un sacco di matti, e aveva bisogno di un minimo di protezione. Ma nessuno può fermare l’imperatore dell’Antartide».

Durante la sua malattia, Nash sentiva anche delle voci. Ben lungi dal farlo ritenere un veggente cristiano, le sue voci reagivano criticamente ai suoi pensieri e talvolta gli facevano la supercazzola.«Sono continuate per vari anni. Alla fine ho deciso di ignorarle. Ho capito che erano solo una parte della mia mente: un prodotto del subconscio, o un percorso alternativo della coscienza. Ehi, come si permette di parlare così di mia madre?».

UPDATE: John Nash ci ha lasciati improvvisamente il 24 maggio del 2015. Il taxi su cui viaggiava con la moglie Alicia, di 82 anni, ha avuto un incidente e i due sono morti sul colpo. Era in New Jersey, appena rientrato dalla Norvegia, dove gli avevano assegnato il Premio Abel.  Aveva 86 anni ed è stato uno dei matematici più creativi della storia.

One Comment

  1. LDL

    19/08/2013 at 17:02

    Con tutto il rispetto per il suo Lavoro, vorrei non far passare ancora una volta il messaggio sbagliato con questo post. La matematica è costantemente associata a personaggi schizzofrenici e con strane forme di disagio mentale, J.F.Nash è uno degli esempi peggiori che rappresentino il ruolo del matematico in questo senso. Tra i matematici più importanti, probabilmente, quelli con tali problemi si potrebbero davvero contare sulle dita di una mano.

    Sarei addirittura pronto a scommettere che il tasso di disagiati mentali all'interno della comunità matematica è inferiore alla media nel mondo.
    Invito quindi i lettori a distinguere sempre molto bene l'attitudine all'astrattismo, la conseguente deformazione caratteriale del matematico, dalla pazzia come stato di disagio a sè. Si tenga conto che così come può essere difficile per un taglialegna essere galante e ordinato, così può essere difficile per un matematico avere senso pratico e materiale. Entrambi possono raggiungere la faccia nascosta della propria essenza, ma entrambi con difficoltà non facilmente sormontabili.

    Mi sento infine di consigliare a tutti coloro che vogliano intraprendere la via del/la matematico/a di tenere questo a mente loro stessi, e di non farsi coinvolgere esageratamente nell'astrattismo, mantenere sempre il contatto con la realtà in parallelo al proprio lavoro; così come si chiederebbe ad ogni taglialegna di non far sopraffare la propria personalità dalle attività e dalle fatiche derivanti dal proprio lavoro.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

this site uses the awesome footnotes Plugin